Lo scorso Sabato 1° giugno 2003, la comunità di Ollolai ha ricordato Michele Columbu, Sindaco del paese, grande sardista, deputato ed europarlamentare, ma anche raffinato scrittore.
Pubblichiamo il discorso pronunciato da Tonino Bussu in occasione della commemorazione di Michele Columbu, per ricordare
una delle figure più rappresentative del panorama politico e culturale della Sardegna e per ricordare in particolare la fraterna amicizia che lo ha legato al nostro Nino Carrus.
A belle un'annu dae sa dispedida de Micheli Culumbu Ollolai, grassias a s'Associatzione Culturale Divergentzias, ammentat sa frigura de cust'omine politicu e iscrittore chi at sighiu cun passione politica e literaria custos ùrtimos belle settant'annos de istòria cussideradu chi at comintzau faghende su sindicu de su CNL in su 1944 e l'at finia cun s'ùrtimu interventu pubblicu in d-unu cossizu nazionale de su partidu in su mes'e marthu de su 2009.
E in su 2009 at tratau de alliantzias, tema chi zai in su '44 si tratavat, cando Lussu, zai dae tando cheriat chi su partidu esseret addiriu a su partidu de Azione, a unu partidu natzionale e arribat, in su 1948, a si ch'andare dae su partidu sardu e a fundare prima su partidu socialista sardu de Atzione e tando a addirire a su partidu socialista de Nenni.
Ebbene, Michele Columbu nel 2009 ha parlato di questo momento delicato del partito sardo del 1948 e ha detto che col cuore era con Lussu, che ammirava e apprezzava, ma ha deciso di continuare la battaglia all'interno del partito sardo e non se l'è sentita di seguirlo quando Emilio Lussu uscì dal partito.
E il tema delle alleanze, con le forti e a volte laceranti discussioni e scissioni che ne sono seguite, sono state quasi una costante nel Partito Sardo d'Azione in occasione degli appuntamenti elettorali e Michele Columbu ha vissuto tutti questi momenti, ma sempre da sardista, a momenti critico, ma sempre dentro il partito, anche con sofferenza qualche volta.
Aveva già insegnato a Oristano alla fine degli anni Trenta, anche prima della laurea e Italo Ortu, mi ha parlato di una foto, regalatagli da un allievo di Michele Columbu di quel periodo.
Poi la guerra e la campagna di Russia di cui, tra l'altro scrive:
"Presto mi toccarono altre avventure, anzitutto quella di ritrovarmi ufficiale di cavalleria fra tanti simpatici conti marchesi baroni visconti in un reggimento famoso e glorioso che si chiamava Lancieri di Novara. Purtroppo fui coinvolto in una lontana guerra, per motivi poco chiari, e mi capitò abbastanza spesso di galoppare ai fianchi di truppe cosiddette nemiche e di molestare ucraini, tartari, uzbechi e kirghisi che incrociavano l'antica pianura sarmatica per conto di Stalin.
Da parte mia nulla di personale, intendiamoci, e quando mi inseguivano gli uzbechi, io e i miei eravamo più veloci e non ci vergognavamo di ripetere la deploratissima tattica dei Parti, comparendo e scomparendo come in un gioco e una danza. Senonché le armi erano vere e molte le disgrazie."
Nel '44, c'è ancora podestà Carolinu Licheri, originario di Sarule, e in primavera Michele Columbu viene nominato con decreto prefettizio sindaco insieme una giunta di 4 persone.
Michele Columbu si presenta dal podestà per la consegna del testimone e Licheri abbandona la carica con grande correttezza e passa il testimone.
Michele Columbu tiene la carica fino a tutto il 1944, mentre il 1 gennaio 1945 viene sostituito dal sindaco Giovanni Lostia che rimane in carica fino alle prime elezioni amministrative del marzo del 1946.
Si arriva al referendum del 2 giugno: monarchia o Repubblica. Lotte politiche, comizi, discussioni, i sardisti facevano i comizi per la repubblica, e quindi anche Michele Columbu, ma venivano indicati dalle militanti dell'azione sos de su divortziu, sos de su divortziu e facevano riferimento a Lussu.
Mi raccontava invece che a Lodine sembravano tutti orientati per la monarchia, come del resto quasi dappertutto in Sardegna, ma arrivò un repubblicano che sparse questa voce: 'si votaes a sa repubblica dae su cras no azis a bìere prus anca de carabineri'. E votarono per la Repubblica.
