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Frammenti di cronaca.. intorno alla disoccupazione

Marx ritorna "Popolare". I media italiani non hanno dato molto risalto all'intervento del Presidente dell'Eurogruppo Junker che ha guidato per sette anni le riunioni dei ministri economici. Eppure le dichiarazioni del rappresentate dei Popolari europei espresse durante il discorso di commiato meritano la massima attenzione per i riflessi che possono avere nel dibattito politico che si sta sviluppando in Europa e in Italia sulle cause della crisi economica ma soprattutto sugli strumenti necessari per superarla.

Il Presidente Junker ha avvertito in particolare che "i governi europei devono smettere di sottovalutare l'enorme tragedia della disoccupazione che ci sta schiacciando...L'Europa deve riconquistare la sua dimensione sociale e promuovere strumenti di tutela, in particolare il salario minimo garantito in ciascun paese dell'Eurozona, altrimenti perderemo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx. Vorrei che in Europa si facessero sopportare le conseguenze della crisi ai più forti. E' questa la solidarietà. Anche se i ricchi sono meno numerosi, devono contribuire: non è accettabile che i miliardari (sic) non paghino."

Sin qui le parole del Presidente Junker, che non è certamente un pericoloso estremista di sinistra ma un Popolare doc. In buona sostanza questo afferma che l'austerità e la rigidità dei bilanci non bastano per superare la crisi, occorre ritrovare la dimensione sociale dell'Unione economico-monetaria e riempire la politica economica di più investimenti, più lavoro, più reddito. Crediamo, a questo punto, che le varie agende presentate in questa campagna elettorale debbono essere aggiornate alla luce di queste importanti dichiarazioni.

Polo tessile: una nuova iniziativa.
Qualche settimana fa, in questo blog, abbiamo pubblicato un articolo dal titolo "Il tessile è morto: data 20 novembre 2012". La data coincide con la chiusura ufficiale della Ft Calze, l'ultima impresa tessile che operava a Tossilo. Ora si riprende a sperare in una rinascita del settore che è legata alla manifestazione di interesse con la quale un gruppo di imprenditori sardi del settore tessile/moda ha risposto al bando dei curatori fallimentari che offriva in affitto lo stabilimento dell'ex calzificio Queen.

In sostanza la "nuova azienda" si propone di rilevare una parte dell'intero stabilimento, il complesso dell'Euro 2000 di circa 4000 metri quadri, per avviare sempre nel settore tessile una attività per la produzione non solo di calze ma soprattutto di confezioni. Questo è quanto si conosce sino ad oggi. . Non si conosce il piano industriale, né si parla della manodopera che verrà impiegata. L'aspetto positivo è che si parli di nuovi interventi nel tessile da parte di imprenditori sardi. Ci aspettiamo a questo punto, ma lo aspettano in particolare le operaie e gli operai in cassa integrazione che nel settore hanno accumulato grandi competenze ma anche grandi delusioni, che l'iniziativa abbia il massimo sostegno da parte dell'Assessorato regionale all'industria e delle Istituzioni del territorio. A breve forse è opportuno che si facciano sentire.

Quando la scuola favorisce l'occupazione
I giovani cercano lavoro (37%). Ma anche molte aziende cercano lavoratori, ma spesso non li trovano. Specie il super tecnico, il lavoratore specializzato da inserire subito nell'attività produttiva. Nel 2011 certifica Unioncamere 117 mila profili, quasi il 20%, sono stati di difficile o impossibile reperimento. Perché la nostra scuola non è in grado di creare quelle competenze e quelle figure professionali intermedie oggi altamente richieste dalle imprese. Come avviene invece in Germania, Austria e nei paesi del Nord Europa. Ora per correggere questo squilibrio sono nati gli Istituti tecnici superiori ( i cosiddetti ITS), più avanzati degli istituti professionali, ci si iscrive dopo il diploma, e sono più pratici dell'università perché allineano il mondo della formazione a quello del lavoro. E prevedono in particolare la collaborazione stretta tra scuola, istituzioni e imprese.

Ad oggi in Italia ne sono nati 72, tutti legati alle esigenze del territorio. Le prime indicazioni occupative sono positive: risulta che ancora prima di finire la formazione circa il 70% degli studenti ha già ricevuto un'offerta di lavoro. In Sardegna ne esiste uno, l'Istituto tecnico superiore di Macomer operativo dal 2011 che fornisce a 20 giovani diplomati (il corso dura due anni) una formazione specialistica in "efficienza energetica" con buone prospettive di trasferire le nuove tecnologie in piccole attività produttive. Come è avvenuto in altre parti dell'Italia. Questa è una strada da percorrere anche in Sardegna se si vuole ridurre quel 50% dei giovani disoccupati.

Certo un solo polo tecnico superiore non basta, bisogna istituirne almeno uno in ogni circoscrizione provinciale. Un accordo firmato a dicembre tra Stato e regioni individua sette aree industriali strategiche. agroalimentare, artigianato, meccanica, cultura, turismo, logistica e servizi alla persona. Ogni regione potrà avere al massimo un Its per ogni settore. Quindi gli spazi e le norme per agire ci sono.
Basta, a questo punto, la volontà politica.

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