Oltre che fare informazione e fare proposte - e abbiamo due autorevoli esponenti della Giunta regionale cui fare proposte – oggi è l'occasione per costruire ponti. Oggi vogliamo costruire ponti. Vogliamo costruirli tra imprese del mondo agricolo e imprese del mondo agroalimentare; tra associazioni agricole e associazioni industriali; tra imprese e assessorati e, perché no, tra gli stessi assessorati, essendo il settore di interesse di entrambi gli Assessorati qui oggi rappresentati.
L'assessorato all'Industria, perché l'agroalimentare appartiene all'industria manifatturiera, ma anche l'assessorato all'Agricoltura perché l'agroalimentare è in strettissima filiera con l'agricoltura. È evidente che se vogliamo far decollare questo settore, strategico in Italia e in Sardegna, ci vuole la massima collaborazione tra tutte le componenti della filiera.
Il Marghine, un po' come tutta la Sardegna centrale, è oggi in forte crisi, una crisi demografica, economica e sociale. Demografica perché è in atto uno spopolamento costante; economica perché le imprese sono in difficoltà; sociale perché sono tanti i lavoratori e le famiglie allo stremo. Tutti i settori produttivi arrancano: certamente l'industria, con il comparto tessile praticamente scomparso (basta pensare alla fine che hanno fatto la Legler, la Queen, l'Alzafil e la FT Calze), ma anche l'edilizia, fortemente in crisi, il commercio allo stremo, e l'agricoltura – come ricordato prima dal dott. Ferranti.
Alla devastante crisi economica che ha colpito tutta Europa, e l'Italia, si aggiunge in Sardegna e in particolare in Sardegna centrale una forte carenza infrastrutturale che fa perdere competitività. Ricordo per esempio il caso – ne potrei citare a decine – di un'azienda del Marghine, Antica Fornace Villa di Chiesa, insediata nell'area industriale di Bolotana, che da 14 anni non ha accesso a internet veloce e che in questi giorni non ha neppure l'acqua potabile. Nel Marghine e in tutta la Sardegna centrale, assistiamo poi a un progressivo arretramento dello Stato. Sappiamo che fine ha fatto il tribunale di Macomer, il carcere di cui è stata ipotizzata la chiusura, e il rischio chiusura o ridimensionamento di altri uffici pubblici nel territorio.
A fronte di una tale situazione di crisi, il Marghine conserva importanti realtà economiche. È presente un importante settore agro-zootecnico, comparto tradizionale con radici profonde nel territorio, ora in difficoltà e che potrebbe sicuramente migliorare le sue performance. Resiste inoltre un polo manifatturiero strategico per il territorio, in cui sicuramente eccelle l'agroindustria. A Bolotana si stanno poi creando le condizioni per un nascente polo della gomma attorno ad Antica Fornace Villa di Chiesta. Ma il territorio è ricco di tante altre realtà produttive, tutte con notevoli potenzialità.
Prima del convegno, ho visitato diverse aziende nel territorio, e tra queste voglio citare in particolare il caseificio Sias, come esempio straordinario di impresa che, da un lato, fa allevamento e, dall'altro, possiede un caseificio e produce formaggi. L'azienda ha la filiera in casa, e questa è la strada che bisogna percorrere. È questo che intendo quando sollecito la necessità di costruire ponti. L'azienda Sias ha costruito ponti per se stessa e l'ha fatto molto bene. Non sempre entrambi gli elementi della filiera – la parte allevamento e quella di trasformazione – possono far capo a una stessa azienda, ma certamente è indispensabile creare questi ponti, creare collaborazione tra i due comparti della filiera.
Un mese fa l'associazione di Macomer ProPositivo ha condotto un'indagine sul territorio di Macomer realizzando 400 interviste. Sulla base del sondaggio – questo mi ha colpito – il 46% dei cittadini di Macomer credono sia importante investire nel settore industriale e il 36% nel settore zootecnico. Ben il 70% ritiene poi prioritario investire sul turismo rurale e sul patrimonio archeologico locali. Perché non bisogna creare steccati, magari demonizzando l'industria e il mondo delle imprese. Occorre puntare non su un singolo settore ma su un'economia integrata, in cui tutti i settori siano protagonisti e investire sullo sviluppo di tutte le risorse e le potenzialità del territorio.
