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Migranti: un dono, non un peso!

"Troppe volte non vi abbiamo accolto: perdonate la chiusura e la indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Piccoli profughi, bimbi che affogano, barconi a picco, trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono".

La sollecitazione di Papa Francesco auspica il ritorno "All'Europa Madre accogliente" ed è rivolta ai governanti, ai potenti e a tutti responsabili del mondo, per impegnarsi con più amore e determinazione ad escogitare valori e obiettivi umanitari in ogni angolo del mondo. Sostiene che non ci sono limiti alle potenziali ricchezze nutritive e ambientali insite nel suolo, nel sottosuolo, nel mare e nel cielo, ma ci sono urgenti correzioni da fare. Nel pianeta c'è abbondanza però è necessario un cambiamento epocale negli scambi solidali del lavoro e delle maestranze, nella distribuzione più equa dei beni e degli alimenti, nei consumi senza sprechi.

Ma come potrebbe concretizzarsi l'invito di Papa Francesco?
E' un sogno? Un'utopia? Come imprenditore credo sia il progetto per una grande impresa.
Cosi come è stato realizzato il piano "Marshall" nel secondo dopo guerra, per il rilancio dell'economia dei paesi europei usciti distrutti dalla guerra, oggi l'intervento di sviluppo andrebbe studiato e realizzato nei territori di ogni nazione bisognosa, perché ogni cittadino e nazione siano "protagonisti" del proprio benessere e della propria dignità umana e civile da raggiungere.
Come fare?

Ogni Nazione progredita, con operosa discreta diplomazia può valutare affinità e intesa con altra Nazione arretrata Afro-Asiatica o Latino-Americana, per studiare e realizzare insieme piani d'intervento nei loro territori, con progetti e aziende produttive agricole, artigianali e industriali, promuovendo così la produzione e frenando l'emorragia migratoria.
Per organizzare gli insediamenti e i lavori in quelle nazioni si reclutano tecnici e maestranze dei tanti esodati occidentali e si offrono loro le opportunità di trasferta e di lavoro con condizioni a termine convenevoli e ben retribuite. Nella trattativa, si può valutare l'opportunità di trasferire anche l'usato dei tanti macchinari per iniziare professionalità, a giusto valore, in un contesto ottimale di costi-benefici tra le parti. Per ogni nuova azienda, l'impianto e l'implementazione saranno sostenuti sino all'acquisizione professionale e gestionale di ogni attività nel proprio territorio nazionale.

Il contesto occupazionale negativo in Europa e in Italia, comporta con le crescenti tecnologie un diffuso esubero di maestranze adulte, espulse dal processo produttivo, pur di fronte ad elevate professionalità e competenze. Tali squilibri e disagi portano a cercare altri rimedi occupazionali e fare "di necessità ... virtù" e così scomodarsi verso "il cambiamento di vita e di mentalità". Questa metamorfosi radicale e obbligata di migrazione e scambi, porta a un cambiamento epocale per distribuire meglio l'occupazione, per creare lavoro e mobilitazione coordinate e sindacalmente legalizzate. Pertanto, va sostenuto lo sviluppo professionale e dignitoso delle nazioni, perchè raggiungano con le produzioni e i servizi, la sufficiente occupazione per il bisogno produttivo interno e per gli eventuali surplus di graduali successi produttivi, auspicabili, per l'inserimento e le vendite sui mercati internazionali.
I finanziamenti secondo bisogno, saranno sostenuti dalla Banca degli Investimenti Europea e da banche di tutti i continenti, con i piani di investimento garantiti sia per l'avviamento iniziale sia per i rapporti di gestione finanziaria e commerciale. Le materie prime possedute e estratte dal sottosuolo faranno da garanzie bancarie, nonché, avviata la produzione, da contabilità di gestione finanziaria aziendale sulle vendite, sui trasporti e sui costi generali.

Per il bisogno finanziario di alcune nazioni povere, ci sarebbe da attuare da parte di varie imprese multinazionali, una doverosa e storica compensazione relativa allo sfruttamento e all'asporto di tanti legnami dalle foreste, di preziosi metalli dalle miniere e di tanti gas e petrolio dal sottosuolo.
Le multinazionali sono fortemente chiamate in causa: non possono continuare impunemente ancora a rubare. Quel patrimonio deve liberare le sacche di povertà e di disperazione, tuttora principale movente di fuga dalle proprie terre verso una rischiosa migrazione di asilo e talvolta di morte.

Infine il quesito di molti: "Perché in Italia e in Europa accogliamo tanti migranti se già noi abbiamo da sistemare tanti giovani e adulti disoccupati?" La soluzione è di coraggio e di scomodità nel cambiare. Si deve favorire un mercato del lavoro planetario, aperto e concordato, dignitoso e di corretto equilibrio sindacale per raggiungere con la produzione, con la distribuzione e con gli scambi delle ricchezze prodotte nelle Nazioni, un diffuso benessere che bonifichi ed elimini ogni sacca di povertà e di arretratezza nel mondo!

Il richiamo di Papa Francesco si diffonde e prende corpo, incide nei cuori e invoca la pace, a significare ed esortare governanti e potenti ad abbattere i muri e costruire i ponti, per vivere come unica razza umana, fratelli migranti o meno, tutti figli dello stesso padre.
Privilegiando gli ultimi: un dono e non un peso.

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