Le elezioni sono alle porte, il porcellum non è stato cambiato per chiaro diniego del PDL; il PD sardo è alle prese con una crisi d'identità federale; i montiani si allinieano a livello regionale nel solco della tradizione più conservatrice; i grillini si distribuiscono a macchia di leopardo tra Nord e Sud, e pagando lo scotto d'essere una formazione giovane, che si confronta con i colossi della politica navigata, perfettamente radicata nel territorio, che perfino l'ondata renziana non ha minimamente scalfitto; Ingroia è ancora un'incognita.
Le elezioni politiche 2013 hanno dal punto di vista della rappresentanza regionale in Sardegna il chiaro stemma del conformismo, come se la crisi e il profondo disagio sociale che i sardi vivono nella crisi, non intaccasse minimamente gli organigrammi della politica. A scorrere i nomi dei nuovi rappresentati politici si vede che, a parte il Movimento 5 Stelle, e la lista di Ingroia, di nuovo c'è ben poco.
Con difficoltà nel Sulcis il PD promuove il rinnovamento per giustificare il 40% della quota Renzi a livello nazionale. Il fastidio dei bersaniani in quota al PD è stato un elemento al centro dello scontro sulle liste avuto con la direzione nazionale. A fronte di un radicamento della vecchia politica nel territorio, il non-cambiamento della classe dirigente regionale si riflette sulla capacità effettiva d'incidere sulle politiche da attuare per la Sardegna a livello locale: il problema della rappresentatività della classe dirigente si riflette nella capacità di attuazione delle risposte che effettivamente servono alla Sardegna.
E una situazione di stallo è un breve e dolce sollievo solo per chi non vuole vedere il problema. Si sente poco parlare di Sardegna da parte dei candidati al Parlamento, non si sentono progetti e tanto meno si vedono soluzioni plausibili con la crisi. Un tema che non è entrato nella campagna elettorale sarda è, nonostante un Referendum promosso dai Riformatori, per esempio, il tema della riduzione degli emolumenti e il necessario abbattimento della spesa per una ritrovata 'moralità' della politica. Viene da chiedersi se la classe politica candidata alla rappresentanza della Sardegna a Roma, abbia chiara l'importanza di adeguarsi alla drammaticità che sta vivendo il popolo sardo.