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«Squilibrio tra entrate e uscite» PDF Stampa E-mail
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Scritto da Da L'Unione Sarda   
Venerdì 12 Marzo 2010 09:46
L'ex governatore Soru si vantava di avere ridotto l'indebitamento della Regione: alla fine del 2008 la cifra invece era di oltre due miliardi e mezzo di euro, rispetto a poco più di un miliardo nel 2002. Dal canto suo il disavanzo (cioè la differenza tra totale uscite e totale entrate annuali) per il 2009 è di 2 miliardi e 18 mila euro. Tra indebitamento e disavanzo il risultato finale è che il bilancio regionale mostra notevoli crepe. Di disavanzo (ma non di indebitamento) della Regione, cioè 2 miliardi e 18 mila euro, ha parlato ieri il presidente della sezione di controllo della Corte dei conti della Sardegna Mario Scano, davanti alla Commissione bilancio del Consiglio regionale. Questo disavanzo, ha detto Scano, va considerato «frutto di attività programmate e non realizzate, più che un vero e proprio indebitamento». «In Sardegna», ha detto Scano, «ci sono situazioni di criticità indotte dalla cadenza non equilibrata dell'andamento di entrate e uscite». «Il rendiconto regionale del 2008 - secondo Scano - ha un carico di residui passivi di 7 miliardi 383 milioni di euro, a fronte di 5 miliardi e 362 milioni di residui attivi. Vengono ritenuti disavanzi le posizioni debitorie, ma spesso, nella contabilità regionale, viene considerato disavanzo l'impegno di risorse per iniziative non realizzate». L'ESEMPIO «Se la Regione impegna un milione per la costruzione di un palazzo comunale in un Comune, e poi il Comune stesso non procede alla realizzazione, l'impegno diventa residuo passivo». In attivo, nel bilancio, resta un milione che, in rendiconto, viene considerato nei residui passivi. «Situazioni come questa», ha aggiunto Scano, «vanno moltiplicate per quanti sono i Comuni sardi, con la conseguenza che i debiti sono presunti, quindi «parliamo di disavanzo virtuale, che esprime opere non realizzate e non debiti». LE ENTRATE Il regime del trasferimento delle entrate, in base allo Statuto sardo, «non ha bisogno di ulteriori norme di attuazione», secondo quanto affermato dal presidente Scano. Per Scano «il nostro Statuto andrebbe attuato pienamente e reso attuale, più che riformato», ha spiegato il presidente della Corte, «e fare norme di attuazione si è rivelato spesso uno strumento a vantaggio dello Stato, che le utilizza per limitare le Regioni a statuto speciale, per limitarne le prerogative e togliere con la destra quanto ha trasferito con la sinistra». Premettendo che il suo è «un parere assolutamente personale e quasi politico», Scano ha suggerito di «modificare lo Statuto, ma senza la necessità di riforma».
Questo è un commento di "Federalismo fiscale? Regione in ritardo "
 
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