Si è conclusa Venerdì 29 Giugno, con la cerimonia di premiazione degli elaborati più convincenti, il Premio "Nino Carrus 2012", a Borore, presso la sala del 'Museo del Pane'. L'Associazione "Nino Carrus", nell'ambito delle proprie attività sociali e culturali del 2011/2012, ha deciso di stare al passo con i tempi, dando occasioni di incontro e riflessione sul tema della crisi attuale, per provare a guardare a soluzioni nuove, ascoltando le proposte dei giovani, con la viva consapevolezza degli errori commessi dalla classe politica precedente in materia di sviluppo e crescita della Sardegna, e delle conseguenze, oggi drammatiche, molto evidenti in questo territorio, come in altri.
Un occhio al passato e un occhio al presente, lì dove si intravvedono delle inversioni di tendenza, delle novità positive che ci costringono a guardare alla crisi diversamente.
Lo spirito è, dunque, propositivo, sapendo che proprio nella crisi vi sono 'soluzioni' per la crescita, a patto che siano intravviste, coltivate, e si possano raccogliere i frutti.
La ratio del premio era proprio questa: dare voce alle giovani leve competenti che presentano progetti e proposte di sviluppo nel territorio delle aree interne e svantaggiate della Sardegna, quelle che più di tutte pagano un prezzo pesante.
"La Provincia di Nuoro ha perso negli ultimi dieci anni 16.000 abitanti - dieci paesi di 1.600 abitanti - Il Marghine ha perso 1.600 abitanti, quanto Dualchi e Noragugume messi assieme- ha ricordato in apertura il Presidente, Fausto Mura.
Le previsioni per il futuro, se continua questo trend, non sono affatto rosee. Sono proprio le cifre drammatiche dello spopolamento, le occasioni di sviluppo mancate dagli anni '50 in poi, i modelli di sviluppo d'importazione sradicati nei contenuti, tra domanda e offerta, competenza e nuova propositività, a segnalarlo. E così oggi, senza nascondersi i problemi, bisogna fare i conti con pesanti eredità del passato in termini sociali, antropologici, occupazionali, ambientali (cimiteri industriali tuttora da bonificare: visibili a filo d'orizzonte), realtà che determinano necessariamente uno spirito di apertura al confronto, nella ricerca del dialogo, aprendosi così a soluzioni dettate da nuove generazioni, in un mondo che, per tecnologia e spazi di mercato, cambia vertiginosamente.
È stato un premio 'Under 35', lì dove vi sono Nazioni che i trentacinque anni li considerano età della maturità, del consolidamento, della crescita della propria professione. I giovani non sono una risorsa per il semplice esercizio della retorica, hanno fisiologicamente più forza e voglia di intraprendere, creare, misurandosi con il mondo, e offrendo il loro impegno quando questo è riconosciuto, valorizzato. Aprirsi ai giovani non significa in alcun modo inculcare il proprio modo di vedere le cose, e neppure escludere l'esperienza e la conoscenza che il realismo delle generazioni più adulte naturalmente permettono. Significa, piuttosto, aprirsi al confronto avendo i termini della dialettica che presuppone 'l'ascolto' reciproco, per creare così un 'nuovo tipo' di esperienza comune, collaborativo, laddove quell'esperienza, mentre agisce e prova a dare risposte, forma entrambi.
La sinergia tra fare e voler fare è una chance irripetibile per l'arco temporale della propria generazione di appartenenza, e questa chance, non solo deve essere colta, ma deve anche essere resa possibile, perché è capace di generare il fiore delle soluzioni, così che i segnali di risposta alla crisi non vadano persi. Solo permettendo lo scambio di competenze, dunque, tra giovani e adulti, ma non solo, che 'fare' e 'realizzare' le proprie idee può fornire risposte interessanti, adeguate ai tempi. E si badi, senza una sinergia che operi in efficienza, non serve prendere le idee di altri, con strumenti, modelli, forze e competenze, adatte alle sfide per restare in campo e guardare realisticamente alla Sardegna nel lungo periodo.
Questo grave ritardo del proprio modello di sviluppo la Sardegna lo sta pagando caro: in termini di investimenti fatti e occupazione che manca, risorse e intelligenze già formate che intendono investire in Sardegna, ma fuggono non trovando spazi, organizzazione, efficienza, ricezione, da parte di una classe politica che invece di unire taglia i fili, non fa rete, chiudendosi nelle proprie posizioni controllate. È questo ciò che continua a formare il vuoto generazionale cui assistiamo impotenti, prima marca del disastro antropologico e della più bruciante sconfitta politica che riceviamo dal passato.
Le aree interne e la Sardegna, dunque, isole nell'isola, dove vi è un isolamento doppio, in cui lo svuotamento del territorio è ancora previsto per i prossimi anni, è chiaramente emerso nel corso degli interventi, e lo ha rimarcato Giacomo Mameli. Sono problemi comuni, non avulsi da ciò che succede in altre zone della Sardegna, dove non esistono territori 'esenti' da questo male: "Avete notato - dice Mameli – che oggi non si parla più nei nostri paesi?".
Il frazionamento interno, infatti, produce larghi 'silenzi generazionali', che oggi paiono incolmabili agli occhi dei contemporanei: la Sardegna è abbastanza grande per essere divisa al proprio interno, ma sufficientemente piccola per non accorgersene.
In un mondo globale e globalizzato la sinergia basata sul 'saper parlare' - contro la divisione creata dallo spopolamento, dai grandi silenzi che impediscono il confronto per soluzioni diverse a problemi comuni; il trovare in loco i termini e la cifra di questi problemi - sono la prima necessaria, doverosa, forma di garanzia di fronte all'organizzazione e alle sfide che una Sardegna sempre meno isolata, deve saper compiere ed intraprendere fuori di qui, per poter sopravvivere e promuovere eccellenze, e non.
Importante, in tal senso, è come si guarda, dunque, allo sviluppo locale: se in una dimensione provinciale, regionale, nazionale o internazionale, o se a tutte queste sinergicamente. Inutile, infatti, proporre all'esterno un modello di sviluppo che qui non funziona, poiché dura poco (lo sappiamo) e spesso lascia più danni di quelli che avrebbe dovuto sanare in partenza.
Se un modello, viceversa, 'funziona' a seguito di proposte formulate sulla base del confronto, anche nato da posizioni diverse, rese 'possibili' dal dialogo e dall'esperienza comune – proprio questo modello, dovrà naturalmente, e di necessità, sapersi confrontare con l'esterno. Da qui si capisce che servono forze, numericamente, e giovani inclusi, che secondo regole riconosciute e condivise, sono in grado di rendere concreti i 'propri' piani di sviluppo locale, restituiti in tal modo al territorio come credibili, e, quindi, alternativi.
A parte il giornalista scrittore Giacomo Mameli, sono intervenuti alla premiazione il Rettore dell'Università di Sassari, Attilio Mastino, la prof.ssa Antonietta Mazzette, dell'Università di Sassari, Matteo Marteddu e Rosanna Carboni, del Direttivo Associazione 'Nino Carrus'; Mario Sanna, Segretario Associazione 'Nino Carrus', e il Presidente dell'Associazione Fausto Mura, che per l'occasione ha fatto da coordinatore dei lavori.