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Il cambiamento passa attraverso l'unità dei territori e attraverso la capacità di progettare il futuro. Il futuro di una Sardegna nuova. La Sardegna di domani

Lo spopolamento dei piccoli paesi. L'Associazione Nino Carrus ne parla da molti anni in una rubrica del vecchio sito, inventata e coordinata da un amico che purtroppo ci ha lasciato poche settimane fa. Parlo di Vincenzo Pisanu, cittadino della Planargia, a cui va il nostro caro ricordo. La rubrica aveva come titolo "Corriere dei piccoli paesi".

Nell'articolo di presentazione Vincenzo scriveva: "Con pochi amici, da molto tempo, inseguiamo un'utopia: la Sardegna un'unica città di un milione e mezzo di abitanti, i paesi i suoi quartieri. Un terzo degli abitanti di Roma sparsi in 24 mila km quadrati, "quasi un continente". Un'utopia, appunto, è irraggiungibile, ma non per chi ci crede con tante motivazioni, culturali, etnografiche, sociologiche, politiche, economiche. Inizio da queste ultime, forse le più aride per l'immaginazione, ma che ci mettono di fronte ad una realtà: i nostri paesi, i più piccoli, quelli lontani dal mare, si spopolano."
Così scriveva Vincenzo Pisanu nel lontano 2008, in una rubrica di un sito che aveva pochi lettori ma affrontava un tema che interessava tutta la Sardegna.

Già da allora, l'Associazione Nino Carrus sosteneva e sostiene ancora oggi che la vera "questione sarda" è la questione delle aree interne e marginali della nostra isola. La verra questione sarda è lo spopolamento di duecento piccoli paesi, "un disastro antropologico" viene definito da molti studiosi di sociologia e di economia.

Cerco il conforto di alcuni dati:

1. Una recente ricerca condotta nel 2013 dell'Università di Cagliari per conto della Regione Sardegna sugli scenari dello spopolamento dei comuni della sardegna ha evidenziato che, nell'arco dei 60 anni compresi tra il censimento del 1951 e quello del 2011. La percentuale di comuni in calo demografico è stata di circa il 60% (228 comuni su 377) e, di questi,oltre un terzo (35,5%) ha registrato un decremento superiore al 40%. Quasi tutti questi comuni si trovano nell'area interna della nostra isola.

2. Un altro dato riguarda la provincia di Nuoro e l'andamento demografico dal 2004 al 2012 (otto anni). Qui si è passati da 2015 mila abitanti a 195 mila. Una perdita secca di 20 mila abitanti. Per avere un'idea della gravità della situazione si potrebbe dire che sono stati cancellati 10 comuni o paesi di 2 mila abitanti o 20 paesi o comuni di mille abitanti. Secondo i dati previsionali da qui al 2030 il territorio perderà altri 20 mila abitatnti. Altri dieci o venti comuni che scompaiono. Sarà maggioritaria la fascia dei settantenni. Ecco perché si parla di disastro antropologico

3. Altro dato. Il rapporto realizzato dal Centro studi dell'Unione Sarda. Cito solo le conclusioni: la tendenza della popolazione sarda è quella di strasferirsi nelle città di maggiori dimensioni, Cagliari, Sassari. Olbia. E nei centri costieri. Le dinamiche della popolazione sono strettamente legati all'andamento del reddito. Cresce nelle città o nei grossi centri, cresce nei comuni costieri, diminuisce nei paesi dell'interno: duecento e più comuni su 377 complessivi.

Questi sono i dati che danno la dimensione sociale ed economica del fenomeno dello spopolamento in Sardegna.

E partendo da questi dati, ecco il motivo vero forte di questo incontro. Vogliamo proporre, vogliamo aprire un confronto, non una contrapposizione, un confronto tra amministratori regionali e amministratori locali, sindaci, forze sociali e culturali, per riflettere su quali politiche pubbliche e quali strumenti di intervento la società sarda può investire per tentare di bloccare o di invertire questo fenomeno.

E' una sfida importante e vitale per l'intera Sardegna, ancora di più in questa fase in cui si incrociano il percorso di riforma del sistema di governo regionale e degli enti locali, da una parte e l'avvio della programmazione di fondi strutturali e di investimento europeo dall'altra, la cosidetta nuova programmazione territoriale.

