La cultura entra sempre più incisivamente all'interno dei nuovi processi di sviluppo del valore economico. E' sempre più evidente, infatti, come i centri urbani, che perseguono oggi una strategia di sviluppo economico locale, propongano la cultura come leva di valorizzazione economica se non fondamentale almeno privilegiata, puntando sulla creazione o il rilancio di musei, lavorando concretamente su una "disseminazione" di attività culturali nel tessuto cittadino, favorendo l'insediamento di artisti, riqualificando l'arredo urbano dei centri storici e sperimentando interventi culturali di forme diverse.
D'altro canto assistiamo, invece, in alcuni casi, a una sempre minore attenzione da parte delle istituzioni nei confronti della cultura e a frequenti tentativi di smantellamento, che denotano una visione miope, lontana dal reale senso economico dell'investimento culturale e incapace di valutare le reali economie connesse alla cultura: ci si dimentica, in questi casi, che tra i beni culturali rientrano non solo quelli materiali tangibili ma tutto il patrimonio immateriale (non per questo di minore valore culturale).
Con la cultura non si mangia, si dice.
Ritengo, invece, che l'idea della cultura come motore di sviluppo possa nascere proprio dalla necessità di riqualificare determinate zone degradate (come possono essere ex aree industriali in smobilitazione) e di ripensare la loro vocazione economica e territoriale. L'utilizzo del settore culturale come motore di ri-lancio permetterebbe infatti di realizzare una sinergia nell'offerta dei servizi attraverso la quale far fiorire nuove economie, esterne all'impresa intesa in senso tradizionale. In questo senso, penso a un nuovo sistema - il distretto culturale - che ci faccia pensare per contesti e territori e non per singole imprese. Il distretto culturale potrebbe aprire a una nuova idea di territorio, ambiente, produttività, che veda al centro i saperi e le tradizioni che lo caratterizzano, in cui azioni e risorse non siano destinate a un solo settore come accade per quello artigianale, ad esempio, sacrificato a un mondo poco ampio di diffusione/destinazione dei manufatti.
Lo sviluppo di un'economia di questo tipo potrebbe avvenire all'interno di un più ampio progetto di crescita che prenda in considerazione il territorio di riferimento.
La presenza di un gruppo di piccole imprese, di operatori istituzionali nel settore della cultura, di associazioni di vario tipo su un territorio non è naturalmente un elemento sufficiente ad assicurare la di un distretto. Gli elementi caratterizzanti dovrebbero essere l'interdipendenza tra questi attori, una distribuzione delle specializzazioni di filiera che si integrino efficacemente, una sinergia con scuole e istituzioni culturali presenti. Mi piace ipotizzare la creazione di un processo di crescita a partire dai luoghi e dalle energie locali che lo animano, che dia spazio a nuove condizioni di sviluppo che, partendo da un ambiente che diventa ambito comune, condivida informazioni, formazione e faccia leva non più sulla competizione interna ma sulla differenziazione della produzione: si crei, in poche parole, una 'cultura di distretto' che agisca da elemento unificante e catalizzatore del circolo virtuoso di sviluppo ed estenda i benefici all'intera comunità locale.
Prendiamo per esempio un'impresa evoluta da un precedente modello artigianale capace di mettere a frutto efficacemente un patrimonio di conoscenze solidamente posseduto e trasmesso: questo secondo me dovrebbe essere incentivato non solo perché si ha interesse allo sviluppo economico della stessa azienda ma in quanto "luogo di cultura", ovvero di trasmissione e formazione collettiva di saperi capaci di formare generazioni successive. E' questo che intendo per cultura come leva dello sviluppo locale. Produrre cultura in quanto (ri)generazione di comunità ed economie locali.
Il distretto e la comunità locale, uniti dalla dalla stessa cultura, si alimentano l'un l'altro mescolando i diversi aspetti della cultura stessa, da intendere non solo come fruizione ma anche come condivisione e differenziazione. Basti pensare, ad esempio, alle imprese alimentari che producono tenendosi strettamente collegate alle vecchie arti di trasformazione dei prodotti della terra. In questo modo la 'cultura' diventa importante "deposito" della conoscenza, delle convenzioni e dei modelli comportamentali che uniscono gli abitanti di un territorio e si affianca armoniosamente alla cultura finalizzata come espressione artistica o artigianale. L'esistenza di un patrimonio e di una tradizione culturale in un territorio sono sicuramente gli elementi facilitanti per favorire la nascita dell'attività distrettuale. Anche se non conosco l'esistenza di distretti culturali che abbiano questo percorso, iniziare da noi non sarebbe un tentativo sbagliato in quanto la produzione culturale, in ogni sua forma, è in grado di comunicare valori e di creare aggregazione e una coscienza di tipo sociale e di appartenenza al territorio e alla comunità, che solo un bene collettivo è in grado di favorire. Il processo produttivo che potrebbe crearsi favorirebbe lo sviluppo di conoscenza, ricerca ed innovazione con effetti sicuramente "tangibili", come ad esempio la creazione di un marchio che coniughi le varie forme di espressione e produzione del distretto stesso.