Seguo spesso la trasmissione televisiva Ballarò, condotta dal giornalista Floris. Anche questo martedì, e con rammarico ho visto che l’attuale Ministro all'Istruzione sembra lontana dal contesto scolastico. Sarà un mio limite, ma credo di non sbagliare. Io penso che il punto non stia nel fatto che i finanziamenti della Scuola venissero usati, alla vigilia dell'insediamento di questo Governo, per il 98% per pagare stipendi, come affermato dal ministro Gelmini, ma che negli anni progressivamente lo Stato abbia ridotto i finanziamenti nell'istruzione e, per forza di cose, alla fine siano rimasti in piedi solo le voci degli stipendi (togli anche quelle e chiudi le scuole!).
Certamente le colpe devono essere distribuite nel tempo, tanto che l'Italia per il finanziamento di questo settore, fondamentale per lo Stato e per la vita dei cittadini, è ben sotto la media, per PIL, dei paesi OCSE. E si consideri che circa un sesto del personale docente ogni anno è rappresentato da personale precario, precario per risparmiare sui costi della stabilizzazione, assunto a settembre e licenziato a giugno o agosto, … e per anni.
Voglio aggiungere anche che quei sistemi di ammortizzazione sociale annunciati dal Ministro, con tanta enfasi, ancora non esistono, dato che molti
docenti non hanno neanche ricevuto il pagamento del tfr dello scorso anno, il pagamento delle ferie non godute e, lavorando quest'anno per poche ore, hanno perso la disoccupazione di 800 euro per lavorare per poche centinaia di euro, e magari a parecchie decine di chilometri da casa e pagati non sempre puntualmente anche per quelle poche centinaia di euro (non si immagini tanto, 300, 400, 500 euro). Immaginatevi il Natale di molti docenti precari, che ancora, anche per passione e senso del dovere, continuano a lavorare per le supplenze preparandosi tutti i giorni e acquistando continuamente e personalmente libri e materiali didattici. La convenzione con l'INPS, poi, per il momento non è ancora funzionante, e parlo di quella convenzione che avrebbe dovuto assicurare un reddito minimo per i precari che avessero lavorato per poche centinaia di euro, con una formula di completamento tra stipendio a tempo determinato e disoccupazione (legge Salva-precari). Rimango allibito, inoltre, davanti all'affermazione del Ministro all'Istruzione di voler migliorare la
Scuola con una nuova formazione dei docenti, dato che i docenti preparati e qualificati esistono e da anni lavorano come precari in mezzo a mille difficoltà. La scuola media, inoltre, con la cancellazione delle ore a disposizione, ogni qualvolta si assenti per un giorno un docente, vede spesso la divisione degli alunni di una classe in altre differenti, sovraffollandole.
Contemporaneamente, sempre alle scuole medie, secondarie di primo grado, si è negata la possibilità di lezioni individualizzate per quegli alunni con problematiche particolari che, generalmente, venivano seguiti proprio dai docenti che avevano ore a disposizione. Insomma, ritornando a Ballarò, in pochi minuti, purtroppo perché la puntata ha visto una variazione per la discussione dell'aggressione al Capo del Governo (la scaletta prevedeva la tematica principale sulla Scuola), comunque in pochi minuti si è negato il fatto che la "riforma" Gelmini sia data essenzialmente da un enorme taglio a carico del personale scolastico precario. Triste sentir dire da parte del Ministro che i lavoratori a tempo determinato non devono pretendere nulla in merito alla stabilizzazione.
Triste e scorretto, moralmente e politicamente.
Tra l'altro, se si dovesse ragionare così come afferma il Ministro, non dovrebbero pretendere niente quelle centinaia di migliaia di lavoratori a tempo
determinato che lavorano in vari settori del pubblico, nazionale, regionale e locale, e che avendo superato "solo" una selezione o un concorso richiedono giustamente l'inserimento lavorativo indeterminato. E scrivo "solo" non per sminuirne l'importanza, ma perché gli specializzati docenti precari hanno superato un corso-concorso con selezione e esame di Stato ben articolato. Ormai uno scippo.
