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Dal non-dialogo al non-lavoro

È certamente un'operazione semplicistica prendersela con "tutta" la classe politica per la crisi. È certamente un'operazione semplicistica, persino, la lamentela che spesso si sente, da parte della classe dirigente, della mancanza di 'partecipazione' da parte della cittadinanza alle scelte della vita politica.

Ma una e l'altra, crisi e partecipazione mancata, sono due facce della stessa medaglia. Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: crisi, non-lavoro per i giovani, da una parte, sprechi del denaro pubblico, sbagli della classe dirigente, ostriche, cene, arroganza sine vergogna dall'altra.

Ed allora che fare? È chiaro che la situazione è giunta a un punto di collasso, cui, spesso in silenzio, sono sempre i più deboli a rimetterci le penne. I drammi familiari, sociali, che il nostro territorio sta vivendo sono enormi, spesso consumati nel silenzio delle istituzioni, o nell'impossibilità di agire da parte dei cittadini.

So che in linea teorica tutti noi avremmo la ricetta della crisi, ma la teoria per 'valere' si deve scontrare con l'urto (anche deformante) della realtà. Deve infatti non solo 'resistere', ma dovrebbe anche essere in grado di cambiare, modificarsi, adattarsi alle esigenze concrete, alle strategie, ai mezzi, alle risorse, ai progetti presenti in corso d'opera, all'esperienza pregressa degli altri, alla molteplicità di competenze da 'dover mettere in campo', per arrivare alla possibilità effettiva di operare etc...Insomma le variabili, per fortuna, sono molte.

Ma c'è un punto che è basilare dover mettere a fuoco: e, cioè, che non si deve prescindere dal fatto di avere le opportunità, chiare e certe per tutti, per proporre, dibattere, confrontarsi e pure democraticamente 'scontrarsi' e civilmente con le idee degli altri. La libertà al diritto di appartenenza alla vita civile, credo, sia la prima inderogabile regola che potrebbe permettere di evitare l'impasse qui descritta all'inizio.

Tra un po' ci saranno le elezioni, e questa frase qui da me appena scritta: 'libertà al diritto di appartenenza alla vita civile', apparirà ai più (se non già ora) pura retorica. Semplicemente belle parole messe in fila!...E' questo, credo, il primo danno che ha fatto la politica: smembrare la nostra lingua, e scindere in maniera scientifica direi il dire dal fare, così come si farebbe con carne di selvaggina dopo una battuta di caccia.

Il punto, allora, è che, se anche da un punto di vista teorico il ragionamento lo si potrà reputare giusto, il poterlo applicare invece a "tutti" i cittadini e alle istituzioni relativamente competenti - dal grado più basso (il più importante e concreto per la vita dei cittadini) al più alto; dal momento del voto in cabina elettorale ad ogni giorno del mandato istituzionale durante i 5 anni di governo- molto ne corre...

Si potrebbe obbiettare (e qualche sindaco del nostro territorio certamente lo farà) che le effetivamente riunioni ci sono, che le comunicazioni si fanno, ma vanno deserte, dall'altra parte si dirà, invece, che i bandi che veramente contano e sarebbero importanti per 'tutti', o vanno disattesi o sono solo per 'pochi' poiché le nuove vie di comunicazione non vengono contemplate per la maggiore (Facebook o una semplice mailing list sulle aree tematiche d'interesse risolverebbero il problema). IN tal modo l'informativa sui bandi, le opportunità, le procedure si conoscerebbero certamente di più dagli interessati.

C'è, poi, l'aggravante che la classe dirigente tradizionale, spesso, è disinformata rispetto ai molti Bandi spesso di capitale importanza per lo sviluppo locale, con la iattura tipica sarda (o del Sud Italia) che purtroppo queste 'possibilità' non seguono dall'alto una programmazione certa, secondo scadenze e tempistice regolari che permetterebbero una collocazione e individuazione certa. Va da sé che quella disinformazione, voluta o noluta che sia, porta a una concreta povertà di dialogo e ad una mancata ricchezza per il territorio che non fa certamente leva sulle sue vere risorse spedibili, e che spesso (dramma nel dramma) si restituiscono alla Comunità Europea.

E' certamente giusto dire che i sindaci (i più vicini e deputati a 'sentire' il polso della gente) hanno sempre ragione, o forse 'se la prendono', se i cittadini - alla fine - 'gliela danno'. Cambiare la dinamica di coinvolgimento della cittadinanza, forse, uscendo dalla 'retorica del dialogo' tipica della campagna pre-elettorale, per entrare invece nella 'prassi dell'incontro' da svolgersi per ogni tema delicato: energia, acqua, priorità di spesa, cultura, segnerà certamente per i prossimi anni il futuro delle nostre comunità. Di certo la via di uscire dalla crisi. Non se ne esce infatti solo insieme 'alle idee', o alle ' competenze' che spesso mancano, per figure professionali al passo coi tempi (e quindi necessariamente - e non esclusivamente - giovani) tali che si sia in grado di usare strumenti e linguaggi della modernità per affrontare il presente in previsione futura. Questo - credo - porterà più rispetto e dialogo fattivo tra le parti chiamate in causa: e certamente - è la cosa più importante - nel medio e lungo termine, anche più lavoro ed occupazione per tutti.

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