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La Sardegna di domani: Lavoro&Diritti

Mi dispiace non essere presente a questo bell'appuntamento per il quale ringrazio gli organizzatori e l'Associazione Nino Carrus, da anni un vero punto di riferimento per l'animazione ed il dibattito politici nel territorio. Purtroppo (ed è proprio il caso di dirlo) in queste ore alla Camera stiamo discutendo in rapida sequenza il Jobs Act e la Legge di Stabilità, due momenti cruciali nel dibattito parlamentare a causa dei quali ho dovuto annullare tutti i miei impegni nel territorio previsti nel weekend.

Ma il combinato disposto fra questi due provvedimenti può essere anche il punto di partenza di un ragionamento che onori comunque l'impegno preso con voi e con il mio maestro delle Scuole Elementari Fausto Mura.

Credo infatti che il Jobs Act, pur annunciato come la grande riforma, che anche io credo necessaria, del lavoro, in realtà sottenda le medesime filosofie ed i medesimi principi che hanno segnato - in questo ultimo ventennio - il progressivo venir meno di un sistema di diritti e tutele che ereditavamo dalla stagione di lotte degli anni '70.

Per anni ci è stato detto che rinunciando ad esse avremmo beneficiato della lunga e benefica mano del Mercato, liberato dai lacci di una normativa troppo rigida, che di sarebbe rilanciata occupazione, produttività, competitività delle Imprese, in definitiva il sistema Paese.

Così la Storia ci dice che non è stato: il Paese è al collasso economico, la disoccupazione - in una Regione come la nostra - tocca punte del 74% fra i giovani di 16-25 anni , la produttività del lavoro è ai minimi storici dal II dopoguerra ad oggi.

E ciò accade nonostante - fra Pacchetto Treu e Legge 30 - le iniezioni di flessibilità nel sistema siano state molto consistenti, precipitando intere generazioni nella precarietà (finanche esistenziale) e prospettando una soluzione previdenziale per queste al di sotto della soglia di povertà.

E se la politica può essere terreno di discussione alcune sentenze della Storia difficilmente possono essere contraddette.

Pensare in questi anni di combattere e mortificare la centralità del lavoro e dei suoi diritti è stato un grave errore che, in definitiva, ha impoverito la qualità stessa della nostra Democrazia.

Quando vedo oggi la mia regione e la enorme sofferenza della sua società mi viene una grande rabbia. Soprattutto se volgo lo sguardo alle sue potenzialità, alla materia prima di un potenziale nuovo modello di sviluppo che potrebbe dare lavoro e benessere a tutti e una qualità della vita che ci dovrebbe invidiare il Mondo.

Ma così non è. Se ci pare. E fra gap infrastrutturali (trasporti, energia, rete Internet) e burocrazie modello Ceausescu l'Isola è ferma, i giovani tornano ad emigrare, come fu per i padri e le madri della mia generazione. E una massa enorme di 45-50enni si ritrovano sulla strada.

Allora non si può non rovesciare il punto di vista per provare a capire il da farsi, come definire un nuovo Piano per il Lavoro e lo sviluppo. Una nuova Rinascita, una economia di nuova generazione, un nuovo modello di intervento pubblico.

A Santa Maria Navarrese l'imprenditore che ha sfidato Mc Donalds genera file di decine di persone (francesi, tedeschi, italiani) in ordinata attesa di poter assaggiare malloreddus e cullurgionis. A Santadi si produce un Carignano d'eccellenza e di grande successo. Bresca Dorada è una straordinaria realtà di imprenditoria giovane e dinamica. E poi i nuraghi, i castelli, Monti Prama, l'agricoltura di qualità e la pastorizia e una nuova industria possibile fondata sulla qualità ambientale e non più sul consumo di territorio e dei fattori naturali.

E poi ancora la nuova (o forse antica) frontiera del ciclo di produzione di trasformazione della canapa, i molteplici usi che se ne possono fare, da quello farmacologico al tessile, dal compost di qualità ai prodotti per l'edilizia, dai prodotti alimentari alle componenti per le automobili.

E basterebbe guardare a cosa accade al territorio - violentato e cementificato - a ogni precipitazione fuori media, per capire che servirebbe non una "grande opera" ma migliaia di piccole opere o - se volete - una grande operazione di messa in sicurezza, bonifica e rinaturalizzazione del Paese.
Creatività.

E un sistema pubblico (politico ed amministrativo) che possa investire su di essa ed accompagnare le tante intelligenze, competenze, idee.
Rovesciare il punto di vista: i terreni incolti, le maestranze disoccupate, i cervelli, persino i rifiuti, non sono il problema ma la risorsa. La base materiale ed immateriale sulla quale riaprire la partita del futuro.

Ed i diritti. Questo grande spazio pubblico dentro il quale si è costruita l'anima più profonda del modello europeo, non possono essere ulteriormente sacrificati al primato del Mercato.
Innanzitutto perché pensare che esso regoli tutto è una illusione, una utopia pari a tante altre ben più affascinanti. In secondo luogo perché abbiamo alle spalle trent'anni che costituiscono la prova scientifica che il Mercato regola solo se stesso (e forse nemmeno). Che i diritti collettivi ed individuali, quando divengono variabile dipendente dal saggio di profitto, deperiscono e deperisce la qualità sociale della Democrazia.

La sfiducia (e gli altissimi tassi di astensionismo, anche in regioni ricche come l'Emilia-Romagna) e l'attecchire di messaggi populisti, xenofobi e (non di rado) deliranti non sono che la conseguenza di una lunga stagione di diritti soppressi, ritirati, negati, non esigibili.
Serve una inversione di tendenza. Eccome. Serve una grande operazione di ricostruzione economica, sociale e culturale.

E questi elementi corrono assieme, come in un movimento a spirale.
Trovo perciò metodologicamente (oltre che politicamente) sbagliato indicare una scala gerarchica.

Diritti (civili, collettivi, individuali) e una nuova prospettiva per il lavoro o corrono insieme o restano ferme entrambe. Senza lavoro non si può dire che esistano diritti concretamente esigibili. Senza diritti il lavoro regredisce al rango di schiavitù.

E tuttavia, in questo Mondo (per dirla con Gramsci) "grande e terribile e complesso" io credo che una speranza ci sia.


* Deputato della Repubblica, eletto il 25 febbraio 2013 nelle liste di Sel.
E' nato a Darmstadt nel 1972, figlio di una coppia di emigrati in Germania da Borore, laureato in Scienze Politiche all'Università di Cagliari.
Numerose le esperienze di lavoro: da giovane ha lavorato a Londra presso il fast food di un noto marchio internazionale, come commesso in un supermercato di Quartu Sant'Elena e successivamente nel campo della cooperazione sociale a Nuoro come ricercatore, educatore e docente nei corsi di formazione post diploma. Ha collaborato con una società di Treviso che opera nel campo del risparmio fiscale.
Come parlamentare fa parte della IV Commissione Difesa, della delegazione parlamentare italiana presso l'Assemblea della NATO e del Comitato parlamentare per i processi d'accusa.
Molti i suoi interventi con mozioni e interrogazioni e nelle discussioni parlamentari su temi come: caso Moby Prince, Caso Quirra e Servitù militari, acquisto F35, lotta agli incendi in Sardegna, situazione Meridiana, ecc.

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