I paragoni del ministro Gelmini, poi, come chiedere se si pensa che aumentando gli investimenti nell'Istruzione questa possa migliorare, lasciano il tempo che trovano, perché sarebbe come dire che un auto non va solo con la benzina, ma non va solo con l'autista o solo con le ruote. Semplicemente un sistema per funzionare deve avere a disposizione tutte le risorse che lo completano organicamente, risorse umane, finanziarie, organizzative e strutturali. E intanto molti docenti precari, supplenti, come scritto, stanno lavorando in previsione di uno stipendio il cui pagamento viene posticipato nel tempo, perché in molte scuole mancano le risorse finanziarie per pagare supplenti, materiali e sussidi didattici, e le manutenzioni spesso sono carenti, troppo.
In ragione di tutto ciò il Governo, proprio vedendo la riduzione progressiva dei finanziamenti per l'Istruzione, avrebbe dovuto aumentare le risorse per la Scuola, non diminuirle facendo breccia nei problemi esistenti e creando una voragine.
Questo di seguito è quello che penso, con alcuni dati certificati e certificabili.
Se esiste un aspetto che ci caratterizza come persone è la socializzazione, la capacità di molti di fermarsi per strada quando s’incontra un conoscente o un amico e scambiare quattro parole, anche per parlare del più o del meno.
Ovviamente queste riflessioni a voce alta spesso difettano della correttezza scientifica, ma molte volte sono più pregnanti e più aderenti alla realtà di quanto possa essere la visione data dai media, dai politici o dagli studiosi di statistica in merito alla vita dei cittadini. Molte volte, però, le persone non interessate direttamente da una particolare realtà del Paese, non coinvolte da certe problematiche, parlano di determinati argomenti in base alle informazioni che hanno acquisito dall’ambiente, e alla fine, dal confronto fra le opinioni dei più, fra quelli direttamente coinvolti da certe dinamiche sociali e quelli estranei o solo spettatori, fra i politici e fra i mezzi dell’informazione, sembra di assistere all’esistenza di più Italie.
Un argomento discusso, ma forse non adeguatamente in proporzione all’ importanza, almeno dallo scorso anno, è il funzionamento del nostro sistema scolastico e il suo cambiamento. Infatti, che la scuola italiana soffra più problemi è noto, ma la soluzione intrapresa per il suo miglioramento è certamente criticabile. Il tutto, come molti ben sanno, si è risolto in una drastica riduzione di personale, con un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici (1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010), per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno in Italia per il corrente anno scolastico, che ammontano a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil.
Proprio uno dei capitoli di spesa che maggiormente risentirà dei tagli della “riforma” è quello riguardante i docenti precari, che nello scorso anno
scolastico erano 130.835, cioè il 15,66% dei docenti della scuola italiana.
Negli anni, nonostante le esigenze di personale, il precariato scolastico è aumentato, poiché si è scelto di usufruire del lavoro di questi docenti risparmiando sulla stabilizzazione, tanto che dei 130.835 precari in servizio nel 2008/2009 ne sono stati licenziati 110.553 alla fine delle attività didattiche. Perciò sembra che ora si voglia diminuire il precariato non stabilizzando e allontanando sempre più dal ruolo i docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento provinciali, le stesse da cui si attinge per l’assunzione a tempo indeterminato e determinato.
E allora non si può che rimanere allibiti davanti ai commenti di cittadini che, estranei al mondo scolastico, ma tempestati dalle informazioni non sempre corrette, credono che si stia operando nel miglior modo possibile per il progresso della Scuola, addirittura pensando che si voglia perfezionare tutta la categoria dei docenti con l’istituzione di “innovativi” corsi di formazione per futuri insegnanti neo-laureati, come riferito dal Ministro all’Istruzione questo settembre, mentre si vogliono tagliare 133.000 precari (più di 80.000 insegnanti) che già hanno superato concorsi o scuole di specializzazione Siss, e negli “addetti ai lavori” sorgono spontaneamente dei dubbi riguardanti questo “nuovo” percorso formativo.
