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Gli Enti regionali e la lottizzazione politica

Il nono dei dieci quesiti referendari votati il 6 maggio impegnava politicamente la Regione ad "abolire i consigli di amministrazione di tutti gli enti strumentali e agenzie regionali" perché venissero ridotti gli sprechi e anche il costo della politica. Più di cinquecento mila cittadini sardi, quasi il 100% dei votanti, hanno detto sì alla loro abolizione. Cosa fanno invece la Regione, la Giunta e il Presidente?

Permettono la nomina o il rinnovo dei consigli di amministrazione della Carbosulcis e dell'Igea, due enti da abolire, calpestando in questo modo la volontà e il voto democratico dei sardi. Al pasticcio delle Province si aggiunge questo altro imbroglio degli enti e dei loro consigli di amministrazione.

Il voto referendario bisogna rispettarlo. Perché significa rispettare un valore fondamentale della democrazia. Non si possono prendere in giro cinquecentocinquanta mila sardi che con il referendum hanno chiesto alla politica di riformare non solo il quadro istituzionale ma di cambiare il modo di gestire la cosa pubblica a tutti i livelli.

Diciamolo con franchezza, le nomine alla Carbosulcis e all'Igea (riguardano i soliti noti e alcuni inossidabili amici dell'Assessore di turno e un giovane talento abbastanza chiacchierato per la sua incompetenza) sono un autentico insulto ai risultati del referendum, ma sono soprattutto un insulto alla volontà popolare di tanti sardi che hanno chiesto alla politica di cambiare pagina.

Ma vi è una altro aspetto molto importante e certamente non secondario rispetto a quanto già detto. Le nomine hanno confermato il ripetersi delle antiche logiche spartitorie della vecchia politica che il referendum ha chiesto di cancellare in modo definitivo. Sono riapparsi in modo clamoroso i sistemi di lottizzazione che hanno solo il marchio dell'appartenenza politica e soprattutto partitica.

E le competenze? Non hanno avuto, in questa circostanza, nessuna priorità e alcun ruolo. Anzi. Siamo di fronte al dispregio totale, soprattutto nelle nomine all'Igea, del concetto di competenza, esperienza e managerialità. Inutilmente i Sindacati avevano chiesto nei mesi scorsi e con gran forza, vista la gravità della crisi del settore minerario, "la nomina di un manager e non di un politico per di più di basso livello." Diceva un sindacalista del Sulcis solo qualche settimana fa "Ci vogliono persone attente e preparate. Non si gestisce una miniera con sistemi politici e con la ripartizione degli incarichi per accontentare gli amici di turno. Una miniera di carbone ha altre esigenze." Ebbene, le aspettative dei sindacati e dei lavoratori sono state disattese.

Si fa un gran parlare in queste ultime settimane di antipolitica, si va alla ricerca delle sue cause e delle sue motivazioni. I fatti e le vicende che riguardano le nomine nei due enti regionali spiegano con chiarezza quali siano le cause e le motivazioni della cosidetta antipolitica. Ma spiegano soprattutto la "rabbia" di chi pretende a gran voce una "nuova politica". Anzi, per dirla tutta, sono gli attori che hanno originato questi fatti e cioè le nomine a rappresentare la vera "antipolitica":


* Carbosulcis è una società della Regione Sardegna che gestisce l'ultima miniera di carbone rimasta estrattiva nel Sulcis ed in Italia, quella di Nuraxi Figus, vicino a Portoscuso.
* Igea Spa, in seguito alla liquidazione dell'Ente Minerario sardo, così come disposto dalla legge regionale 4 dicembre1998, Igea è stata individuata quale soggetto giuridico operante nell'attività di messa in sicurezza, il ripristino ambientale e la bonifica di aree minerarie dismesse o in via di dismissione.

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