Il 18 e 19 maggio scorsi, in contemporanea con le elezioni dei rappresentanti degli studenti nei vari Atenei, si sono svolte in tutta Italia le votazioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), un organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati nelle Università italiane, in seno al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca della Repubblica Italiana.
Per la prima volta nella storia di questa istituzione, un rappresentante degli studenti della Sardegna è riuscito a conquistare un seggio in questa importante assemblea. Lui è Francesco Pitirra, 24 anni, studente in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Cagliari, candidato ed eletto con la lista "Unione degli Universitari" (UDU).
Ciao Francesco, le elezioni universitarie sono finite e il tuo lavoro è appena iniziato. Hai ottenuto un risultato storico, spesso non conosciuto al di fuori dell'ambito universitario, ma che merita la giusta attenzione. Innanzitutto, 4540 preferenze, quanto è stato difficile?
E' stato molto difficile, non me lo aspettavo e sto ancora cercando di realizzare. Ciò che maggiormente mi ha sorpreso è stata la sicurezza dei miei compagni di viaggio sul successo nelle elezioni. In questa campagna abbiamo conquistato gli elettori sostenendo e portando avanti quel che in realtà ci diciamo tra studenti ogni giorno: non esiste futuro senza istruzione. Abbiamo spiegato e fatto capire quanto fosse importante per gli studenti sardi avere un rappresentante in quel Consiglio Nazionale, soprattutto in un momento storico in cui lo stato vuole accentrare tutti i suoi poteri togliendo sempre più competenze alle Regioni, tra cui il diritto allo studio. Certo, questo non basta a risolvere tutti i problemi degli Atenei sardi, ma certamente ora abbiamo una voce che porta le nostre istanze direttamente in un organo nazionale. Ma oltre questo, non bisogna dimenticarsi le difficoltà dovute al fatto che, in questo tipo di elezioni, la Sardegna è inserita nel collegio "Sud e Isole", similmente a come avviene per le elezioni al parlamento europeo. Questo ci porta a competere con regioni che hanno un numero di studenti universitari decisamente più elevato.
Dunque, come per altre cose, paghiamo il relativamente ridotto numero di studenti universitari nella nostra Regione rispetto a realtà ben diversamente dimensionate. Ma questa volta il risultato è arrivato: casualità, momento propizio, strategia o probabilmente tutte e tre; ma in quali proporzioni?
Casualità poca devo dire. E' un risultato arrivato dopo anni e anni di associazionismo, battaglie, vertenze, sempre a tutela dei diritti degli studenti. E' un successo ricercato e ottenuto, per questo ancora più bello. Momento propizio sicuramente: la crisi dei nostri Atenei, il sotto-finanziamento statale e regionale al diritto allo studio e la mancanza di tutele e incentivi per la compagine studentesca hanno unito tutti attorno a questa campagna. Strategia quasi nulla: tanto cuore e coraggio, cercando di convincere tutti gli studenti presenti all'interno della nostra isola. Siamo andati ovunque a spiegare l'importanza di questa elezione in tutte le sedi universitarie regionali, Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano e Alghero, nessuno escluso. I colleghi ci hanno ripagato con la loro fiducia. Questa è stata la reale carta vincente.
In questi mesi hai dovuto costruire ex-novo il rapporto con la componente studentesca turritana, creando una rete di contatti tali da avere anche il loro sostegno. Sei soddisfatto?
Sassari è stata una sorpresa bellissima. Il dubbio sul risultato in quell'Ateneo è ciò che più mi portava a diffidare sull'esito finale. E invece è stato grandioso, soprattutto vedere tanti candidati alle universitarie mettere quasi in secondo piano la loro stessa elezione per una battaglia più grande e significativa. Certo non ci hanno aiutato tutti, ma questo fa parte del gioco. Chi lo ha fatto ci ha messo tanto cuore, ed ha trasmesso agli studenti quel sentimento vincente che abbiamo voluto tenere e rafforzare per tutta la campagna elettorale. È grazie a queste persone, sparse per tutta la Regione, se un'impresa impossibile è diventata possibile.
Con gran impegno hai conquistato questo risultato storico, e ora bisogna mettersi a lavoro. Quali sono i punti principali che intendi portare avanti in questi tre anni?
Occorre smettere di pensare all'Università come un luogo per pochi. Per noi, per la nostra generazione, essa rappresenta l'ultimo ascensore sociale rimasto in questo Paese, e può garantire a tutti identiche opportunità, a prescindere dalle differenze economiche di ognuno di noi. Per questo penso vi siano due azioni da cui non si può prescindere, le stesse che ripetiamo da anni: garantire una programmazione seria del diritto allo studio nel nostro Paese aumentando le risorse finanziarie dedicate, e gestendole sulla base del fabbisogno dei singoli territori, e non sulla base di criteri premiali punitivi nei confronti di Università come le nostre. Occorre condurre una battaglia contro l'idea dei Governi di questi ultimi anni, che tenta di accentrare l'istruzione e le Università nei luoghi economicamente più avvantaggiati e in quelli in cui naturalmente si scrivono più studenti.
Parliamo delle Università Sarde. Ogni tanto si vocifera che siano a rischio, che debbano essere federate per poter sopravvivere. Tu come la vedi?
Penso che la centralità dell'istruzione sia fondamentale e, di conseguenza, credo che una delle armi più potenti sia il radicamento degli Atenei nel territorio, senza semplificare la struttura in nome delle finanze pubbliche. Dico questo soprattutto perché una delle motivazioni a supporto della tesi pro-federazione è che in Sardegna abbiamo pochi studenti iscritti, pochi nuovi immatricolati, e di conseguenza due atenei sono troppi. Allora sveliamo un trucco: garantiamo a tutti gli studenti sardi il diritto allo studio all'interno della nostra isola, evitando che questi debbano abbandonare gli studi o trasferirsi in altre regioni perché non accedono ai contributi assistenziali per mancanza di fondi, come succede annualmente. Cosi avremo più immatricolati, più studenti, e meno scuse.
