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Perchè il Pd ha perso

Come mai il principale partito del centrosinistra non solo non è riuscito a sconfiggere il centrodestra ma è stato addirittura sconfitto politicamente dal movimento di Grillo? Siamo chiamati a chiederci come mai Grillo ha preso quasi il 30%, ma io direi anche a chiederci come mai ha preso addirittura il 43% in città amministrate dal centrosinistra, come nel caso di Sestu, città dalla quale provengo e dove sono segretaria cittadina e consigliere comunale.

Come mai si è verificata una tale emorragia di elettori dal PD verso il M5S? Come mai il PD non solo non è cresciuto ma ha anzi favorito lo sviluppo del M5S? In che cosa il PD ha deluso una grossa fetta del suo elettorato? Il primo atto di responsabilità della classe dirigente deve essere quello di individuare le cause con onestà intellettuale.

Il PD non ha perso solo perché ha fatto una campagna elettorale sbagliata, o per una comunicazione non efficace. Ha fallito perché non è stato capace di accogliere le istanze di rinnovamento provenienti dalla base. Il PD non ha voluto accogliere queste istanze perché esse si scontravano con interessi personalistici, baronali, consolidati. E se fino ad ora gli elettori che si rendevano conto di questo atteggiamento conservatore del PD non avevano grosse alternative disponibili e finivano con il tapparsi il naso o per passare nel campo dei delusi che non vanno a votare, oggi hanno invece trovato una sirena ammaliatrice che promette loro di realizzare ciò che il PD ha promesso e molto spesso disatteso: il cambiamento e la partecipazione.

Dobbiamo rispondere immediatamente al segnale forte che i cittadini ci hanno dato alle elezioni capendo innanzitutto che se promettiamo di portare avanti una politica basata sulla partecipazione della base, poi dobbiamo agire concretamente in questa direzione. Fino ad ora il PD ha predicato bene ma spesso razzolato male. Abbiamo impiegato anni per arrivare a delle primarie quasi "vere", infatti ancora non ci siamo arrivati a fare delle primarie con il significato che queste dovrebbero avere. Abbiamo sempre sostenuto di voler accogliere al nostro interno le esigenze della base, delle energie nuove che abbracciando gli ideali del PD ci chiedono di essere ascoltate e di collaborare con noi al miglioramento della società, ma quando quelle forze bussano davvero alla nostra porta noi facciamo entrare solo quelle disposte a fare politica secondo i metodi di una gestione personalistica del bene comune, escludendo invece le forze che ci chiedono di portare avanti le promesse di rinnovamento e di cambiamento.

Ovviamente qui non si parla di problemi nati in occasione delle ultime elezioni politiche. Il PD ha perso in Sardegna la sua più grande opportunità in occasione delle ultime elezioni regionali. Quando le forze che avevano sostenuto il candidato Soru si sono presentate dopo le elezioni ai cancelli di via Emilia, la loro voglia di partecipazione non solo non è stata raccolta e fatta fruttare, ma è stata sempre frustrata dall'alto.
In questo caso l'appunto non va fatto solamente al PD ma anche alla persona più direttamente interessata, il candidato Soru, che forse avrebbe dovuto cogliere l'occasione per spingere in maniera convincente quelle forze ad operarsi per il cambiamento all'interno del partito, dei partiti che sono l'espressione della democrazia.

Lì c'è stato il primo segnale forte della nostra incapacità di cogliere le spinte che arrivano dal basso. Chi ha provato a fare qualcosa si è trovato subito contro gli interessi dei baroni, e ha dovuto fare una scelta: o accettare e fare propri quei metodi, oppure cercare di cambiarli. Questi ultimi si sono dovuti scontrare con un'ostilità feroce, con atteggiamenti rancorosi tipici del barone che ritiene che ogni critica mossa al suo operato sia un reato di lesa maestà da punire in tutti modi. Chi comunque ha deciso di continuare a lottare per cambiare il PD dall'interno è stato isolato, respinto, a volte anche espulso dal partito.