Infatti la scuola di specializzazione Siss viene chiusa e si passa al tre anni più due della laurea specialistica più un anno di specializzazione con
tirocinio, che corrispondono a sei anni di studio e pratica, come nel vecchio sistema della laurea quadriennale con gli ulteriori due anni di studio e pratica della scuola Siss. È bene ricordare che le scuole Siss, dopo un esame di ammissione iniziale, si esplicavano in due anni di studio, superamento di esami di psicologia, pedagogia, legislazione scolastica, laboratori, studio dei sistemi di valutazione scolastica, didattica delle materie d’insegnamento, 300 ore di tirocinio, la realizzazione di una tesi e un’ultima interrogazione con una commissione di docenti universitari e delle scuole pubbliche. E per il nuovo percorso di formazione docenti nulla dovrebbe cambiare (forse le ore di tirocinio, 450, da quanto annunciato, ma ristrette in un unico anno, a discapito degli studi di didattica, contro le 300 della Siss). Semplicemente, il sistema universitario è stato allungato di un anno e perciò si vuole adeguare il sistema di formazione degli insegnanti riducendolo di uno. Ma allora come si può parlare di formazione di nuovi docenti se vogliono tagliare quelli che fanno parte delle graduatorie ad esaurimento, molti dei quali hanno frequentato le Siss? E poi, come si può pensare che questa nuova selezione programmata possa essere più meritoria e finalizzata all’inserimento in ruolo
se già le Siss erano numero chiuso, e previo il superamento di un esame di ammissione, per assumere nel rispetto della turnazione? I nuovi corsi di formazione potrebbero o potranno apportare delle migliorie, ma non si può pensare di non assumere chi fa parte delle graduatorie ad esaurimento e che già ha affrontato un percorso lungo di formazione professionale: laurea; concorsi e/o specializzazione con selezione; ulteriori corsi di perfezionamento; anni di lavoro precario, anche coprendo 200 chilometri al giorno, e continua formazione in itinere.
Certamente se si vuole migliorare il livello qualitativo dell’apprendimento sarebbe opportuno diminuire il numero massimo degli alunni per classe. Così, mentre tutti i Paesi OCSE vengono richiamati a investire maggiormente nell’ Istruzione, mentre lo studio recente del settembre 2009 della Banca d’Italia, “I rendimenti dell'istruzione", evidenzia i vantaggi economici dati da un maggior finanziamento del sistema scolastico, in Italia si prosegue con i tagli e si diramano informazioni che non sempre rappresentano la realtà, ponendo i cittadini davanti al binomio concettuale della positività o negatività di questa “riforma” scolastica. Inevitabilmente, nella realtà dei fatti, quella nota a molti che nella scuola ci lavorano, vi è solo una risposta, quella negativa.
Nell’ultimo romanzo, Stirpe, lo scrittore sardo Marcello Fois scrive storie verosimili, o forse vere. Fois scrive di uomini, delle guerre mondiali, scrive sull’amore e sul dolore, e scrive di famiglie, dell’ingiustizia e del destino, e fa bellissime similitudini e metafore, riguardanti il mestiere del fabbro, la lavorazione dei metalli e la forgiatura, dei metalli e delle persone insieme, e cita la storia di Giobbe. E allora, rubando la licenza di questo scrittore, oggi i precari della scuola stanno subendo questa “forgiatura”, e speriamo che la tecnica utilizzata o il battere del martello non siano scorretti o troppo insistenti, altrimenti il metallo si fila, e poi è facile che s’infranga e alla fine si spezzi.
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