Come per la Biblioteca Satta l'anno scorso, si è ripresentato puntualmente in questi giorni il problema dell'Università di Nuoro per i ritardi sui finanziamenti regionali. E' la solita questione che si ripete nei confronti delle strutture impegnate nel settore della cultura. Il vero motivo non è rappresentato dai soldi ma dalla mancanza di un progetto che definisca con chiarezza il ruolo dell'Università in Sardegna e in particolare i rapporti, non solo finanziari, delle sede gemmata di Nuoro con Cagliari e Sassari.
Manca un progetto e manca la programmazione da parte della Regione sarda e di Istituzioni importanti come il Comune e la Provincia di Nuoro. Dopo la desertificazione industriale si rischia anche la desertificazione culturale. Sia l'una che l'altra non sta rilevando purtroppo una adeguata mobilitazione dei soggetti interessati e del popolo nuorese in particolare, se esiste ancora. Si assiste ormai ad una forma di ineluttabile rassegnazione di fronte al declino imperante che coinvolge tutti i settori della nostra società. Occorre invece reagire proponendo progetti di qualità che garantiscano crescita e sviluppo. L'università Nuorese può essere uno di questi.
Per approfondire questo argomento vogliamo riprendere alcune dichiarazioni rilasciate da importanti figure del mondo universitario sardo che sicuramente ne capiscono più di noi e che ci aiutano ad inquadrare meglio la questione dell'Ateneo di Nuoro.
Attilio Mastino, Rettore dell'Università di Sassari "Al di là di questi fatti contingenti legati all'erogazione dei fondi, ci dicano chiaramente se finora abbiamo scherzato oppure se si vuole davvero che il polo barbaricino sopravviva e venga rafforzato. Per assicurare quegli standard nella ricerca e nella didattica indicati dal ministero occorre stabilità per garantire produttività. E questo lo si deve capire non solo a Cagliari ma anche a Nuoro dove a suo tempo 50 miliardi di lire finanziati per dar vita ad un campus non sono mai stati impiegati dagli amministratori. Per questa parte dell'isola resta fondamentale il tema dell'equilibrio. Dopo che la Regione non ha fatto mai nascere in Barbagia la scuola per i forestali e dopo che Ottana si è trasformata in un deserto , se si dovessero eliminare i corsi universitari, Nuoro perderebbe non solo la vocazione ambientale ma un treno importantissimo per la ripresa e per lo sviluppo."
Giuseppe Pulina, Direttore del nuovo dipartimento di Agraria di Sassari da cui dipende gran parte dell'attività svolta a Nuoro nella didattica e nella ricerca. "Il problema dei finanziamenti può essere risolto, a questo punto però sono necessari una legge regionale e un progetto di elevato spessore che facciano dell'università barbaricina un reale polo di eccellenza e permettano di conseguenza la sopravvivenza dei corsi. L'idea accarezzata da tempo è dar vita ad un polo di eccellenza per il settore nel Mediterraneo. Forse non lo sanno neppure molti sardi, ma la nostra isola è la regione d'Italia con la maggiore superficie boschiva, il 50% dell'intero territorio. Le aree più interessate sono quelle del Gennargentu, del Montalo, del Marghine e della Planargia. Nuoro è il capoluogo di tutti i servizi forestali, la sede vocata ad occuparsi di questo patrimonio. Ma non si può gestire una università se no si ha una certezza operativa per almeno 5 anni del ciclo di studi. Non è possibile dipendere dagli avvicendamenti al Comune, alla Provincia o alla Regione. C'è bisogno di scelte politiche coraggiose, di lungo periodo. Così come di trasferire le Direzioni sarde dell'Ente Foreste e del Corpo forestale a Nuoro, di potenziare qui le sezioni dell'Agris e delle altre organizzazioni del settore. Che ce ne facciamo invece di queste direzioni affacciate sulla foresta di Monte Urpinu?"
Pietro Luciano, docente di etmologia a Nuoro da 20 anni."L'esperienza di questi anni dimostra che senza una politica basata su programmi e fondi consistenti l'università di Nuoro non potrà avere un futuro. La realtà da non dimenticare è una sola: contro lo spopolamento e contro i fenomeni di disagio delle zone interne la politica regionale deve fornire risposte certe, definitive. E' inutile trascinare stancamente le cose tra alti e bassi, tra finanziamenti che arrivano e non arrivano: bisogna innalzare una barriera per salvare il Nuorese e rilanciare la sua università valorizzando tutte le risorse naturali."