E' successo così che abbiamo visto un'altra espressione dal basso, a Cagliari, con tantissimi del Pd che hanno sostenuto il candidato di Sel, dove ancora una volta le persone ci hanno dimostrato che davanti a un candidato che presentava una proposta credibile, la base era capace di muoversi e permetterci di vincere le elezioni. Ma anche lì, con il tempo, scelte sbagliate del Sindaco Zedda, hanno fatto sì che anche a Cagliari quel gruppo forte che si era formato per le elezioni non abbia assolutamente riconfermato i suoi consensi. Alle ultime elezioni quelle forze hanno preferito uscire dal PD e dalla coalizione del centrosinistra, ritenendo che Grillo incarnasse meglio i loro ideali. Abbiamo visto tutti il risultato di Sel e il risultato dei Grillini a Cagliari.

Colgo l'invito di Marina Spinetti a volgere lo sguardo a ciò che succede nei territori e nei circoli, e non sono assolutamente d'accordo con il segretario provinciale quando parla di non incidenza delle situazioni locali sul risultato elettorale. Come ho detto, sono consigliere comunale di Sestu, il comune sardo in cui il M5S ha preso più voti. Credo che Sestu sia un esempio paradigmatico. Se dobbiamo chiederci perché Grillo prende il 30% in Sardegna, a maggior ragione ci serve capire come mai lo stesso prenda il 42,9% in una ricca città di ventimila abitanti amministrata da quasi 8 anni dal centrosinistra, arrivando in alcuni quartieri, dove le carenze sono maggiori, a punte del 51%. Anche a Sestu c'è stata una spinta dal basso per rinnovare una politica che ormai era assente da anni... e cos'ha fatto il partito, come ha accolto quest'esigenza? L'ha vista come il nemico, addirittura talebano, anziché come risorsa. In occasione delle ultime elezioni comunali le primarie sono state fortemente osteggiate. In seguito, non solo chi ha vinto le primarie non ha avuto la capacità di fare proprio quel cambiamento, ma ha ragionato ancora una volta come se le primarie fossero state un'offesa personale, e ha chiuso le porte in faccia alle possibilità di coinvolgimento dell'elettorato, e quindi di aumento del consenso, che le primarie gli avevano offerto. La conseguenza è stata una bassissima affluenza alle urne, un sindaco eletto al ballottaggio solo dal 24% della popolazione avente diritto. Qual è stato il risultato? Che il bisogno di rinnovamento è stato mortificato in tutte le successive fasi amministrative, sino ad arrivare alla situazione in cui, in un periodo di crisi, anziché rivedere la spesa, cercare soluzioni alternative, nuove forme di gestione della cosa pubblica accogliendo le proposte del direttivo cittadino del PD ... si è preferito aumentare le tasse mantenendo allo stesso tempo in piedi il solito sistema clientelare di gestione della cosa pubblica.

Ma i cittadini non sono ciechi, vedono come viene gestita la cosa pubblica, e in una situazione di crisi accettano ancora meno certi atteggiamenti. Se poi gli si presenta un'alternativa che si propone di scardinare questo sistema amministrativo, la conseguenza, cioè il fatto che il M5S abbia preso anche il 51% in alcuni quartieri, non deve stupire nessuno. Il sindaco è andato per i fatti suoi, il partito l'ha lasciato andare come fa con tutti gli amministratori che troppo spesso usano il partito come un treno dal quale scendere a piacimento... Questo treno è il nostro PD. Nel nostro partito troppo spesso non si entra nel merito delle cose per vedere ciò che è giusto o sbagliato, ma si decide chi sostenere o chi non ostacolare in base ai protettori che le parti in causa hanno. I cittadini, che vedono come coloro che nel Pd, forti anche di un ampio consenso elettorale, hanno cercato democraticamente di cambiare i metodi dell'amministrare vengono umiliati, mobbizzati, addirittura minacciati con atti intimidatori... dovrebbero votare il nostro partito? Non c'è bisogno di ricordare il vergognoso sfratto del PD dalla sua sede ad opera di componenti stessi del PD non appena l'edificio è entrato nelle proprietà della Fondazione Berlinguer. Non c'è bisogno di ricordare gli atti intimidatori nei confronti di una nostra consigliera di 29 anni. Non c'è bisogno di ricordare che tre consiglieri del PD (cioè la metà del gruppo consiliare) sono stati epurati da tutte le commissioni consiliari e continuamente mobbizzati dal sindaco PD e dal suo entourage.