Per sostenere le tematiche sardiste nel Referendum e alla Costituente, Michele Columbu a Nuoro, dove insegnava, pubblicò, nel 1946, il numero unico 'Il sardo sbendato' : c'è lotta con la Chiesa, i clericali, i democristiani e i comunisti. Sa lotta politica no est papassa. Una lotta dura tra i sardisti e il clero al punto che in certi paesi furono celebrati funerali laici, con l'assenza del prete. E Michele Columbu firma molti pezzi con pseudonimi come 'un catolico sardista', 'Il cantastorie', 'Il cronista', 'Gorroppu', 'Catone'
Nel 1948 ecco la scissione di Lussu, l'ormai leggendario padre del sardismo esce dal partito.
Michele Columbu rievoca quel drammatico momento storico: ....la scissione del Partito Sardo d'Azione mi lacerò anche personalmente, dirà in seguito, in quanto mi sentivo vicino a Lussu per molti versi ma restavo fedele al principio irrinunciabile di un partito tutto sardo e autonomo oltre che autonomista.
E d è proprio ora che decide di partire dalla Sardegna e di andarsene a Milano.
Cosi parla di questa scelta: In questa condizione di spirito maturai il proposito, non so se vile o coraggioso, di gettare la tonaca alle ortiche, per così dire, e di lasciare la Sardegna. Senza gli Dei Penati nella valigia, senza un chiaro programma, tranne quello di trovare una nuova patria, come l'antico Troilo scacciato dall'isola di Salamina, me ne partii per Milano, risentito non so con chi e pronto a ricominciare tutto daccapo.
E racconta ancora della sua vita a Milano, ma anche degli Dei Penati che lo tormentavano dicendogli : perchè non pensi alla Sardegna? E ricorda gli studi di letteratura, di grammatica, di linguistica, l'interesse per la speleologia, ma altro che se pensava alla Sardegna di cui aveva sempre nella mente gli odori del vento e del mare, è lui che parla, del mirto e del lentischio, e cento volti di pernici, eriche, cisti e serpilli.
Siamo nei primi anni dell'autonomia, il Partito Sardo è in Giunta con i democristiani in Regione con assessori di grande valore come Piero Sotgiu e Giangiorgio Casu, e ha il presidente del Consiglio Regionale Anselmo Contu, ma è anche il perido in cui Michele Columbu pensava che ci avessero dato un'autonomia truccata, una specie di patacca.
Ma, continua Michele Columbu, il guaio era molto più grave e si nascondeva nel cuore dei sardi e nella mente dei sardi stessi; non capivamo, e molti ancora non capiscono, che non si può diventare autonomi soltanto in virtù di una legge.
Nel 1958 quando il partito sardo stringe un'alleanza elettorale con il Movimento di Comunità, Michele Columbu riprende l'attività politica.
Anche quest'alleanza , dice,veniva rimproverata come un tradimento della sardità specialmente da quegli avversari che prima invece accusavano i sardisti di vivere nel buio dei nuraghi.Insomma agli avversari, si sa, le scelte dei sardisti non andavano mai bene. Ma altrimenti che avversari erano allora o sono oggi?
Ma allora, nel 1958, convinto sopratutto dall'ingegner Olivetti, ispiratore e finanziatore del movimento, Michele Columbu si candida nel collegio di Milano Pavia e ricorda, in un racconto carico di ironia, i suoi comizi in Brianza.
Con lui erano candidati anche Gonario Deffenu, medico e docente universitario, il sociologo Franco Ferrarotti, l'editore Alberto Mondadori. E pubblica tre articoli nel solco tra cui 'Il ritorno del combattente'.
Si sperava nei voti degli emigrati, ma i voti non arrivano e sarà un altro insuccesso. L'unico ad essere eletto sarà Adriano Olivetti, che si dimetterà( tra l'altro morirà poco dopo) e lascierà il posto a Franco Ferrarotti
L'alleanza mancò gli obiettivi, ma i sardisti nel 1958, scriverà dopo Michele Columbu, aprirono la via a quei collegamenti culturali e politici col mondo esterno con le alleanze elettorali col Pri nel 1963, col Pci nel '72 e nel '76, con le minoranze etniche italiane nel 1984, che guideranno il Psd'A fino al suo ruolo attuale di partito europeo.
Nel 1964 Michele Columbu torna in Sardegna e ricomincia da Ollolai partecipando alle elezioni comunali. Viene eletto sindaco in una lista civica.
Durante la settimana vive a Cagliari, impegnato nell'insegnamento a scuola, e il sabato e la domenica a Ollolai per trattare delle tematiche del Comune e per fare i Consigli Comunali.
