L'Europa, nel corso degli ultimi programmi settennali, ha individuato una serie di misure crescenti con interventi mirati e ben definiti, accompagnati dai relativi piani finanziari, per lo sviluppo del digitale all'interno della Comunità Europea.
Secondo l'indice sintetico DESI, che misura l'avanzamento del digitale, l'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa, insieme alla Bulgaria e alla Romania. I gravi ritardi e il mancato raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo del digitale, stabiliti nella programmazione europea del settennato 2007-2013, la cui conclusione doveva coincidere con la diffusione della banda larga di base nei piccoli centri rurali e superare il digital divide, si sommano a quelli della programmazione successiva 2014-2020, che stabilisce la diffusione della banda ultralarga, per gestire l'enorme crescita del traffico dati dei prossimi anni con la fibra ottica e creare un'autostrada per il trasporto dei dati.
In linea con gli obiettivi europei, alla fine del 2008 il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato il piano nazionale banda larga per azzerare il Digital Divide per circa 5 milioni di italiani, privi di connessione internet e residenti in aree non remunerative, dove il privato non ha interesse a intervenire. L'impegno finanziario di 1,47 miliardi di euro, aveva la finalità di portare la connettività tra 2 e 20 Mbps entro il 2013 e creare le premesse per la realizzazione di reti di nuova generazione ad altissima velocità. Rispetto a questo primo importante obiettivo sono troppi, però, ad oggi, i paesi della Sardegna non ancora coperti dalla banda larga di base.
Nel 2015 è partita la strategia per la banda ultra larga. L'Agenzia pubblica per l'Italia Digitale (AgID), istituita al fine di perseguire il massimo livello di innovazione tecnologica nella PA per portarla al servizio dei cittadini e delle imprese, ha individuato step ed obiettivi da rispettare In linea con l'agenda digitale. Durante la conferenza stampa svolta al Ministero dello Sviluppo Economico di Roma veniva annunciato il completamento della copertura della banda ultralarga entro la primavera del 2017, con un piano finanziario per la Sardegna del costo di 56 milioni di euro distribuito su 324 piccoli comuni, per garantire l'uguaglianza dei diritti dei cittadini in tutto il territorio regionale. Nella stampa regionale si parlava di interventi tempestivi per raggiungere una velocità fino a 100 Mbts. Successivamente tutti i comuni sardi (377) sono stati invitati dalla Regione e da Infratel ( società alle dipendenze del Ministero dello Sviluppo Economico che si occupa della gestione dei lavori pubblici sulle telecomunicazioni) a firmare una convenzione che stabiliva e autorizzava gli interventi pubblici nel territorio comunale. La maggior parte dei comuni, circa 300, rientrano nelle "aree bianche" a rischio di fallimento di mercato e per questa ragione sono direttamente pianificati dalla Regione con fondi regionali ed europei.
Ad oggi, purtroppo, risulta che i paesi più lontani dai centri cittadini sembrano essere destinati a retrocedere ulteriormente sotto l'aspetto socio-economico e demografico. E mentre già sono stati stabiliti i nuovi obiettivi europei del prossimo settennato 2021-2027, nelle zone interne ci si allontana dal rendere effettivi gli obiettivi di Europa 2020, in particolare quello dell'inclusione sociale, aumentando, al contrario, il divario digitale.
Di fronte all'"emergenza" digitale italiana, tanto più grave perché disconosciuta dai più e perché i mass media non ne parlano, un quadro drammatico si delinea in Sardegna, dove oltre all'isolamento territoriale si aggiunge quello digitale. In particolare nei centri rurali più interni mancano i servizi essenziali.
E' importante ricordare che il territorio sardo soffre da oramai cinquant'anni, senza discontinuità tra censimenti decennali, di una riduzione continua e di un invecchiamento diffuso e spesso esponenziale della popolazione insediata. In particolare, nelle aree più interne della Sardegna, si sta verificando il fenomeno di desertificazione umana.
