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Le grandi disuguaglianze

L'altro giorno in alcuni giornali, in modo molto marginale quasi nascosto, è stata data la notizia sui maxi-stipendi dei vertici di Eni e di Enel. Stipendi a sette cifre, sono quelli percepiti nel 2011 (stando alle relazioni societarie) dai dirigenti delle partecipate statali. Paolo Scaroni, amministratore delegato del Cane a sei zampe, ha ricevuto 6,06 milioni di euro (12 miliardi di vecchie lire). All'ex presidente Roberto Poli, in carica fino allo scorso 5 maggio, sono andati 1,63 milioni di euro (due miliardi di vecchie lire).

La retribuzione dell'Amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, è stata di 4,3 milioni( otto e più miliardi di vecchie lire). Il Presidente Paolo Colombo, nominato ad aprile 2011, ha percepito 923 mila euro. A Pietro Gnudi ex presidente ed attuale ministro del Governo Monti, busta paga da un milione di euro. Tutti alti dirigenti di Aziende pubbliche, appartenenti quindi all'intera collettività nazionale che soffre la più grave crisi economica e sociale dal 1929. Ma lo stesso discorso vale per le retribuzioni di molti altri dirigenti della Pubblica Amministrazione e di molti altri manager di aziende pubbliche e private. Centinaia di migliaia di euro di retribuzione a cui vanno aggiunte super liquidazioni, stratosferiche, a sette cifre e oltre. Il divario tra il salario dell'operaio e certi manager di imprese private raggiunge ormai quota 400 e più come il caso di Marhionne e un operaio della Fiat. Nei decenni precedenti questa rapporto retributivo era fermo a 20/30 punti. Ma così è in tutto il mondo. Almeno nelle democrazie moderne e nei paesi sviluppati.

Oggi l'Istat ha fornito altri dati, in netto e stridente contrasto con questi adesso indicati. Riguardano i salari e le pensioni dei lavoratori italiani. I salari netti sono tra i più bassi in Europa. L'Ocse colloca l'Italia al 23° posto su 34 paesi per livello di salario medio netto, superata anche da Irlanda e Spagna. Poco più di mille euro. Passiamo alle pensioni. Due milioni e mezzo di pensionati italiani vivono con meno di 500 euro mensili. La metà, circa otto milioni, ha una pensione inferiore a mille euro. Una situazione a dir poco drammatica, destinata ad aggravarsi per via delle misure di austerità approvate dal Governo, che mette in evidenza la grave e ormai insopportabile disuguaglianza in cui vive la società italiana e in generale la società mondiale. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano sempre più poveri. Otto milioni di famiglie italiane vivono sotto la soglia della povertà. Dati di una gravità inaudita. Al di là del dramma dei senza lavoro questi sono i numeri di un ingiustizia che dilaga, di un modello di sviluppo, il capitalismo o il neoliberismo, che è in profonda crisi , che non sa distribuire la ricchezza prodotta in modo equilibrato, considerato sino a qualche anno fa un sistema, non perfetto ma comunque migliore rispetto a qualunque altro sperimentato nella storia dell'umanità, perché garantiva ad un maggiore numero di donne e di uomini una migliore distribuzione della ricchezza.

Oggi non è più così. Tutto sta cambiando. Avanza "una nuova lotta di classe " che ha ragioni molto concrete, non sono più di ispirazione ideologica. Quanto può reggere una società attraversata da queste forti disuguaglianze? E come si può pensare di salvare il capitalismo, con modeste riforme, senza affrontare e risolvere il problema fondamentale delle disuguaglianze e della distribuzione della ricchezza? Io non so dare risposte risolutive e complesse a questi problemi che riguardano il futuro dell'umanità. Un domanda però mi pongo: sono sufficienti riforme pur radicali per modificare dall'interno il sistema o occorre invece cambiare in modo sostanziale il sistema e il processo distributivo in Italia e nel mondo?. Una risposta occorre dare. Non c'è molto tempo da attendere. Il conflitto sociale si aggrava e cresce d'intensità giorno dopo giorno.

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