La disoccupazione per i giovani in Italia e in Sardegna è ormai una tragedia. Non c'è una parola più forte e più significativa per definire in modo più realistico la situazione che si è venuta a creare ormai da alcuni anni nel mondo del lavoro giovanile.
L'Istat ha aggiornato i dati: la percentuale nazionale è da record 37%, ma quella isolana è ancora più devastante, siamo vicini ormai al 50%. Un giovane su due è disoccupato, senza lavoro e senza speranze. Un dato a dir poco allarmante che deve essere associato, per capire che cosa sta accadendo in Sardegna, alla bassa scolarizzazione dei giovani e alla crescita del fenomeno di coloro che non studiano e non hanno occupazione. Una tragedia appunto.
Un primo giudizio: un paese che non pensa ai giovani si condanna al declino, una classe politica che non investe sui giovani commette un vero e proprio suicidio. Eppure in questa campagna elettorale di loro non si parla, o ne se ne parla poco e sempre in modo improvvisato e superficiale. Si parla di nomi, di liste, listini e simboli vari. Ma nessuna proposta concreta, nessuna idea per dare risposta a questo disastro sociale e generazionale. Nel vuoto dei programmi c'è un vuoto ancora più forte di proposte per il problema del lavoro per i giovani.
La Sardegna, in questo panorama generale, non fa eccezione, si discute sulle primarie, sulla composizione delle liste ma non si parla di programmi, di politiche per l'occupazione e per i giovani in particolare. giovanile. Ci si dimentica del futuro delle giovani generazioni , che rappresentano il futuro, è bene sottolinearlo, dell'intera società sarda.
Che fare? Predisporre con la finanziaria 2013, è la proposta dei Sindacati sardi, un programma straordinario per il lavoro che coinvolga gli enti locali e le parti sociali e imprenditoriali, che consenta ai giovani di prendere fiato e dal loro la possibilità di avvicinarsi al miraggio di un'occupazione. Poi occorre un nuovo progetto di sviluppo a lungo termine che investa grandi risorse sulla scuola, sulla formazione, sull'innovazione e sulla ricerca, che rilanci le grandi potenzialità della nostra economia nei settori vitali dell'agroalimentare, del turismo e del manifatturiero. Tutte proposte e idee che da anni si stanno indicando ma che la politica continua ad ignorare. Intanto la disoccupazione giovanile continua a crescere ormai in modo devastante e viaggia sull'orlo del precipizio. E' arrivato il momento di dire: adesso basta!!