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Politica a circuito bloccato

La storia recentissima ci racconta che la Corte Costituzionale ha bocciato l'art. 22 della nuova legge statutaria elettorale della Regione Sardegna che nel comma 3 prevedeva che "Il Presidente della Regione che si sia dimesso dalla carica determinando la cessazione anticipata della legislatura non può in ogni caso essere nuovamente candidato al successivo turno elettorale regionale".

Pertanto, per la Corte Costituzionale, il Presidente di Regione se si dimette prima della fine del suo mandato può ricandidarsi alle successive elezioni. Per questa ragione, il 27 agosto il Consiglio Regionale si è riunito per ridiscutere l'articolo.

La discussione si è animata quando, alla richiesta di modifica del titolo dell'emendamento, il solito Mario Diana, capogruppo di "Sardegna è già domani", ha richiesto come già avvenuto il 20 giugno scorso, il voto segreto.

Con 21 voti a favore e 45 contrari l'Assemblea ha bocciato la modifica del titolo dell'emendamento e ha dichiarato in pratica decaduti tutti gli emendamenti sulla doppia preferenza di genere e sull'azzeramento degli sbarramenti inseriti nella stessa votazione.

La votazione finale sull'intera Legge Statutaria ha visto quindi con 60 voti favorevoli, 5 contrari e 7 astenuti la revisione dell'articolo 22 dell'ineleggibilità del Presidente dimissionario prima della fine del mandato, ma il consiglio sì è diviso sulla modifica del titolo dell'emendamento e non ha inserito la soglia di sbarramento e la doppia preferenza, nonostante la regione Campania, per esempio, abbia portato la presenza femminile in Consiglio Regionale dal 4% al 23% con un'adeguata legislazione, dimostrando che è possibile interrompere il blocco della presenza femminile nelle istituzioni.

La mobilitazione delle donne sarde dopo il voto segreto di giugno fu immediata, associazioni fra le quali CIF, FIDAPA, Noi donne 2005, le Consigliere di Parità e molte cittadine impegnate sottoscrissero un esposto che, in data 23 luglio 2013 è stato inviato al Presidente del Consiglio Letta. Nell'esposto si richiedeva al Governo di impugnare, davanti alla Consulta, la legge elettorale sarda non solo per l'articolo 22 ma anche per l'art 4 comma 4 viola palesemente l'art. 51 e art. 117 della Costituzione Italiana (modificato con la legge costituzionale n.1 del 30 maggio 2003 all' art.1).

Infatti l'art.4 comma 4 della legge elettorale sarda enuncia che: " In ciascuna lista circoscrizionale, a pena di esclusione, ciascuno dei due generi non può essere rappresentato in misura superiore a due terzi dei candidati; si arrotonda all'unità superiore se dal calcolo dei due terzi consegue un numero decimale" in palese violazione dell'art.51 della Costituzione Italiana che dispone che: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne uomini") e dell'art. 117 della Costituzione ( nel suo testo introdotto dalla legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, al 7° comma, stabilisce che "le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive".

Il Consiglio dei Ministri, in assenza di una Ministra per le Pari Opportunità, ha impugnato la legge solo in merito all'art. 22 (incandidabilità del presidente) senza fare cenno alla questione della parità di genere tanto che le associazioni firmatarie della prima lettera hanno reinviato una ulteriore ricordando al premier che è doveroso da parte del Governo l'integrazione dell'atto di impugnazione, ricordando che c'è tempo fino alla fine di agosto.

La Sardegna si presenterà al voto per le prossime regionali con una classe politica che promuove la possibilità di un governatore donna, ma nel segreto del voto cancella un principio di democrazia paritaria e mantiene inalterate le soglie di sbarramento creando delle maxi coalizioni che condizioneranno pesantemente gli schieramenti alternativi ai partiti presenti in consiglio regionale.

Questo passaggio è chiaramente un segnale che intende ostacolare, con un consiglio ridotto da 80 a 60 consiglieri, non solo l'elezione in seno a schieramenti indipendenti, ma restringono ulteriormente la presenza femminile nelle istituzioni.

Dopo il referendum abrogativo delle province che ha prodotto solo caos istituzionale, la politica autoreferenziale intende ancorarsi maggiormente alle istituzioni legiferando in una prospettiva che renda più difficile un rinnovamento.

Le forze politiche nuove che, come ProgReS che candida Michela Murgia come Presidente della Giunta regionale Sarda, avranno sicuramente ostacoli posti dalla politica, ma con il consenso ai minimi termini nei confronti dei partiti politici i cittadini potranno rivolgere il proprio interesse a una proposta politica fresca e ricca di novità.

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