Un'analisi compiuta a livello nazionale ha riconosciuto il triste primato, fra le aree più a rischio in Italia, all'Alta Marmilla. I 19 comuni che rientrano in questo territorio versano in una situazione critica rispetto all'andamento demografico. Secondo i dati Istat raccolti tra il 2007 e il 2015, nell'arco di 9 anni, c'è stata una riduzione di 1078 abitanti, che corrisponde alla perdita di due interi villaggi. Questa regione della Sardegna è stata perciò individuata prima area prototipo per la sperimentazione della "Strategia nazionale delle aree interne". Il progetto pilota SNAI, conclusa la fase di studio iniziata nel 2014, doveva essere attuata a partire dallo scorso anno (2017) per concludersi entro 36 mesi. 15 milioni di euro fra fondi europei, nazionali e regionali sono stati destinati per garantire la qualità della vita delle persone e puntare su uno sviluppo che interessa il territorio della Marmilla. Per sfidare il trend demografico di "non ritorno", sono stati articolati 4 ambiti tematici, l'istruzione che prevede un approccio innovativo e laboratoriale, la salute, con l'introduzione della telemedicina e il potenziamento dei servizi socio-sanitari territoriali, il miglioramento della mobilità sul territorio, coesione e competitività. Finora, purtroppo, non sono seguiti i fatti. La Fase attuativa infatti non è ancora decollata.
I servizi di base (sanità, mobilità, istruzione) che dovrebbero essere garantiti nei piccoli centri oggi non possono essere pensati né tantomeno realizzati senza il supporto informatico e senza un'alfabetizzazione digitale, necessaria per apprendere ad utilizzare in modo attivo e consapevole la tecnologia e per trarne vantaggio nella vita di tutti i giorni, oltre che a rilanciare l'economia interna e diventare competitivi all'esterno.
Dunque chiediamo:
Perché ancora questi ritardi? Perché non si riesce a rispettare le scadenze? Cosa ha impedito la diffusione della banda larga di base e sta impedendo la diffusione della banda ultralarga? Sono stati calcolati i costi di tutti questi ritardi?
Gruppi di cittadini, professionisti, amministratori, giovani animati dalla volontà di contribuire attivamente alla rinascita dei piccoli paesi oggi più sofferenti, si stanno incontrando a Macomer, coordinati dall'Associazione Nino Carrus, per trovare soluzioni innovative al problema dello spopolamento. Emerge chiaramente come, anche le idee e soluzioni più creative hanno bisogno di essere appoggiate e sostenute dallo Stato e dalla Regione.
Chiediamo urgenti interventi per ridare ossigeno ai nostri piccoli centri.
Chiediamo che ci venga garantito il diritto ad una partecipazione civica e una cittadinanza digitale attiva e più consapevole. Chiediamo che le politiche pubbliche siano sempre più trasparenti e al servizio dei cittadini. Solo attraverso azioni congiunte di politiche locali e nazionali, si potrà lavorare affinché si verifichino le condizioni per ritornare e restare in Sardegna, per vivere una qualità di vita superiore a quella attuale.
Vogliamo che diventi consuetudine poter effettuare una consulenza di telemedicina stando a casa, vogliamo garantire a un giovane sardo, ovunque egli si trovi, di riuscire a sfruttare al meglio le enormi potenzialità della rete, vogliamo assistere a uno sviluppo delle imprese sarde che sanno innovare grazie all'acquisizione delle nuove competenze digitali, vogliamo poter accedere al patrimonio dei dati aperti della Pubblica Amministrazione, vogliamo puntare sull'innovazione digitale per superare il gap dell'isolamento territoriale.
Chiediamo risposte e interventi urgenti.
* Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Genuri, Masterclass "La primavera dei paesi" dell'Associazione Nino Carrus
** Lettera inviata a:
All'Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna
Al Presidente della Giunta Regione Sardegna
Al Presidente e all'Amministratore delegato della società in house del MISE Infratel Italia S.p.A
Al Direttore di SARDEGNA IT, Società in house della Regione
Al Presidente dell'ANCI