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La Sardegna finalmente in Europa? PDF Stampa E-mail
Forum - Europa e politica estera
Scritto da Filippo Petrucci - Presidente Tramas de Amistade   
Mercoledì 25 Febbraio 2009 20:10
La prossima settimana prossima il Consiglio dei Ministri dovrà decidere davvero sulla possibilità per la Sardegna nelle elezioni del 6 e 7 giugno 2009 di ottenere due dei settantadue deputati del Parlamento europeo spettanti all’Italia. Si tratta di molto più di un test sul peso e dell’influenza della neo-eletta Giunta regionale a Roma. Ricordiamoci che a, tutt’oggi, la possibilità di esprimere una rappresentanza a Strasburgo è preclusa dal fatto che la Sardegna fa parte della ‘circoscrizione unica delle Isole’, dove la forza elettorale è a favore dei siciliani in un rapporto di 4 a 1.

Il Governo, e il Premier in prima persona, stanno attualmente valutando la possibilità di scorporare la circoscrizione delle Isole e di assegnare due seggi alla Sardegna, in modo tale che possa legittimamente disporre di quei seggi che gli spettano secondo i quozienti elettorali che esprime. In base a questo accordo, verosimilmente, i maggiori partiti dei rispettivi schieramenti di destra e di sinistra che riporteranno i migliori risultati alle elezioni della prossima primavera, vedrebbero assicurata l’elezione a Strasburgo di due dei loro candidati.

La conquista che otterrebbe la Sardegna, ormai assente dal Parlamento europeo da vent’anni si sarebbe potuta tramutare in una vittoria di Pirro se fossero state cancellate le preferenze. Insomma, ci saremmo trovati nella stessa condizione delle passate elezioni politiche, quando ci siamo dovuti recare alle urne per eleggere candidati scelti a Roma magari non sardi, la cui designazione blindata era frutto di equilibri correntizi delle segreterie lontane dalla Sardegna. Se lo scorporo avvenisse (ma come può il Premier mettere così in cattiva luce il nuovo Presidente della Regione?) non dobbiamo dimenticare che la preponderanza dei partiti maggiori nella società sarda potrebbe portare a ricercare ri-equilibri portando all’elezione europea di autorevoli ‘delusi’ nelle elezioni amministrative. Nella contingenza attuale questo rischio non può essere corso. I candidati che rappresenteranno la Sardegna nei prossimi cinque anni devono essere forte espressione del nostro territorio e della nostra comunità, e fungere da ponte, da ambasciatori dei sardi in Europa. Compatibilmente con questo mandato di rappresentanti delle istanze sarde, i nostri europarlamentari potranno poi conciliare la loro azione con quegli orientamenti generali concordati in seno ai gruppi politici europei.

Per questo bisogna invece che il sistema elettorale per le europee debba garantire la qualità complessiva degli eletti. Prendiamo ad esempio come i valdostani o i sud-tirolesi si sono assicurati che gli interessi specifici delle loro comunità venissero adeguatamente rappresentati in Europa: la legge elettorale in vigore che tutela queste due minoranze, ma non la minoranza linguistica sarda, permette ai candidati che si auto-presentano come espressione delle comunità valdostana e sud-tirolese di partecipare alle elezioni europee, in alleanza con una forza politica presente su tutto il territorio delle Stato. Inoltre, in base alla legge per le elezioni europee licenziata dal Senato la settimana scorsa, la soglia del 4% non si applica a queste forze politiche. Ebbene, alla conta dei voti, chi nella circoscrizione unica statale riesce a ottenere un numero di quozienti sufficiente per piazzare i suoi eletti, si impegna ad assegnare un seggio alle forze politiche espressione della minoranza linguistica ad essa collegata. Questo sistema, se applicato in Sardegna, permetterebbe di affiancare ai due eletti espressione dei principali partiti un ulteriore rappresentante di una forza politica ‘locale’; in questa maniera, oltre a responsabilizzare i nostri rappresentanti politici in Europa, si aprirebbe la possibilità a tutte le forze politiche presenti sul territorio sardo di partecipare alle elezioni europee, e ciò comporterebbe un’enorme crescita del sistema politico sardo nel suo insieme.


 

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