A menzus biet fizu meu, bae in bon'ora! E cando torras como? Non nd'isco ba', de securu nessi po sa Festa.
E già, ad un sedilese si può negare tutto ma non la presenza a Sa Festa, che per eccellenza e senza aggettivazioni è la festa di San Costantino. Del resto a Sedilo se si fa qualcosa, per la casa, per la campagna, per gli stessi studi, si fa sempre "prima 'e sa Festa o a poi sa Festa".
E' insomma il limite temporale che stabilisce e scandisce i ritmi dell' anno sedilese. I ricordi da bambino negli anni '50 sono il susseguirsi dei segni che precedono Sa Festa 'e Santu Antinu. Le pulizie della casa, i preparativi per accogliere decentemente gli immancabili ospiti, la preparazione del pane. Grande impegno e alzate micidiali prima dell'alba, ricordo ancora quel sapore amaro degli occhi pieni di sonno, ma era comunque Sa Festa e bisognava esserci, per forza.
Giravi per il paese e vedevi solo donne intente alla pulizia di case e vie, per quel giorno tutto doveva essere lindo e in ordine: benin sos istranzos. Il 5 luglio il clima, non solo quello meteorologico era già rovente, andirivieni di gente e persino automobili. In sas barracas, allora anche nell'abitato, in parza 'e S'Ena e in parza 'e Cresia, si levavano canti in re con chitarra e fisarmonica e scorrevano fiumi di vernaccia di Oristano. La mattinata del 5 era sa die 'e sos poberos. Passavano di via in via, di casa in casa a chiedere l'elemosina. Per loro era stato appositamente preparato su pane po sos poberos.
Quanta miseria e dolore in quella povera gente! storpi, ciechi, malati e vestiti di stracci. Quelli abituali li conoscevamo per nome. Ne ricordo in particolare uno senza gambe che girava su un carrettino trainato da un cane. Poi arrivava sa die 'e Sa Festa. il 6 luglio è data che un sedilese non può dimenticare. I ricordi vanno alle mattinate giù a San Costantino con i rumori, il vociare della gente, le invocazioni dei questuanti, ai lati del sentiero che va giù fino al santuario e in ogni angolo fin sui gradini della chiesa.E il caldo, ospite costante e proverbiale di questi giorni di festa.
E poi, come no, c'è anche il pranzo nei miei ricordi de sa die 'e Sa Festa, sempre speciale, sia per le pietanze, classiche sas bombas (le polpette) cun sa patata frissa ma soprattutto perché è un pranzo "sociale", con tanta gente, tutti i familiari e sos istranzos: senza istranzos no paret mancu festa! Quel che viene dopo, non è ricordo, è qui nella mente sempre presente comente chi siat oe: S'Ardia! Le Ardie non si ricordano, si celebrano ad una ad una. I pochi vuoti sono le assenze obbligate, per i lutti in famiglia o per cause di forza maggiore ma molto maggiore, diciamo per costrizione.
Ne ricordo, oltre a quelle per lutto, due, per l'esame di maturità nel 1963 ( 50 anni fa!) e da militare nel 1972. Particolare curioso quel 6 luglio del '72 lo passai da ufficiale di picchetto ma riuscii comunque a festeggiare con due soldati sardi, uno di Mamoiada e uno di Orgosolo. Posso anche confessare che all'ora canonica dell'Ardia non ero nel pieno possesso delle mie facoltà mentali. Purtroppo non potevo sapere che proprio in quell'ora un mio coetaneo, Giuseppe Niola Nazarenu, lasciava la vita all'Ardia schiantandosi sullo spigolo de Su Portale.
Anche questo fa parte dell'Ardia, certamente non della Festa.