Se c´è qualcosa che assomiglia al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci eccolo qui: è l´istruzione. Almeno stando a uno studio della Banca d´Italia, da cui si evince che sia lo Stato che le famiglie hanno tutto da guadagnare, e niente da perdere, a investire nella scuola.
Questo investimento, infatti, dà risultati decisamente sorprendenti. Allo Stato garantisce "ritorni" complessivi pari al 7% circa dell´investimento iniziale, ma arriva anche all´8% nel Sud. E non è tutto. C´è anche un vantaggio "fiscale" per le casse pubbliche compreso tra il 3,9 e il 4,8%.
Questo sembra dipendere dal fatto che, aumentando il livello d´istruzione della popolazione, cresce anche la posizione lavorativa di chi trova poi un impiego (con conseguente aumento della retribuzione e quindi dell´aliquota fiscale), mentre al contempo scendono i costi legati all´assistenza sociale dei disoccupati (sempre nel presupposto che mantiene più facilmente il posto chi è più istruito).
La conclusione dello studio è che l´investimento dello Stato nello studio conviene: «Nel lungo periodo la maggior spesa pubblica sarebbe più che compensata, specie nelle regioni meridionali, dall´aumento delle entrate fiscali, e dai minori costi derivanti dall´aumento del tasso di occupazione».
Anche per le famiglie lo studio mette fine a qualsiasi discussione sul fatto che sia meglio, a un certo punto, mandare i figli a lavorare o farli continuare a studiare. Conviene decisamente andare avanti: diplomi, lauree, master non sono soltanto pezzi di carta. «L´istruzione è un investimento molto redditizio dal punto di vista individuale», si legge infatti nel paper di Bankitalia. Il rendimento medio privato di un anno di istruzione è infatti dell´8,9%, e varia tra l´8,4% e il 9,1% delle diverse macro-regioni: studiare rende di più, in termini di ritorno economico, al Sud (9%-9,1%) e per le donne (9,4%). Un rendimento stellare se paragonato ad altre forme di investimento: nel periodo 1950-2000, ricorda lo studio, il rendimento medio reale lordo di un investimento azionario era del 5,2%, quello in titoli non azionari (dai Bot ai bond societari) dell´1,9% e quello del portafoglio di un investitore tipo del 3,6%.
Meglio sgobbare sui libri di testo, dunque. In particolare, secondo gli esperti di Palazzo Koch, investire in educazione (il capitale iniziale è dato dalle tasse, dai libri di testo, dai mancati guadagni) "frutta" il 9,7% per quanto riguarda gli studi superiori (diplomi), con picchi del 10,2% nel Mezzogiorno e il 10,3% per gli studi universitari (12,3% al Sud, contro l´8,3% al Nord Ovest).
Alla luce di questi dati, il ministro dell´Istruzione, Maria Stella Gelmini, dice che «il modo migliore per rispondere alla crisi è prendere atto che siamo ormai nella società della conoscenza».
Altri commenti dal mondo della finanza e della cultura. Per Francesco Micheli, finanziere e mecenate, «la ricerca di Banca d´Italia è un avvertimento ad allocare meglio le risorse: quelle investite in cultura e formazione danno ritorni inaspettati». «Sono davvero contenta - ha detto la scrittrice Dacia Maraini - che una conferma di ciò che io vado dicendo da anni, con tanto di dati, venga da una fonte istituzionale».
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