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Per la riscrittura dello Statuto sardo. Verso l'Assemblea Costituente

Nato già depotenziato, debole e limitato – più simile a un gatto che a un leone, secondo la colorita espressione di Lussu – nell'ormai lontano 1948, lo Statuto sardo in questi 64 anni ha subito un processo di progressivo svuotamento e di compressione sia dall'esterno, cioè da parte dello Stato centrale, sia dall'interno, ovvero da parte delle forze politiche dirigenti sarde, che non sanno e, spesso, non vogliono utilizzare, gli stessi strumenti e spazi che l'autonomia regionale offriva.

Basti pensare a questo proposito alla vicenda delle norme di attuazione, che non vengono emanate, o vengono emanate in modo eccezionalmente riduttivo, o che non vengono comunque quasi mai poste in atto. Non solo. Nato come Statuto speciale, oggi risulta dotato di meno poteri delle regioni a Statuto ordinario costituite nel '70 e di fatto rappresenta oramai un ostacolo alla realizzazione di una vera Autonomia, o peggio: serve solo come copertura alla gestione centralistica della Regione da parte dello Stato, di cui non ha scalfito per niente il centralismo.

Paradossalmente lo ha perfino favorito, consentendo ai Sardi solo il succursalismo e l'amministrazione della propria dipendenza. La Regione sarda di fatto, ha operato come mera struttura di decentramento e di articolazione burocratica dello Stato e come centro di raccordo e di mediazione fra gli interessi dei gruppi di potere locali e la rapina neocolonialista, soprattutto del Nord.

Oggi è giunto perciò il momento di imboccare decisamente la strada del suo rifacimento, per dar vita a una nuova Carta de Logu, una vera e propria Carta Costituzionale di Sovranità per la Sardegna, che ricontratti su basi federaliste il rapporto Sardegna- Stato Italiano e che partendo dall'identità etno- nazionale dei Sardi ne sancisca il diritto a realizzare l'autogoverno, l'autodecisione, l'autogestione economica e sociale delle proprie risorse e del territorio, il diritto a usare e valorizzare la propria lingua e cultura, a gestire la scuola, i trasporti, il credito, le finanze.

La strada maestra, per la riscrittura dello Statuto, anche in seguito al referendum, con il quale i Sardi a stragrande maggioranza si sono espressi a favore, è l'Assemblea Costituente. Essa non è solo è lo strumento più democratico per riscrivere lo Statuto, che regoli con un nuovo patto fra i Sardi, i rapporti fra la Sardegna, l'Italia e l'Europa e insieme definisca e sancisca le prerogative e i poteri di una Comunità moderna, orgogliosa e, sovrana; ma può anche essere l'occasione per mettere in campo il protagonismo e la partecipazione diretta dei Sardi, per realizzare un grande e profondo movimento di popolo che prenda coscienza della sua Identità e nel contempo sia aperto alle culture d'Europa e del mondo, pronto a competere con le sue produzioni materiali e immateriali, finalmente deciso a costruire un futuro di prosperità e di benessere, lasciandosi alle spalle, insieme alla drammatica crisi che vive, lamentazioni, piagnistei e complessi di inferiorità.

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