Gli elettori del Pd queste cose le vedono. Le vedono anche gli elettori che potrebbero simpatizzare per il PD.

I cittadini di Sestu, una città che ha campi fertili, una zona artigianale e commerciale in continua espansione, ma che è sulle cronache dei giornali perché ci sono quartieri nei quali le opere di urbanizzazione non sono state completate, e nonostante questo, ad anni di distanza, il Comune non ha ancora incamerato le fideiussioni, o perché mancano servizi importanti promessi da anni; una città in cui sembra di percorrere strade bombardate; una città sporca non perché non si spenda per la pulizia, ma perché le cooperative stesse che ricevono degli appalti non vengono poi controllate dall'amministrazione nel loro operato; una città amministrata inseguendo le necessità dei privati e non guardando al futuro con occhio lungimirante nell'interesse della collettività. Perché questi cittadini avrebbero dovuto votare PD con quello che vedono sotto il loro naso?
I cittadini hanno visto anche altro. Ora non voglio portare questo caso perché personale, ma perché penso che sia un paradosso... nel momento in cui Grillo ha vinto politicamente dicendo quello che noi abbiamo sempre detto ma mai realizzato, chi ha sostenuto il cambiamento e la partecipazione all'interno del PD, nel nostro caso la sottoscritta e altri due consiglieri del PD, si dovrà presentare la settima prossima per difendersi contro la richiesta di espulsione. Questa è la risposta che il PD dà all'esigenza di cambiamento. Questa è l'accoglienza che il PD ha riservato a chi voleva democraticamente portare in politica le esigenze dei cittadini anche con l'atteggiamento piratesco della segreteria provinciale.

I cittadini vedono un Pd in cui il rinnovamento viene preso a calci nel sedere anche per questo sono venuti in massa a votare Grillo, e ho visto tra i rappresentanti di lista del M5S anche ex-componenti del direttivo PD.
Tutto questo non per portare un caso personale, ma per dire che se si vuole reagire è necessario operare una immediata inversione di marcia. E' ora che i principi del PD vengano messi in pratica. Se il cambiamento non diventa reale, visibile e comprensibile a tutti, facendo in modo che la gente si renda conto che il PD, oltre a avere le idee giuste, le mette anche in pratica; se invece la classe dirigente decide di trincerarsi nelle posizioni acquisite, preferendo coltivare il proprio orticello anche a costo di rovinare l'intero raccolto, allora è ora che apriamo gli occhi, perché l'exploit di Grillo ci ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che la conseguenza sarà una sola: la fine dell'esperienza del PD. Se non si capisce che non si può continuare a difendere le posizioni acquisite, perché ormai quelle sono poltrone di ghiaccio che si sta sciogliendo; se non si capisce che quello che non viene permesso come rinnovamento interno verrà imposto come stravolgimento dall'esterno; se si continua quindi a difendere posizioni che domani in un modo o nell'altro verranno cancellate; se non ci si decide a rimboccarsi le maniche, tutti, dai primi ai vertici fino agli ultimi della base... Vorrei che almeno non continuassimo a prenderci in giro, perché se continuiamo ad agire come fatto sin ora, stiamo firmando il certificato di morte del PD. Non solo: ci stiamo assumendo la grave responsabilità storica di consegnare il paese e la Sardegna a un movimento che ha ben poco di trasparente e democratico, che vuole distruggere il principio costituzionale della rappresentanza, un movimento che si è posto come obiettivo la dissoluzione dei partiti e il raggiungimento del 100% dei consensi.

Per concludere, condivido quanto scritto da Emiliano Deiana: "questa classe dirigente deve chiedere scusa", ma aggiungo che chiedere scusa non basta. Questa classe dirigente deve decidere se vuole agire in favore del partito o in favore di se stessa.

* Intervento svolto in occasione della Direzione regionale PD (09/03/2013)

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