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"Aspettiamo con speranza l'8 dicembre" Guido Melis scrive ad un amico sul PD...

Caro Fausto, come avrai visto il voto dei Circoli Pd in Sardegna ha un segno allarmante: tutti in soccorso del vincitore, avrebbe detto Ennio Flaiano. Congressi che tali non sono stati, nessun dibattito politico, stanca difesa delle mozioni, bassissime percentuali di votanti anche rispetto alle cifre annunciate (certamente gonfiate dall'acquisto in blocco delle tessere).

Aspettiamo con speranza l'8 dicembre, quando toccherà al popolo del Pd, che è il vero deus ex machina dal quale - come è sempre avvenuto - possiamo aspettarci il cambio di rotta. Aspettiamo, poi ne riparleremo.

La rotta della nave Pd, in questi mesi dopo le elezioni politiche, non ci è piaciuta e non ci piace. Non ci piace la gestione (pessima) del dopo-elezioni da parte di un gruppo dirigente rivelatosi del tutto senza prospettiva e senza coraggio; non ci piace la vergognosa pagina del voto sul presidente della repubblica, quando - per dirla con una espressione di Gramsci, siamo stati diretti dagli avversari; non ci piace il governo delle larghe intese, scelto come provvisoria soluzione d'emergenza e divenuto (come sempre accade in Italia) di medio o persino di lungo periodo. Un governo - torno a ribadirlo - che nessun elettore tra quelli del partiti che lo sostengono ha mai voluto votare (anzi si voleva da entrambe le parti votare esattamente il contrario). Quindi del tutto privo di legittimazione.

Ora ci sono le primarie per la segreteria. C'è Matteo Renzi, che tu sostenevi quando io ero (l'anno scorso: ma sembra sia passato un secolo) per Bersani. Sbagliavo, non ho difficoltà ad ammetterlo anche se vedo che nessuno qui fa autocritica .

Renzi - lo sai - non mi appartiene, né per la storia personale (la mia è differente), né per lo stile con cui si pone (io prediligo toni più sommessi), né per la cultura (anche per anagrafe diffido del giovanilismo, sebbene riconosca la necessità di svecchiare l'Italia, non solo la politica).
Del suo programma condivido molto (ad esempio un'idea finalmente diversa del Partito, e per l'Italia una forte accentuazione dell'innovazione come via d'uscita dalla crisi), ma non tutto mi piace. Insomma, renziano non sono, né lo sono diventato sulla via di Damasco.

Però, caro Fausto, non se ne può più di questo partito senza una visione del futuro, aggrappato alle correnti e ai loro eterni equilibri, incapace di scegliere (e prima ancora di analizzare l'Italia di oggi), incolto, opportunista, amante delle carrierine e delle fidelizzazioni. Io l'ho conosciuto bene, in questi 5 anni, questo Pd che non ci piace. L'ho visto all'opera: primarie sì, ma con il freno a mano tirato dell'albo degli elettori (abbiamo mandato via la gente che voleva votare, nel dicembre 2012); lotta alla corruzione sì, ma poi affari e affaracci al centro come in periferia (e ne sappiamo qualcosa anche noi in Sardegna); cittadini sì, ma poi decidono i soliti noti, i padroni delle tessere finte.

E' per dire basta a tutto questo che io e molti altri abbiamo saltato il guado e ci siamo decisi a votare per Renzi. Nella speranza che Renzi non sia un fuoco di paglia, che apra porte e finestre e faccia entrare aria fresca, che risani la situazione interna, che riposizioni il Pd come grande partito riformista, con un programma di modernizzazione del Paese, con progetti realistici. Che faccia saltare il tappo, ho scritto. Mobilitando tutte le immense risorse che il Pd contiene e che sinora sono state emarginate per lasciar spazio al gioco delle poltrone e delle poltroncine.

Il voto dei Circoli, in queste ore, non ci conforta: lo dico con amarezza. Sono andato a votare a Sassari e ci ho trovato solo nomenklatura, per lo più saltata sul carro del vincitore all'ultimo istante. MI si dirà: anche tu eri per Bersani. Già, ma io ho avuto almeno l'onestà (prima di tutto con me stesso) di spiegare perché ho cambiato idea. Qui invece non una riga di spiegazione, non una parola di autocritica. Solo la protervia di chi ti dice: tanto me non mi emargini, povero untorello che credi nel rinnovamento; ci sono anche io, con Renzi, e farò valere come sempre il mio potere di veto. Comanderò come e più di prima. Cambiare tutto perché nulla cambi, diceva il Gattopardo.

Fausto, è questo che dobbiamo evitare. Se vogliamo davvero cambiare, dobbiamo essere capaci di costruire un Pd diverso, che corrisponda ai nostri progetti iniziali. Ricordi il 2007? E poi la campagna elettorale del 2008? Ricordi cosa dicevamo nelle piazze? Un Pd diverso dagli altri, partito aperto, fatto dai cittadini comuni, fuori dalla politica politicante. Onesto. Mani pulitissime. Senza le mani sulle banche, ancorché amiche. Con un programma tratto dalla domanda popolare. IN sintonia continua con chi soffre e sta fuori dal gioco. Con un progetto vero di ricambio della classe dirigente. Donne, giovani, cittadini nuovi alla politica. Aria, aria fresca..

Si può ancora, caro Fausto, se lo vogliamo. Ma bisogna mettercela tutta. Mettere da parte le contraddizioni secondarie e concentrarci (scusa questo linguaggio maoista della mia gioventù) su quella principale.

E quella principale è tra chi vuole cambiare il Paese e rimetterlo in marcia su nuove basi e chi si accontenta di vivacchiare in un'Italia in declino, purché possa gestire il suo piccolo potere. Tra chi guarda alle tecnologie (la rete) e alle innovazioni come ad una concreta opportunità per rifondare la democrazia dal basso e chi vuole perpetuare i partiti come sono, cioè come macchine per comandare in alto senza sentire la base. Tra chi vuole coltivare un progetto per la Sardegna del futuro e chi si rassegna a una Sardegna alla deriva, ultima tra le Regioni italiane. Tra chi è onesto (anche questo, caro Fausto) e chi non lo è. Tra chi vive del suo lavoro e chi perennemente fa l'altalena tra prebende e incarichi pubblici, magari approdando dopo una vita da parlamentare sulla comoda poltrona della più importante fondazione bancaria della Sardegna.

Ora sono tutti con Renzi, caro Fausto. Ma Renzi sarà con loro? Farà alla fine la politica che loro sperano faccia, cioè la politica di sempre?
Io non lo so, non so rispondere. Ma so che se Renzi, da segretario del Pd quale sta per diventare, non farà il Renzi che ha promesso di fare, la sua leadership impallidirà e la sua corsa alla futura presidenza del Consiglio sarà molto più in salita. Ha un capitale da spendere, quello di essere nuovo. Spero che almeno per questo, per intelligenza politica, Renzi faccia il Renzi.

Quanto a noi, caro Fausto, faremo e saremo quello che sempre siamo stati: fedeli a una concezione della politica radicata nella cultura delle cose, una politica che serva alla gente e non ai politici, una visione della politica - lasciamemo dire - "etica", nella quale crediamo profondamente. E senza la quale - credimi - questo Paese, questa Italia giunta allo stremo, non si potrà salvare.

Un caro, affettuoso saluto, Guido.

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