Il 24 ottobre 2014, con la Legge Regionale 21, si è istituito ufficialmente il Parco Naturale Regionale di Tepilora. L'area protetta comprende i territori di Tepilora e Crastazza nel Comune di Bitti, Sant'Anna nel Comune di Lodè, Usinavà nel Comune di Torpè e il Rio Posada, che attraversa tutti i comuni e sfocia nel Comune di Posada. Un'area di 7.877 ettari, di alto valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale.
Per avere un'idea di quello che è e che diventerà il Parco di Tepilora ho chiesto un piccolo colloquio informale al geologo Francesco Murgia, Delegato della Provincia nell'Assemblea (organo con compiti di indirizzo e controllo politico amministrativo) e Vice Presidente del Parco.
Dottor Murgia, supponiamo che un cittadino qualsiasi la fermi per strada e le ponga la più classica delle domande: quale è il perché del Parco di Tepilora?
Si tratta di una proposta venuta dal basso, dai territori stessi che, con questo strumento, hanno inteso creare ulteriori ed innovative occasioni di sviluppo migliorando, peraltro, la qualità della vita dei cittadini stessi. Attraverso il Parco sarà possibile valorizzare ciò che il territorio ha naturalmente da offrire, ma che dovrà essere necessariamente gestito e valorizzato.
Oltre alla Provincia chi fa parte dell'Organo di indirizzo del Parco?
Oltre la Provincia di Nuoro vi sono i Sindaci dei Comuni nei cui territori sono ricomprese le aree del Parco, il Presidente dell'ex Ente Foreste della Sardegna, ora Agenzia Forestas, e l'Assessore regionale della Difesa dell'Ambiente. Posso dire che c'è un ottimo clima di lavoro e persone propositive con tanta voglia di fare e di fare bene.
Il Parco si estende per diverse migliaia di ettari. Negli attuali confini sono inclusi anche terreni privati oltre che pubblici?
Nell'attuale conformazione sono inclusi in larghissima prevalenza terreni demaniali, in parte gestiti già dall'Ente Foreste. Questo, indubbiamente, ha influito in modo positivo nei meccanismi di accettazione del nuovo Ente da parte dei cittadini, evitando ingerenze esterne nelle loro proprietà e facendogli valutare i possibili ritorni economici per la presenza dell'area protetta.
La nascita del Parco ha generato ulteriori vincoli per questi territori?
No, nessun nuovo vincolo. L'obiettivo generale e prioritario è quello di garantire l'attuale stato di conservazione dei luoghi e dell'ecosistema, ma con il Parco sarà anche possibile promuovere lo sviluppo economico queste realtà territoriali. Ad esempio, si provi a pensare al Monte Ortobene, che attualmente è per lo più lasciato alla libera evoluzione naturale senza alcun nuovo intervento di valorizzazione significativo. A mio avviso, invece, è molto importante approcciarsi alla Natura sapendo leggere lo stato dell'ecosistema in cui si intende operare, rispettandone i delicati equilibri ecologici che lo caratterizzano; ma allo stesso tempo è necessario valutare attentamente quali siano i margini gestionali di un area protetta entro i quali ottenere ritorni economici sostenibili dal punto di vista ambientale. Insomma, nelle aree protette è indispensabile individuare e porre in essere pratiche di Gestione Sostenibile.
Negli ultimi tempi si parta tantissimo di Gestione Sostenibile delle risorse naturali come un sistema ecocompatibile per arrivare anche ad una valorizzazione economica. Ma quali saranno le categorie economiche coinvolte in modo diretto?
In primis sicuramente gli operatori del settore turistico; difatti il Parco, tra le altre cose, si può configurare come leva per sviluppare un turismo realmente destagionalizzato verso le aree interne e per la valorizzazione dei prodotti tipici. Ma anche il settore energetico potrà essere interessato in questo progetto di valorizzazione territoriale: le manutenzioni delle aree boscate all'interno del parco, infatti, producono tantissima biomassa che può essere utilizzata, se opportunamente trasformata, per produrre energia termica. Gli stessi Comuni afferenti al Parco potrebbero utilizzare questa risorsa per riscaldare gli edifici pubblici di loro proprietà, generando un risparmio per la collettività non indifferente quantomeno in termini di riduzione delle imposte. Occorre, perciò, che il Parco si faccia promotore di studi in tal senso e che crei le condizioni favorevoli alla nascita di imprese private che si occupino della trasformazione della biomassa grezza in prodotti commercializzabili e a impatto 0 come contributo di CO2 in atmosfera.
Ma per far questo, nel rispetto dei già citati equilibri ecologici ma anche della sostenibilità economica del progetto, occorre pianificare il tutto a partire dalla quantificazione della risorsa disponibile.
Certo, ed è una questione di cui si dovrà occupare l'Assemblea del Parco individuando figure competenti per studiare la situazione e valutarne le prospettive e gli opportuni dimensionamenti.