La situazione del paese era drammatica, il bilancio del Comune quasi inesistente, la Regione sorda ad ogni richiesta, anche se ci sono pure gli amici sardisti; pare che abbia risposto, anche se con parsimonia, solo il prefetto che finanzia l'ECA. Il sindaco si rendeva conto che in quelle condizioni non si poteva amministrare, non poteva soprattutto amministrare la miseria.
Insomma il sindaco è disperato, ne ha per tutti, anche per il suo partito, critica anche l'autonomia, considerata una patacca, un imbroglio, altrattanto lo Statuto, da rifare, e medita un'azione clamorosa per attirare l'attenzione del mondo politico per quel suo povero paese, che neanche il Touring Club riporta nelle sue cartine geografiche, per svegliare il mondo politico in modo che si chiedesse perchè la Sardegna non rifioriva, non rinverdiva, non rinasceva, anzi se la prende proprio col piano di rinascita, intelligente e bello come un'Idea platonica, ma inattuato o inattuabile.
Ecco quindi dopo varie ipotesi di protesta clamorosa propende per l'idea della marcia a piedi, da Cagliari a Ollolai e a Sassari.
Ma la marcia bisognava motivarla, deveva avere un programma e Michele Columbu stila un lungo programma che viene in parte riportato dai giornali, sopratutto da Sardegna Oggi, un periodico diretto da Bustianu Dessanay, cognato di Antonello Satta di Gavoi.
Parte da Cagliari, da piazza Yenne, prima osservato da pochi curiosi, ha addosso una fascia con la scritta 'Sindaco di Ollolai, man mano che attraversa i paesi del campidano sempre più persone lo seguono, lo accompagnano per lunghi tratti; la radio, la televisione, i giornali seguono la marcia per la rinascita del sindaco di Ollolai. Ormai in quasi tutti i paesi lo accolgono con simpatia e sopratutto i sardisti, prima diffidenti e preoccupati da questa scelta, si organizzano per sostenere e incoraggiare questo sindaco che non protesta solo per il suo paese, ma diventa il simbolo de sos murrunzos e de sa povertade chi non si podiat amministrare in nessuna vidda de sa Sardigna e mancu de ateruve.
E dunque, com'era successo a Giovanni Maria Angioy che, mentre marciava da Cagliari a Sassari come Alternos, fu protetto e sostenuto da un sempre più numeroso gruppo di persone che divennero folla a Sassari, anche per Michele Columbu successe la stessa cosa e arrivò a Ollolai, sempre a piedi, seguito e acclamato da una folla di sostenitori, mentre nel suo paese vi erano ad attenderlo tutti i compaesani, le scuole, e moltissimi, anzi centinaia di altri cittadini provenienti da varie parti della Sardegna e i rappresentanti di molte forze politiche che condividevano la marcia e i motivi per cui era stata intrapresa. Anche i sardisti ormai avevano capito l'importanza che quel gesto aveva.
Non vi leggo l'interessante, colto e provocatorio documento che inizia con 'Cinquanta capifamiglia, di Ollolai, sono disoccupati da capo a piedi, chiedono lavoro con arroganza e s'invocano a me Sindaco in modo ossessivo, e ho paura che mi mangino;.. e accenna a Ospitone, all'assenza dell'acquedotto e delle fognature, alla miseria che non si amministra, alla Castello della Regione e al suo esercito di impiegati formica, alla sua burocrazia elefantiaca che soffoca qualunque nascita e rinascita e fa rabbrividire la più calda primavera.
Una marcia contro tutti i Partiti, contro questo tipo di democrazia antidemocratica, contro i giornali, le riviste, la radio, la teleisione.
Intanto la marcia proseguiva fino a Sassari e avremo occasione sicuramente di parlarne in modo più approfondito e specifico qui o altrove.
E di questo evento ne parleranno tutti i giornali, le radio, la televisione, anche a livello nazionale.
Ma ne parleranno sopratutto i giornali di partito e se ne discuterà nel partito sardo d'Azione subito
dopo nel Congresso di Ozieri i cui atti verranno pubblicati in un'opera dal titolo 'L'autonomia politica della Sardegna' la cui l'introduzione sarà dedicata proprio alla marcia di Michele Columbu.
Ma chi meglio di tutti raccontava, espisodi e conache della marcia era lui, in lunghe e gustose conversazioni quando capitava a Ollolai come ospite nelle nostre famiglie.
Il lavoro da sindaco continua com uguale passione dopo la marcia, ma è la sua attività politica all'interno del partito che si afferma con maggior autorevolezza, sopratutto nel dibattito per la riforma dello Statuto e per il superamento dell'autonomia, che gli è troppo stretta e teorizza e approfondisce l'idea di una Sardegna indipendente rispondendo in modo puntuale alle accuse di separatismo e grazie al suo impegno lo statuto del partito arriva a parlare di autonomia statuale nel 1968 e di indipendenza nel 1981, come traguardo finale delle lotte sardiste.
