E' tornato, di prepotenza, sulle cronache di queste settimane, quel pozzo, oscuro, melmoso e senza fondo del contratto d'area di Ottana. Non per scossoni provocati dalle istituzioni, dalla "politica", come si dice, ma dalle indagini giudiziarie che ormai colmano lacune e, sembrano, uniche a dare qualche certezza.
Scontato il : "la giustizia faccia il suo corso!!". Lo diceva già un tizio che si chiamava Ponzio Pilato e a me non va ! Occorre invece scavare, risalire a responsabilità istituzionali, politiche, sindacali, bancarie e tecniche; con tanti protagonisti, più o meno oscuri e agenti nell'ombra, come nella migliore tradizione del noir a finale incerto.
Soldi, tanti, bruciati, professionisti dalla valigetta facile, sindacalisti sempre dietro i grandi numeri, mai verificati, con carriere luminose quanto improvvide davanti, promesse elettorali a gogò, ladri matricolati, esperti nel trafugare le risorse dello Stato. E.... i due principali protagonisti ? le istituzioni proponenti, obbligate al controllo e i cittadini di una delle aree più disastrate d'Europa ?
Beh, le prime, le istituzioni, parlo di quelle locali, non scarico fuori il barile, con a capo magari le stesse teste pensanti e gli stessi vizietti, oggi paiono piangere ipocritamente, sul latte versato; i secondi continuano a vivere stagioni di progressivo degrado economico e sociale, con orizzonti di globale incertezza aggravati dalla crisi del presente.
Chiarezza pretendiamo e chiarezza va fatta su quegli ignobili fine anni novanta, sui quali c'è la corsa a stendere un candido velo pietoso, ma che hanno definitivamente affossato anche l'idea di una possibile trama, moderna ed europea, di un nuovo tessuto industriale nel centro Sardegna.
Troppi ancora gironzolano, dentro e attorno ai palazzi, con la speranza nascosta dell'oblìo civico. Non può finire così..