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Il successo della Mostra dei Pani di Pasqua a Borore, tra partecipazione e sviluppo sostenibile

I quotidiani locali hanno titolato: Grandissimo e dirompente successo della Mostra "Coccoi - i Pani di Pasqua" al Museo del Pane Rituale di Borore, un flusso continuo di migliaia visitatori dalla prima mattina fino a sera tarda. Bene, certamente molto bene, oltre ogni titolo od anche aspettativa, ma altrettanto certamente si è trattato di un risultato progettato e voluto, sia dal Sindaco Tore Ghisu, che dalla società Interattiva di Cagliari che ha perseguito un obiettivo, insieme al GAL del Marghine, al Centro Commerciale Naturale "Imbertighe", il CIF centro femminile di Borore, l'Unione dei Comuni del Marghine.

Tuttavia l'occasione di partecipare ad un blog dell'Associazione "Nino Carrus", meglio che per lodarci, e messo a credito il risultato, credo che l'occasione debba essere sfruttata per riflettere su quanto realmente è accaduto, perché e cosa potrebbe portare.

Abbiamo realizzato una mostra, non abbiamo lasciato nulla al caso, dalla storia, alla tradizione, alla cura del packaging, al naming, al logo marchio, sino alla comunicazione verso la stampa, ma principalmente abbiamo svolto un'azione di "Progettazione Partecipata" per quello che viene definito come uno "Sviluppo Sostenibile".

Siamo partiti dal contesto, non solo locale, ma non ci siamo sostituiti allo stesso, non abbiamo imposto modelli economici o di intellettualismi antropologici, ma abbiamo interpretato una volontà, più o meno nella consapevolezza dei protagonisti, che tuttavia ha solide radici lontane.

Proviamo a pensare ad una tradizione che rischia di perdersi per un cosiddetto "salto generazionale", e proviamo a pensare che, in questa pesantissima crisi, recuperare le proprie "radici" sia un atto, non tanto dovuto, quanto più naturalmente ed istintivamente "voluto".

Il quadro complessivo cambia sostanzialmente e il concetto di "sviluppo partecipato" trova subito ragione e immediata applicazione, contro le politiche dei massimi sistemi, che scavalcano le singole realtà per indirizzare verso modelli di globalizzazione, qualche volta inevitabili, spesso malvolentieri subiti.

Più che "reagire" è meglio "capire", capire come meglio utilizzare il momento, i sentimenti della gente, i segnali della crisi che chiamano "finanziaria" ma che diventa economica, recessiva, diretta e a carico delle classi più deboli.

Democrazia, solidarietà e partecipazione, questi valori, sono stati tra i principali componenti per una mostra di successo come "Coccoi", non un caso, e forse è corretto precisare che, non è una condizione facilmente ripetibile, se prima non si esaminano attentamente i risultati.

Tra gli obiettivi della mostra non vi era quello dei numeri (visitatori o acquisti), ma quello della qualità del target, certo anche numerica, ma principalmente era importante il profilo del nostro target, medio, medio alto, interessato alla cultura come ai prodotti della tradizione, esploratore rispettoso del territorio, partecipe, conoscitore.

Dai contenuti, ai testi, dalla grafica all'esposizione, dalla qualità alla singolarità, dal programma alla realizzazione, per tutto si è usato un "linguaggio" molto precisamente indirizzato.

Questo target è stato centrato in pieno dalla mostra, individuata e definita come tale e non già come "sagra o festa" ma una Mostra con i suoi contenuti scientifici, culturali, demoetnoantropologici, che ricercava il "filo", spezzato in più parti, tra cultura-identità- tradizione e produzione.

Borore, le magnifiche signore del CIF, i produttori locali e le Istituzioni, gli abitanti, hanno molto bene interpretato il proprio ruolo, si forse con qualche licenza, ma come si dice "ci sta tutto" ed anche il margine per migliorare.

Una seconda mostra, terza, oppure un calendario di eventi sono possibili, ma l'impegno dovrà essere molto maggiore, i peccati di gioventù non verranno perdonati dal target individuato, e poi l'obiettivo diventa quello di passare da una estemporaneità, ad una continuità, ad una microeconomia di nicchia, ma solida, ad una continuità del saper fare, ad una qualità certificabile, ad una conservazione attiva della memoria.

Sono certo che il Sindaco Tore Ghisu saprà, per Borore, capitalizzare il risultato, mentre confido che i giovani che vogliono occuparsi di tradizione, cultura, beni culturali, ricettività, artigianato, cucina, si facciano avanti, che bussino alle porte delle Istituzioni proponendo idee, progetti, prevedendo anche una eventuale "bocciatura" che li farà positivamente crescere, ma sapendo anche che la loro partecipazione è di vitale importanza per la comunità.

* Storico dell'Arte e curatore scientifico del Museo del Pane Rituale di Borore


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