Tante volte ci si chiede come si debbano fare le cose che piacciono e si pensa che siano particolarmente difficili. Invece, il più delle volte, basta la regola della semplicità perché tutte le caselle vadano a posto.
A Macomer volevamo fare le primarie per affidare alla gente la selezione dei candidati. Volevamo farle un po' all'americana: obiettivi, codice etico, candidati e campagna elettorale. Il problema era: chi far votare? L'esempio del Pd, che aveva selezionato l'elettorato attivo tagliando fuori gli elettori di Renzi, non ci piaceva.
Abbiamo deciso di far votare chiunque: bastava essere residenti e presentarsi al seggio con la carta d'identità. Rischioso? Ma mica tanto, che cosa sarebbe mai potuto accadere? Bene, lo abbiamo fatto. Risultato: 2017 votanti, quasi un terzo di coloro che abitualmente vanno a votare: mai vista una partecipazione di queste dimensioni. Un clima politico e sociale festoso. Molti giovani.
Io, ieri, me ne sono stato un po' in disparte a osservare. Macomer ormai ha una classe dirigente autonoma rispetto al mio percorso politico. Sono cresciute tante persone e stanno dando vita a una nuova pagina della storia del mio paese.
Le donne, le donne sono state protagoniste.
L'unica che si è candidata, la signora Rossana Ledda, in una sola settimana di campagna elettorale ha fatto un exploit incredibile, ha mobilitato il mondo degli sportivi e dei piccoli imprenditori, ha portato una parte della borghesia macomerese a implicarsi in una nuova responsabilità. Che significa? Significa che Macomer aveva in seno una leadership naturale che si affermerà ulteriormente nel governo della città. Quante altre leadership naturali che non conosciamo ci sono in città? Per saperlo dobbiamo aprire la partecipazione più di quanto abbiamo già fatto. Altre donne hanno avuto consensi notevoli e saranno candidate.
Molti giovani hanno dimostrato di avere un radicamento sociale imprevisto e imprevedibile. Bellissimo: niente è scontato, la libertà degli uomini produce l'inatteso e produce la risposta che prima non si vedeva. La democrazia vera è come accendere la luce e scoprire volti nuovi.
Vedere quel piazzale mai vuoto, sempre animato da persone che discutevano; vedere la regolarità dello spoglio pubblico seguito fino a tarda notte da tante persone, mi ha confortato: si è girata pagina.
Bisognerebbe far così anche per le elezioni regionali: valori e obiettivi, candidature libere e con procedure semplificate, seggi seri e trasparenti, carta d'identità e voto. Semplice, chiaro, leale e giusto.
* articolo traddo da Sardegna e Libertà