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Uscire al più presto dal pantano con due riforme non rinviabili

Archiviato, com'era ovvio, il governo Pd-5 Stelle a guida Bersani, mi pare esista un'unica dignitosa via di uscita dal pantano. Un governo istituzionale, del presidente, di tutti e di nessuno tra i gruppi politici, con scadenza a sei mesi e due soli scopi.

Che diano un primo segno netto, tangibile e immediato sui costi inutili della politica, restituiscano potere ai cittadini, riabilitino la dignità perduta dei partiti, creino le premesse affinché le prossime elezioni abbiano un risultato nitido, consentendo a chi vincerà di governare.

La riduzione del numero dei parlamentari e i tagli alle indennità, in se stesse, intaccherebbero solo marginalmente i costi del Parlamento, non ne migliorerebbero nemmeno di un millimetro l'efficienza, non ne rafforzerebbero l'autorevolezza.

Perché il costo vero, consistente, in nessun modo giustificabile è dato dalla duplicazione di poltrone, uffici di presidenza, commissioni, gruppi e annessi finanziamenti, strutture burocratiche e staff, prodotto dal «bicameralismo perfetto». L'elemento più eccentrico del nostro assetto costituzionale che non serve a migliorare la legislazione ma solo a garantire un ruolo sia ai Franceschini sia alle Finocchiaro, sia ai Fini sia agli Schifani, e poi giù per li rami. Con il rischio che maggioranze difformi rendano le elezioni inutili e il Paese ingovernabile.

Il primo scopo, quindi, è dimezzare il Parlamento, per rafforzarlo. Il secondo, passare dall'odioso maggioritario nazionale di coalizione su liste bloccate, che trasforma una differenza dello 0,36% dei voti in uno spropositato regalo di 150 seggi, a un sistema uninominale maggioritario di collegio, in cui i seggi si conquistano uno a uno, con le facce dei singoli candidati ben in vista. I grillini dovrebbero esultare di fronte alla prima proposta.

La seconda è una bandiera del Pd, ma nessuno può dire a quale delle tre maggiori forze politiche converrebbe oggi. Dopo queste due mosse, con nuove leadership selezionate in primarie davvero aperte, potremmo utilmente tornare al voto. Senza un disegno simile, ci torneremo a giugno, o poco dopo, preparandoci a un ulteriore disastro.

* Professore di Scienza politica all'Università di Bologna

Tratto dal Corriere dell Sera

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