Nel '68, dopo le deludenti elezioni politiche per il partito sardo, come capitava e capiterà sempre più spesso, si dimette da sindaco di Ollolai, amareggiato per i magri consensi elettorali dei concittadini, e scrive una lunga lettera aperta distribuita a tutte le famiglie ollolaesi.
Si susseguono i dibattiti sulla lingua, sull'etnia, sulle nazioni proibite, come le chiamerà Sergio Salvi, e Michele Columbu interviene con numerosi articoli che sono di grande attualità anche oggi.
Nel 1972 inizia la sua avventura in parlamento alla Camera dei Deputati eletto come sardista in seguito ad un'alleanza col PCI.
E ci teneva a precisare che era stato eletto come sardista e non come indipendente, come spesso ancora oggi molti riferiscono.
Nei suoi interventi alla Camera è quasi una costante la difesa della Regione, la sua autonomia per la quale pretende competenze maggiori di quelle attuali, il miglioramento dell'agricoltura e della pastorizia, la lotta contro lo sviluppo distorto creato dall'industria petrolchimica che non ha certo portato alla rinascita della Sardegna. E i risultati si vedono soprattutto oggi.
Ma oltre agli interventi alla Camera, e anche nella commissione agricoltura, di cui era vicepresidente, c'è la sua partecipazione al dibattito e ai convegni per l'approvazione del nuovo Piano di rinascita, la legge 268, e mi ricordo un suo brillante intervento tenuto a Cagliari, alla fiera, nel 1974, dinanzi ai sindaci e agli amministratori locali di tutta la Sardegna, compreso l'allora sindaco di Ollolai Salvatore Columbu e la sua giunta con i quali ero sceso anch'io in rappresentanza della minoranza consiliare.
Lo Stato aveva concesso 600 miliardi, mentre se ne chiedevano 1.000. Per il primo piano di rinascita, nel 1962, legge 588, aveva stanziato 400 miliardi.
Intanto continua la lotta per la pastorizia con l'ARPAS e l'impegno sempre più assiduo nel partito e nel 1974, al Congresso di Cagliari, sempre nella fiera, viene eletto segretario politico del Partito sardo d'Azione e sostituisce così Titino Melis che reggeva il partito sardo dalla fine degli anni '40.
Anno cruciale il 1974, il partito subisce una cocente sconfitta elettorale alle regionali, viene eltto solo Titino Melis e, alla sua morte, nel 1976, gli subentra Bruno Fadda, che intanto aveva anche fatto in tempo ad abbandonare il partito sardo.
E Michele Columbu scrive una lettera riservata ai sardisti, di due pagine soltanto, in cui parla apertamente di indipendenza come obiettivo politico per l'emancipazione del popolo sardo.
Ricordo che quella lettera venne ripresa dal Secolo d'Italia, il quotidiano del Movimento Sociale, che accusa l'on. Columbu di attentato all'unità della Repubblica e alla Costituzione.
Siamo andati a Nuoro con zio Michele a cercare quel numero del Secolo e con molta fatica, perchè erano poche le copie che arrivavano anche a Nuoro di questo giornale e non lo si vendeva nemmeno in tutte le edicole, riuscimmo a trovarlo per vedere in modo integrale come avevano reagito i missini.
Ma un argomento che mise in discussione le scelte economiche della Sadegna fu la presentazione , nel 1975,della proposta di legge sulla Zona Franca, antico cavallo di battaglia del Partito Sardo d'Azione sin dalla sua fondazione, ripreso poi durante i lavori della Consulta e nell'Assemblea Costituente e poi caduto nel dimenticatoio.
La proposta era composta di un solo articolo, in Parlamento non fecero neanche in tempo a discuterla, ma in Sardegna creò un acceso dibattito con rubriche apposite create anche nel quotidiano 'La Nuova Sardegna' e che portò questa tematica della Zona Franca all'attenzione di tutte le forze politiche. Sull'argomento si fecero studi, approfondimenti e se ne parlò nella succesiva legislatura al Senato con una proposta del senatore Mario Melis; in Consiglio Regionale il partito sardo, ma anche altri partiti, si adoperarono a presentare varie proposte e ancora oggi è di grande attualità e speriamo che si arrivi a concludere qualcosa.