In altre parole. Quale Sardegna vogliamo costruire per il futuro, quale idea di Sardegna vogliamo consegnare ai nostri figli, alle future generazioni?

E' la Sardegna del fenomeno dello spopolamento o la Sardegna delle pari opportunità e della parità di diritti?

A leggere i giornali e a seguire il dibattito politico nascono in me - ma credo in molti altri cittadini sardi - molta preoccupazione e forti perplessità. La storia di questi anni pari non abbia lasciato traccia nei discorsi di molti politici e di molti amministratori del sud e del nord della Sardegna.

Leggo alcuni passaggi:

Città metropolitane: sembra che questo sia l'unico problema e l'unico interesse di molta politica poco attenta ai veri interessi della Sardegna di domani.

Cagliari. Il Sindaco Zedda: "Sono in arrivo per la Città metropolitana di Cagliari da subito 40 milioni di euro per finanziare alloggi, piste ciclabili, agenda digitale ecc. Vogliamo muoverci con largo anticipo e coordinati per evitare doppioni".

Sassari Olbia - Unioni di Comuni rinforzate: "Avranno gli stessi poteri riconosciuti alle città metropolitane. Costituiranno una corsia preferianziale nella ripartizione del fondo unico e nell'assegnazione dei fondi europei".

Ma la Sardegna è solo Cagliari, Sassari e Olbia, le zone forti dal punto di vista demografico, economico, culturale o c'è anche la Sardegna delle zone interne, delle molte aree periferiche e marginali dove maggiore è la crisi e dove è maggiore, come abbiamo visto, il fenomeno dello spopolamento?

Un Assessore regionale che conta ha scritto: "Ma si è davvero convinti che le questioni centrali della Sardegna siano il numero delle province, delle Asl, delle aree metropolitane, cioè di tutti i galloni che portano incarichi e stipendi e non portano manco un grammo di sviluppo? Abbiamo un problema grande come una casa che si chiama spopolamento e non si riesce a trovare un luogo in cui chi qualche idea possa farla valere, possa trovare compagni?"

Siamo d'accordo con quanto lui. E anche per questi motivi abbiamo voluto creare questa occasione di incontro e di confronto per maturare nuove idee e nuove proposte.

La Sardegna deve essere come un mosaico, un puzzle dove ci sono i tasselli piccoli e i tasselli grandi che si legano gli uni agli altri. Senza i piccoli tasselli il mosaico non regge, come non reggono i tasselli grandi.

Una Sardegna delle pari opportunità e della parità di diritti per tutti i cittadini sardi e per tutti i territori, per evitare che il fenomeno dello spopolamento porti all'estinzione di decine e decine di comuni e di paesi che rappresentano la vera ricchezza della Sardegna. Un "patrimonio dell'umanità", come scriveva Vincenzo Pisanu nella rubrica "il corriredeipiccolipaesi."

Non sono né un sognatore né un immaginario.

Queste cose sono contenute nel documento di programmazione territoriale approvato dalla Giunta regionale dove viene scritto: "Gli obiettivi sono quelli di rilanciare i territori, combattere lo spopolamento delle zone interne e favorire lo sviluppo dell'intera Sardegna puntando sulle vocazioni locali. I Comuni, i territori e quindi le Unioni di Comuni debbono essere il vero motore dello sviluppo e i protagonisti del cambiamento. La programmazione territoriale e quindi l'equilibrio tra territori si colloca all'interno della nuova riforma degli enti locali".

Dagli atti e dalle dichiarazioni passiamo alle azioni concrete, ad interventi che garantiscano uno sviluppo equilibrato fra tutti i territori. I comuni e i territori protagonisti del cambiamento.

Ognuno deve fare la sua parte. La Regione, i Territori, i Comuni.

E' un nuovo processo culturale e politico che dobbiamo necessariamente attivare. Il cambiamento passa attraverso l'unità dei territori e attraverso la capacità di progettare il futuro. Il futuro di una Sardegna nuova. La Sardegna di domani.


Intervento svolto in occasione della tavola rotonda Spopolamento dei piccoli paesi. Fenomeno irreversibile? Quali politiche e quali strumenti per invertire la rotta?"

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