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Di cultura, strategie e… fiducia

A proposito di spopolamento delle aree interne.
Ma di cultura si potrà continuare a (soprav)vivere?
Potrà l'industria culturale, gestita dai nostri sempre più tecnologici giovani, salvare i piccoli centri?

Non credo nessuno di noi abbia una risposta certa, soprattutto in merito al futuro dei centri più piccoli, tuttavia la sfida che si prospetta è tra le più avvincenti e di quelle che, per non avere ricadute negative, necessita di un dinamismo diffuso e di una certa propensione alla partecipazione e alla condivisione democratica.

In un articolo pubblicato su Wired il 24 luglio scorso a firma di Daniela Mangini, viene riportato un dato significativo: la cultura ha un effetto moltiplicatore pari a 1,8, che tradotto significa che per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori. Nello stesso articolo si parla di un valore dell'intera filiera culturale pari a 250 miliardi di euro, il 16,7% del valore aggiunto nazionale, di cui il turismo rappresenta il primo beneficiario di questo effetto volano.
Nell'ambito della Strategia Europa 2020 le industrie culturali e creative costituiscono un pilastro importante se si analizzano i budget ad esse riservati.

Ma allora perché l'industria culturale e creativa stenta a decollare soprattutto nelle aree interne, anche laddove si concentra un patrimonio artistico-architettonico-archeologico cospicuo?
Forse l'assenza di capacità imprenditoriali, forse la mancanza di fondi finanziari, forse l'inconsapevolezza di ciò di cui si dispone, forse una programmazione politica incentrata su altre priorità. Forse.
Eppure esistono dei contesti anche in Sardegna che, seppur piccoli, seppur concentrati in aree con una densità demografica bassissima, non mancano di vivacità culturale, capace di innescare realtà imprenditoriali intelligenti che coinvolgono l'intera economia locale. Penso a Barumini, a Tuili, a Baradili, ad esempio. Si tratta di realtà che sfruttano la mente e le braccia di giovani che hanno scelto di restare o ritornare nel proprio territorio e che qui, con non meno sacrificio, hanno deciso di avviare il proprio futuro. Si tratta di giovani in cui le famiglie, le comunità, la politica, hanno voluto credere e su cui hanno scommesso non con senso di sfida ma con senso di fiducia.
Ed è piacevole visitare questi centri e leggere negli sguardi fieri degli anziani, ma anche nel decoro degli stessi spazi pubblici, che questo senso di fiducia si stia tramutando via via in senso di soddisfazione.

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