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Rivoluzione culturale e sovranità alimentare

Ho riflettuto a lungo sull'opportunità o meno di scrivere dopo aver letto una intervista a Giuseppe Pulina, preside di Agraria a Sassari che, intervistato da Giacomo Mameli sulla Nuova Sardegna di lunedì 4 marzo, parla di cibo, economia verde e soprattutto di una nuova economia in Sardegna.

Mi capita spesso di ascoltare professor Pulina e ogni volta che lo sento parlare, mi chiedo come mai una persona come lui, "fiore all'occhiello dell'Università di Sassari" - come scrive Mameli - ma anche ex direttore (dimissionario) di Agris, agenzia che sostituiva enti famosi più per i cda che per l'effettivo contributo, considerato un'eccellenza nel suo campo, poi non trovi effettivo "ascolto" e le sue teorie poi non trovino applicazione pratica.

Nel suo articolo, Mameli scrive che il professore Pulina "da due mesi coordina i presidi delle facoltà italiane di Agraria, da tre anni presiede l'associazione che riunisce i docenti di zootecnia delle Università, del Cnr e di aziende private", a garanzia che lo scienziato ha prestigiosi riconoscimenti non solo a livello nazionale ma anche all'estero. In sintesi noi abbiamo uno scienziato che si occupa da anni di scenari che mettono al centro dell'interesse la Natura e le sue risorse, studiando la "rivoluzione verde" di cui il futuro ha assoluta necessità.

Leggiamo, nell'articolo-intervista, che in seno alla facoltà di Agraria, alla teoria e alle esercitazioni in laboratorio c'è poi la creazione di software di alimentazione di caprini e ovini che trovano applicazione in tutto il mondo, scopriamo allora che l'Università di Sassari - in questo settore - è all'avanguardia nel mondo, mentre la nostra pastorizia langue, mentre blue-tongue e peste suina condizionano da troppo tempo la qualità degli allevamenti isolani.

Nella facoltà di Agraria arrivano studenti e dottorandi da tutto il mondo creando un tessuto fertile di ricerca, confronto e innovazione, ma in Sardegna agricoltura e pastorizia non riescono a trovare priorità, scavalcate dal tentativo di ridare impulso all'industria chimica e pesante. Pulina parla dell'utilità di produzioni cerealicole utili alle attività legate alla panificazione, parla della necessità di produrre il torrone di Tonara, per esempio, con miele locale, mentre sappiamo che miele, nocciole e mandorle arrivano da altre parti del mondo.

La politica trascura nuovamente le competenze interne, preferisce investire ingenti somme nella tutela di posti di lavoro che sono morti, per l'insipienza di poter programmare un nuovo sistema economico e di sviluppo. La Sardegna sarà sempre condizionata dalla dipendenza nei confronti dello Stato centrale fino a ieri unico grande imprenditore di estese zone della nostra Isola, ma oggi al collasso, riusciranno i nostri rappresentanti politici a declinare nei fatti le richieste di autonomia? Riusciranno a capire che una terra che non è sovrana neanche nella tavola non ha nessuna speranza? O crediamo davvero che il futuro della Sardegna sia il mattone o la Zona Franca, se non riusciamo a ottimizzare la risorsa ACQUA o non riusciamo a investire su produzioni locali di grano, per esempio, o sulla qualità degli alimenti e sulla tutela dell'ambiente, perché - come dice Professor Pulina - "la Sardegna può inserirsi in questo discorso innovativo perché ha un ambiente eccezionale...".

Ha ragione il Professor Pulina a parlare di rivoluzione culturale. Ha ragione perché nella nostra provincia c'è una smobilitazione che preoccupa e non c'è una proposta concreta che parli di futuro che vada oltre il quinquennio canonico delle scadenze elettorali.

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