Potrebbe essere interessante pensare di coinvolgere i corsi Universitari presenti a Nuoro che si occupano proprio di foreste e ambiente. Vi sono già rapporti tra i due Enti?
Si, i rapporti ci sono e sono buoni. Già in passato l'Università è stata coinvolta nello studio dell'area del Parco e, dopo uno momentaneo stop, oggi si è ripreso a lavorare prevedendo in proposito delle cifre in bilancio. Ma siamo solo agli inizi ed occorre ancora definire i dettagli. Tuttavia vi sono già i presupposti per cui la Politica locale e l'Università collaborino per raggiungere i risultati prefissati. Noi crediamo nell'Università locale come supporto operativo per il territorio. E sono soprattutto i Corsi di Scienze Forestali ed Ambientali che possono fornire gli strumenti tecnici e scientifici necessari a supportare i bisogni e le volontà del territorio. Ora si tratta di mettere a punto un sistema di governance che definisca esattamente ruoli e competenze dei diversi soggetti in campo.
Nella stampa locale si sono susseguiti vari articoli relativi alle adesioni di vari Consigli Comunali per la candidatura al programma MaB UNESCO. Di che si tratta?
Abbiamo presentato la nostra candidatura in un incontro pubblico svoltosi a Bitti il 18 marzo scorso. Il Man and the Biosphere, avviato dal'UNESCO negli anni '70, è un programma che ha lo scopo di valorizzare il rapporto che intercorre tra uomo e ambiente, ridurre la perdita di biodiversità attraverso la ricerca e la capacity building, senza peraltro aggiungere vincoli a quelli già insistenti nel territorio ma riconoscendo, invece, il ruolo svolto dalle comunità in tal senso. Proprio l'approccio al versante sociale, oltre che naturalistico, rende il programma particolarmente interessante e potenzialmente efficace. Con questa adesione ci si impegna a gestire queste aree in un'ottica di conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile dei territori nel pieno coinvolgimento delle comunità locali; in pratica è una certificazione del patrimonio di risorse umane e naturali dell'area protetta. Naturalmente un riconoscimento di questo tipo porterà sicuramente ad una maggiore visibilità internazionale per il territorio. Per tale motivo, anche comuni che confinano con il territorio del Parco di Tepilora hanno voluto aderire alla candidatura MaB, consapevoli delle possibili ricadute positive economiche. Anche questa azione quindi è stata ben accolta dal territorio, e possiamo dirci pienamente soddisfatti.
Effettivamente in questi mesi non ho visto moti di opposizione né al Parco di Tepilora né al MaB. Eppure in passato si è assistito a forti reazioni dei territori interessati contro la nascita del Parco del Gennargentu, sino ad arrivare al blocco del progetto. É cambiato qualcosa da allora nella concezione dei cittadini per questi strumenti di tutela e valorizzazione? Crede sia possibile che l'idea del Parco del Gennargentu riprenda vita?
Non credo che, in proposito, siano cambiate le condizioni preesistenti e temo che, ancora oggi, i tempi non sono maturi per la nascita di quel Parco, o almeno non con il sistema in cui è stato proposto in passato. Anche l'idea di legare il "brand" del Parco alla valorizzazione dei prodotti locali, che ha mosso le ultime azioni mirate a rivitalizzare l'attenzione sul tema, lo trovo un po' troppo riduttiva. Perché i nostri prodotti di qualità abbiano successo sui mercati extra-nazionali credo sia necessario estendere le azioni di promozione all'intero territorio Regionale, che già ha le sue difficoltà ad imporsi nei mercati internazionali, e non limitarsi alla valorizzazione ambientale di una singola area, per quanto questa sia di assoluto pregio.
Un'ultima domanda. Nei cittadini è ormai radicata la paura che i nuovi Enti possano diventare dei "carrozzoni" politici. Quelle brutte situazioni in cui il contenitore costa più delle azioni che porta avanti e che, proprio per questo motivo, vengono mal visti.
Questo non è sicuramente il caso del Parco di Tepilora perchè tutti gli organi istituzionali del Parco non prevedono né indennità ne rimborsi spese; si tratta di cariche completamente gratuite. Tra l'altro, per la maggior parte dei lavori nel contesto del Parco ci si potrà affidare agli operai dell'Agenzia Forestas e, al momento, non si prevedono assunzioni se non quelle direttamente necessarie per l'espletamento delle funzioni amministrative. Il Parco deve essere inteso come leva economica e sociale volta a creare le giuste condizioni di impresa. Al proposito, una delle prossime azioni che s'intende avviare è quella di un percorso di formazione per i giovani del territorio in modo che siano preparati a gestire i vari servizi turistici del Parco. Tra questi si è anche pensato di realizzare percorsi dedicati alle gare di triathlon e di mountain-bike, insieme altre idee che attualmente sono al vaglio dell'Assemblea. Siamo ancora agli inizi ma si deve partire con il piede giusto e, quindi, tutto dovrà essere valutato con la massima attenzione.