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Una cooperante al servizio dei popoli emarginati

La Nuova Sardegna le ha dedicato una pagina intera con un'intervista di Luciano Piras dal titolo impegnativo: "Le missioni di pace hanno poco a che fare con la solidarietà". Non è un fatto usuale per un personaggio sconosciuto alla maggior parte dei sardi, ma assai noto nel mondo della solidarietà internazionale e della cooperazione allo sviluppo. Parliamo di Maria Giovanna Lai, nata a Borore, laureata in Scienze politiche a Sassari, cooperante e coordinatrice di progetti umanitari per lo sviluppo dei popoli emarginati del Continente africano.

Appartiene anche Lei al mondo di Rosella Urru, cooperante di Samugheo rapita nel Saharawi in Algeria 5 mesi fa e ancora in mano ad un gruppo di ribelli africani, diventata un simbolo di quel volontariato internazionale che mette la sua vita al servizio e in difesa dei diritti umani fondamentali. Tutti gli italiani e i sardi in particolare sono in ansiosa e preoccupata attesa della sua liberazione.

Maria Giovanna Lai, residente da molti anni a Barcellona, dopo aver vissuto e lavorato in Marocco per il recupero di un piccolo villaggio berbero nella regione di Marrakech, è oggi responsabile di un progetto sanitario in Ciad coordinato dal Dipartimento di Chirurgia dell'Università di Sassari. "Poliglotta e giramondo" viene definita dall'autore dell'intervista, due parole per descrivere la breve storia e l'intensa esperienza di Maria Giovanna.

Questa premessa per sottolineare il fatto che ci troviamo di fronte ad una persona particolare, che ha fatto una scelta di vita a sostegno dei più deboli, dei popoli sottosviluppati, delle società in cui manca l'essenziale, il cibo, l'acqua, la libertà, la democrazia. Ha scelto una professione, se così si può definire, difficile ma carica di grandi valori sociali e umanitari.

Dice Maria Giovanna nell'intervista "Fin da piccola ho desiderato fare questo mestiere e credo che quello dei cooperanti sia uno dei più belli nonostante i pericoli e le frustazioni. Ma il contatto costante con i beneficiari dei progetti genera forza, entusiasmo e allontana le paure...Vedo donne che finalmente possono partorire in sicurezza grazie a un'ambulanza che collega i villaggi ai centri sanitari, vedo bambini che frequentano una scuola dotata dei servizi minimi indispensabili, come acqua e luce, vedo persone che dispongono di strutture sanitarie idonee, vedo personale sanitario locale che viene formato per rispondere ai bisogni della collettività. Ecco, la cooperazione allo sviluppo serve a rendere più dignitosa la vita di milioni di persone nel mondo intero."

Nell'intervista traspare con molta chiarezza il pensiero forte della "nostra cooperante". Un pensiero che contesta la politica del mondo occidentale che attraverso gli interventi cosidetti umanitari mette in atto un nuovo tipo di colonialismo, più pericoloso del precedente,che continua a depredare i paesi già impoveriti, che niente ha a che fare con lo sviluppo e la solidarietà. C'è poi un giudizio fortemente critico nei confronti di un tipo di sviluppo che insegue uno sfrenato consumismo e porta a chiedersi "siamo convinti di poter continuare a crescere e crescere all'infinito, senza renderci conto che le risorse della terra sono limitate? E' ora di capire che dobbiamo porre un freno a questa crescita e a questo consumismo."

Ecco, questo è il mondo in cui opera, con tanto entusiasmo e con convinta adesione, Maria Giovanna Lai. Il suo pensiero e la sua opera vogliono essere anche un messaggio forte ai giovani, di tutte le latitudini, perché si impegnino per una umanità più giusta, più libera e più garantista dei diritti essenziali, nella propria terra e nelle terre lontane e più povere.

P.S. In Sardegna Maria Giovanna Lai, assieme ad altri giovani sardi, ha fondato l'Associazione "Sandalia Onlus" che opera sia nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo che nella realizzazione di progetti di sviluppo locale. Solo per citare gli interventi più importanti. Le iniziative umanitarie dell'Associazione Sandalia svoltesi in questi anni in Sardegna ha coinvolto altre centinaia di giovani e intere comunità (Borore, Orani). Un grande esempio di solidarietà umana, comunitaria e internazionale.

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