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Puntiamo sulla Cooperazione

C'è ancora una speranza per quanti credono possibile il riscatto degli individui, del Marghine e della Sardegna, ma la ripresa sociale, culturale ed economica deve necessariamente passare attraverso il rilancio del settore produttivo primario, con l'obiettivo di affrancarci dal colonialismo strisciante su tutto ciò che consumiamo in Sardegna.

La ripresa della produzione, di qualità e di nicchia, deve servire innanzitutto a restituirci la dignità perduta. Ci hanno lasciato in braghe di tela, forse sarebbe più giusto dire in mutande e abbiamo perso l'unica cosa che ancora avevamo prima della finta rivoluzione industriale: la conoscenza di come si fanno le cose. La crisi economica globale, che colpisce in modo ancora più grave le regioni come la Sardegna e i territori come quelli del Marghine, fortemente deindustrializzati, deve spingere tutti a ripensare l'attuale e superato modello di sviluppo.

In questa battaglia storica e campale, tesa innanzitutto alla sopravvivenza, ma che deve puntare a restituire speranza e qualità di vita, nessuno può tirarsi fuori adducendo una questione di competenze, conoscenze, formazione o giustificandosi per la dimensione globale della crisi. Ognuno, nel proprio piccolo, può e deve fare la propria parte per mettere in discussione un sistema economico che ci ha costretto a vivere secondo un modello ormai superato ed iniquo, oltre che totalmente insostenibile da un punto di vista economico, sociale ed ambientale.

Il diritto alla casa, il diritto al cibo, il diritto alla mobilità. il diritto all'istruzione, il diritto alla comunicazione, sono tutti diritti che l'attuale modello economico nega alla radice attraverso l'imposizione di tasse inique e di un livello di consumi che non sono appropriati alle nostre possibilità finanziarie. Per esercitare i diritti elencati siamo costretti a pagare l'IMU, la Tarsu, le accise sui carburanti, le tasse scolastiche ed i libri di testo, alte tariffe telefoniche. Tutto questo sta trasformando molti dei diritti fondamentali in diritti violati

Oggi il dualismo tra "padroni e operai" è ampiamente superato dal fatto che imprese e lavoratori sono entrambi e tristemente senza futuro, senza speranza, senza possibilità, in un mercato che continua a colonizzare le economie e le società minori.

Dobbiamo dunque concorrere con coraggio e determinazione a creare una nuova società basata davvero sul lavoro e non sulla disoccupazione e per farlo dobbiamo costruire un modello di sviluppo rivoluzionario basato sul concetto di solidarietà tra l'impresa, i lavoratori ed i mezzi di produzione, in una visione che richiami lo schema solidale del cooperativismo.

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