Ma chi ha ripreso il dibattito in merito a questa tematica è stato Michele Columbu
Ma nel 1974 Michele Columbu scrive un saggio-riflessione sul ruolo del Partito Sardo nella storia politica della Sardegna nel secondo dopoguerra, partendo dalle motivazioni politiche della uscita di Lussu dal partito, parlava della politica sardista degli anni cinquanta e sessanta, delle alleanze, delle lotte interne, della prospettiva sardista e di molto altro.
Con questo saggio, in forma di lettera ai sardisti, Michele Columbu voleva aprire un dibattito sul sardismo e continuava questo dibattito in numerose pubblicazioni o numeri unici, di cui era direttore, e spesso anche estensore della maggior parte degli articoli presenti, anche se non tutti firmati da lui.
Avrei bisogno di tutta la sera solo per elencare le iniziative che ha intrapreso dopo il settantasei,
finito il mandato parlamentare, per rilanciare il partito, nonostante si fosse dimesso da segretario nel 1978, della sua elezione a consigliere comunale di Cagliari nel 1980 e per qualche giorno è stato anche sindaco di Cagliari, di cui era cittadino onorario, per parlare del suo impegno per la lingua sarda, del periodo del vento sardista,che ha portato all'elezione del primo presidente sardista della Giunta Regionale, Mario Melis nel 1984 e nelle stesso anno Michele Columbu fu eletto al parlamento europeo, primo sardista anche in questo caso, e dei suoi impegni tra Strasburgo, Bruxelles e la Sardegna dove condivideva la responsabilità del delicato, e a volte tormentato, governo del partito come presidente.
E anche dopo il mandato europarlamentare il suo contributo sulle problematiche della questione sarda fu sempre puntuale sia nei congressi del Partito che negli incontri o numerosi convegni cui partecipava o sulla stampa quotidiana e periodica.
Tralascio i suoi impegni letterari e di parlare delle sue opere principali L'aurora è lontana e Senza un perchè, ca oje li toccat a Frantziscu Casula ca, si mi ch'intro insa tanca sua, mi tenturat.
Come ho detto all'inizio il suo ultimo discorso in pubblico fu a Tramatza nel 2009, un discorso lucido, profondo, ascoltato con religioso silenzio da un consiglio nazionale commosso che gli tributava affetto, rispetto come si conveniva ad un patriarca nobile del Partito, rispeto e affetto per quest'uomo che si era speso per quel partito nei momenti di difficoltà e in quelli in cui le bandiere dei Quattro mori garrivano al vento che le accarezzava con favore. Tutti volevano toccarlo, come si fa con i santi, qualcuno gli chiedeva se lo poteva abbracciare.
Amava Ollolai fra tutti i paesi del mondo, anche se era molto critico, come lo siamo un po' tutti, era per lui il paese simbolo, come durante la marcia era diventato un paese paradigmatico, la metafora del fallimento del Piano di Rinascita.
E ritornava sempre a Ollolai, non solo durante gli ultimi anni e gli Dei Penati lo hanno sempre accompagnato nella sua lunga vita e quindi non poteva non scegliere di poter riposare nel suo paese vegliato costantemente dagli Dei Penati dei quali, già quand'era a Milano, sentiva i forti richiami.
E con i suoi scritti, con i suoi messaggi è stato, per chi ha avuto la fortuna di averlo vicino, sempre lucido fino alla fine e, anzi, anche dopo, grazie alla mirabile trasposizione cinematografica del figlio Giovanni in su Re, il suo spirito e la sua voce di antico profeta sembrano diffondersi ancora nell'aria, trasportati dal vento a nostra difesa ora che anche lui è diventato uno degli Dei Penati più straordinari e significativi.
Finisco dicendo che è stata per noi una grande fortuna non solo averlo come parente stretto, ma averlo soprattutto conosciuto e aver ricevuto da lui tanti insegnamenti di cui gli saremo sempre grati.
E aveva previsto anche l'anno della sua scomparsa.
Basta rileggere le ultime righe della postfazione che nel 2003 per la riedizione di 'L'aurora è lontana' per conto della Nuova, parlando della madre, zia Anna Mazzone, che nipoti e pronipoti chiamavamo Mazzone, zio Michele scrisse:
"D'altronde aveva previsto anche questo: Il novantottesimo, diceva, è sempre il più difficile. Sorrideva come se scherzasse, ma giusto a 98 anni ci lasciò. Ora io sono molto e molto più giovane -neanche novanta- eppure ci penso: Che cosa succederà? Un male comune, anzi comunissimo, questo lo so, ma il mezzo gaudio è sicuro?"
Grazie zio Michele per quello che hai dato, per il tempo che ci hai dedicato, per quello che hai fatto per Ollolai, per il partito, per la Sardegna e per l'umanità intera.