Il 40 per cento dei trentamila cassintegrati sardi risiedono nella provincia di Nuoro. Un dato preoccupante che si ripresenta senza inversioni di tendenza anche nell'anno appena iniziato. Poco importa se una delle vertenze più spinose, cioè Equipolymers, sia in via di risoluzione, con tutto il pacchetto azionario e gli impianti di Ottana che entro gennaio passerà alla cordata tra la thailandese Indorama e il gruppo Clivati.
CONFINDUSTRIA
«È evidente - dice il presidente di Confindustria Salvatore Nieddu - che alle imprese nuove, a quelle vecchie e a quelle che vogliono insediarsi, manca il sostegno legato all'energia a basso costo, servizi a costi competitivi, trasporti decenti, una infrastrutturazione adeguata e soprattutto il sostegno delle banche, che continuano ad ignorare le imprese che vogliono crescere. Credo che il 2010 sarà un anno difficile come lo è stato il 2009, ecco perché occorre mettere in campo ogni sforzo e continuare insieme un percorso di cambiamento, per dare al territorio nuove opportunità di sviluppo».
Poi prosegue: «Per quanto ci riguarda, abbiamo pronto un'iniziativa interessante, con imprese pronte ad investire, inserito nel progetto Fenice, con 40 aziende che devono però ricevere il sostegno della Regione e dello Stato. Progetti che potranno essere avviati anche subito».
SINDACATI
Preoccupazione per le prospettive del 2010 viene espressa anche dal sindacato. «Con Equipolymers si sta risolvendo soltanto una piccola parte dei problemi in campo - dice Franco Mussoni della Cgil -. Per ora si è evitato il tracollo, ma la strada da percorrere è ancora costellata d'insidie. Si deve mettere in moto tutto un sistema incancrenito dalla crisi, che ha colpito pesantemente la Sardegna centrale. Restano sul tappeto problemi non risolti, in particolare quello tessile, con la questione Legler, ma anche il cosiddetto Contratto d'Area e le difficoltà di tante piccole realtà che hanno subito i contraccolpi di una crisi senza precedenti. È l'intero territorio ad attendere risposte, dalla Regione in primo luogo, ma anche da Roma, che continua a privilegiare le aree forti dell'Isola, dimenticando e lasciando le briciole alla Sardegna centrale. Occorre rendere appetibile il territorio, con una infrastrutturazione coerente al sistema del mondo imprenditoriale».
NIENTE ILLUSIONI
Drammatico anche il quadro tracciato da Ignazio Ganga della Cisl. «Nel 2009 non abbiamo fatto altro che firmare accordi per la cassa integrazione e rinnovare quelle già in deroga - dice -. Credo che il dato che colloca il 40 per cento dei cassintegrati sardi nel Nuorese debba far riflettere le istituzioni dello Stato, la Regione e chi è nella stanza dei bottoni. Il rischio è che anche il 2010 possa trascorrere senza che nulla accada. Una situazione difficile, per la quale non bastano i soliti impegni per risolverli». Dal canto suo, Giuseppe Manconi della Uil, rilancia la proposta di un patto sociale. «La macchina è stata avviata - dice il sindacalista - con un fronte unitario coeso, ma tutto entro breve tempo deve trasformarsi in risultati concreti. Se questo non avvenisse, veramente sarebbe la fine di tutto».
LA PROVINCIA
In trincea anche dalla Provincia, col presidente Roberto Deriu, che continua a lanciare appelli a Roma. «C'è una situazione che continua a destare forte preoccupazione - scrive Deriu -, non solo tra i lavoratori delle imprese interessate dalla crisi, ma in tutta la popolazione della provincia. Per questo diciamo per l'ennesima volta che, per poter riavviare un processo di reindustrializzazione nella Sardegna centrale, riteniamo indispensabile prima di tutto dare attuazione agli impegni già presi e rispettare gli accordi».
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