Passiamo da quello che pensano i cittadini di Macomer a ciò che si fa in Europa, la quale ritiene prioritario puntare sull'industria manifatturiera. L'Europa ha finalmente abbandonato la visione di un'economia post-industriale basata sui servizi e sulla finanza – che hanno portato al disastro – e sta puntando sull'industria manifatturiera driver della crescita e dell'occupazione. Anche considerato che l'80% dell'export dell'Ue dipende da questo settore ed è il settore che crea i posti di lavoro più qualificati e meglio retribuiti in Europa. All'inizio dell'anno, prima la Commissione poi il Consiglio– hanno approvato la comunicazione "Verso un rinascimento industriale europeo". L'obiettivo è di portare il PIL dell'industria manifatturiera europea dall'attuale 14% al 20% entro il 2020. Per ottenere questo risultato la Ue ha messo in bilancio 150 miliardi di euro, un sesto dell'intero bilancio dell'Unione. L'Europa pensa a un'industria nuova, non più l'industria pesante ma innovativa, tecnologica ed ecocompatibile, in linea con il pacchetto europeo "Clima e Energia". L'Europa ritiene che per perseguire uno sviluppo sostenibile occorra puntare – per esempio – sull'agroindustria sostenibile, veicoli verdi, stampanti 3D, reti intelligenti, bio-edilizia, prodotti innovativi e meno inquinanti. Nei prossimi anni l'Europa investirà circa 150 miliardi di euro sull'innovazione, sulla ricerca e sulla tecnologia, un'occasione formidabile che dobbiamo assolutamente cogliere anche in Sardegna. È fondamentale quindi non sprecare più i fondi europei, come in passato, in sagre paesane, interventi a pioggia e cose inutili ma puntare su questo tipo di attività.
Approfitto della presenza dei due Assessori per dire che abbiamo letto con attenzione la bozza di Piano regionale di sviluppo recentemente illustrato dalla Giunta. Il documento purtroppo non contempla il settore industriale e neppure quello manifatturiero. Ora, al di là del 2015 bisogna pensare anche ai fondi europei stanziati per il periodo 2014-2020, ed è dunque necessario porre immediatamente rimedio a questa situazione. Abbiamo tutto il tempo perché siamo al primo anno: abbiamo sei anni di tempo per puntare ancora su questo tipo di industria, innovativa, avanzata e compatibile con l'ambiente.
Come Confindustria facciamo cinque proposte per il Marghine, in linea peraltro con il Piano di rilancio per il Nuorese, che il Tavolo di partenariato - costituito dalla Provincia, dai Comuni di Nuoro, Macomer, Siniscola, e dalle Associazioni di categoria, comprese Confindustria e Confagricoltura – ha predisposto e ha presentato al presidente della Giunta Pigliaru.
1) AREE DI CRISI: I 20 milioni di euro che derivano dall'Accordo di Programma di Tossilo, quello pilota, rimangano nel territorio. Su questo siamo perfettamente d'accordo con i sindaci e la comunità del Marghine. Per quanto riguarda il nuovo bando per le Aree di Crisi - che stanzia 50 milioni di euro per quattro aree della Sardegna centrale – Marghine compreso – è poi essenziale semplificare e accelerare le procedure facilitando l'accesso al credito alle aziende. Avete sentito il grido di dolore di Pierpaolo Milia poco fa: le imprese hanno ormai sfiducia in questo strumento, che è invece importante, perché punta proprio sul manifatturiero, sul turismo e sull'agroalimentare. Occorre dunque apportare correttivi e far partire subito gli interventi, viceversa le imprese non lo utilizzeranno.
2) INFRASTRUTTURE: Bisogna assolutamente migliorare le infrastrutture per essere competitivi, soprattutto nelle aree industriali.
3) CULTURA E AMBIENTE: Il Marghine – come altre aree della Sardegna centrale – possiede un patrimonio culturale e ambientale formidabile da valorizzare per creare posti di lavoro e sviluppo. Un esempio: bisogna assolutamente difendere e sostenere la Fiera del Libro di Macomer; è stata messa a rischio ma occorre sostenerla perché può creare crescita e occupazione. Per quanto riguarda l'ambiente, è indispensabile la creazione di marchi d'area e aree protette. L'istituzione del parco di Badde Salighes a Bolotana potrebbe essere un esempio. So che il sindaco Manconi, qui presente, ci tiene e ci sta puntando. Il modello è quello del parco regionale di Tepilora, un'altra realtà che, come Confindustria, sosteniamo a spada tratta. Un parco che nasce dal basso per volontà delle popolazioni e dei comuni di Bitti, Posada, Torpè e Lodè. Iniziativa che potrebbe consentire, da un lato, la difesa dell'ambiente e, dall'altro, anche sviluppo.
4) SERVIZI PUBBLICI: Bisogna difenderli assolutamente. Bene fanno il sindaco di Macomer e il territorio a difendere con le unghie e con i denti tutti i presidi fondamentali; pur nella necessaria opera di razionalizzazione, dobbiamo difendere a spada tratta scuola e sanità nonché gli altri servizi pubblici sul territorio, viceversa lo spopolamento aumenterà. Qui non rimarrà più nessuno: ce ne andiamo tutti a Cagliari e a Olbia e torniamo qua solo nel fine settimana a fare un giretto con la famiglia.
5) ECONOMIA INTEGRATA: Manifatturiero, agroalimentare, agro-zootecnia, cultura e ambiente: dobbiamo puntare sulle risorse di cui dispone il territorio, esistenti e potenziali.
* Presidente Confindustria Nuoro/Ogliastra - Intervento pronunciato nel convegno di Macomer il 17 ottobre 2014