Considerando che la Sardegna è una regione molto vasta e risente di grossi problemi di spopolamento delle aree interne, a tuo giudizio, qual è il ruolo delle sedi decentrate? Il modello dell'Università diffusa può ancora essere attuato?
Il punto è che ci devono essere degli standard da seguire. Non è auspicabile che uno studente che trascorre la sua vita accademica a Nuoro, Oristano o Alghero abbia meno servizi rispetto agli altri. Penso agli studentati o al servizio mensa, in generale alla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni. Ma se già le sedi dei due Atenei presenti nell'isola vivono in grosse difficoltà, figuriamoci in che situazione possono essere le sedi decentrate. Si tratti del solito problema che vede la nostra Regione senza una programmazione a lungo termine che ponga le basi per i nostri Atenei nel futuro. Invece ogni volta che si discute di istruzione, diritto allo studio e ricerca, lo si fa in sede di legge finanziaria, quando si è già con l'acqua alla gola. Basti pensare cosa succede ogni anno per Alghero, dove si rischia continuamente la chiusura. Come può uno studente vivere il suo percorso con la tranquillità che merita in queste condizioni?
Purtroppo la nostra è una Regione povera. Tu sei ancora rappresentante dell'ERSU Cagliari e in questi due anni hai assistito in prima persona alle continue lamentele da parte degli studenti per le carenze degli interventi in favore del diritto allo studio, soprattutto per quanto riguarda le borse e il gran numero di idonei non beneficiari. La situazione sta migliorando?
La situazione si smuove ma non migliora più di tanto: con la riforma nazionale dell'ISEE, tutti coloro che fino allo scorso anno erano idonei non beneficiari sono stati esclusi dalle graduatorie, considerati dallo stato "nuovi ricchi". Una riforma architettata ad arte, per far scomparire la categoria degli idonei non beneficiari. Per tutto l'anno ci siamo mobilitati e, grazie all'Unione degli Universitari ed grazie al CNSU, siamo riusciti a far alzare le soglie di accesso ai contributi assistenziali a livello Ministeriale. Pochi giorni fa anche la nostra Regione ha aumentato le soglie. Ma questo non basta affatto. É difatti necessario che vengano incrementati i fondi regionali per le borse di studio onde evitare di avere sì più idonei ma non altrettanti beneficiari. Centrale sarà l'assesto di bilancio della nostra Regione. Io auspico che venga dato subito un forte segnale politico: Investiamo sugli studenti e sulla formazione nel nostro territorio.
In questo ruolo di rappresentante degli studenti hai sicuramente avuto a che fare con vari politici, soprattutto a livello regionale. Che impressione hai avuto? Vi è qualche difficoltà nel dialogare con loro? Ed inoltre, quale rapporto deve tenere un rappresentante degli studenti nei confronti dei partiti?
Inizialmente non è stato semplice. Con alcuni è stato più facile in quanto si sono mostrati maggiormente disponibili ad ascoltare e capire come funziona il nostro sistema universitario. Molti altri invece non si interessano minimamente della questione. Però è essenziale che, quando si prendono delle scelte politiche, si conosca pienamente la realtà in cui si interviene, sia i problemi che le potenzialità. Ma non tutti sono disposti ad impegnarsi in tal senso. Il rapporto che si viene a creare, quindi, può essere sia di interlocuzione che di conflitto, ma questo dipende sempre da quanto essi sono disposti a portare le giuste istanze nelle sedi opportune. Per questo non credo esista una tipologia di rapporto da tenere con i partiti politici. Sono invece convinto che si debba avere il proprio spazio per poter rivendicare i diritti negati di chi si rappresenta.
Sicuramente la politica universitaria è una cosa complessa. Dai risultati delle elezioni si nota un alto grado di astensionismo. Quali sono le cause? Vi sono delle similitudini con il fenomeno dell'antipolitica che si riscontra nelle elezioni extra-universitarie?
Sicuramente il parallelismo tra astensionismo nelle elezioni ''universitarie'' e ''extra-universitarie'' esiste. Ma detto questo, va osservato che, nell'ultima tornata elettorale, sia a Cagliari che a Sassari l'affluenza è aumentata di parecchio rispetto a due anni fa, mentre in altri Atenei italiani è calata drasticamente. Ad esempio, Sassari, al primo giorno di elezioni aveva tra le affluenze più alte di tutto il territorio nazionale. Tuttavia ritengo che l'anti-politica centri poco. Sicuramente c'è da fare un lavoro più intenso al momento dell'ingresso dei nuovi immatricolati all'Università. Occorre avvertire gli studenti che hanno dei rappresentanti eletti che li possono aiutare durante l'iter accademico, ma soprattutto informarli sul fatto che essi hanno dei diritti che noi difendiamo nelle sedi opportune giorno dopo giorno. Si fa rappresentanza con gli studenti e non senza di loro.
Ultima curiosità. Possiamo dire che la politica universitaria sia una sorta di palestra per possibili impegni futuri. Vale anche per te?
Penso che la palestra per gli impegni futuri sia determinata unicamente dal sentire l'esigenza di occuparsi dei propri ed degli altrui diritti, e soprattutto dalla passione che metti nel farlo. Fin quando avrò questa esigenza e questa passione sicuramente continuerò, ma nulla è già scritto.
Grazie Francesco. Auguri e buon lavoro