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Prezzo del latte e trasformazione in pecorino sardo

Da studente di terza ITI nel 1965, certo prof. Violi, allora neo laureato con massimo di voti in chimica industriale nella facoltà dell'Ateneo di Bologna in cui insegnava il Giulio Natta premio Nobel, il primo giorno che ci condusse in laboratorio disse:

" ...Ragazzi! ricordate sempre che analisi vuol dire guardare dentro e più riusciamo a guardare in profondità e più conosceremo ciò che analizzeremo".

Questa massima per me e stata il leitmotiv della mia esistenza professionale, umana e politica da allora.

Sono di Sassari, zona di orticultori e non di pastori dal 1200, ma sono anche sardo e anche sessantottardo e militante nel PCI dall'Ottobre 1966.
Pur avendo percorso una vita lavorativa ben diversa dai miei avi ortolani, credo in materia di latte e di relativi prezzi pagati ai pastori di poter dire la mia, non foss'altro perche' dei 37 anni lavorativi trascorsi nel maledetto petrolchimico di Porto Torres da tanti sardi che con la sua fine hanno solo portato disoccupazione e non progresso, ben 30 di quegli anni gli ho trascorsi da analista di gestione e di organizzazione e forse posso dire la mia anche con il senso concreto che le elaborazioni di dati mi suggeriscono e con maggiore consapevolezza rispetto a tante fesserie di quello che sento in tv e che leggo in interviste da parte di ipotetici politici ed esponenti di organizzazioni dei contadini che raccontano in questo periodo.

L'inizio del mio interessamento sul formaggio (tra l'altro ne sono un pessimo consumatore e non di solo pecorino) nasce anni fa quando l'attuale dramma non era presente e nemmeno dalle notizie dei media ipotizzavano che potesse accadere, ma da diversi dubbi che da tempo percorrevano la mia mente in materia di energia consumata per produrre formaggi in genere in Sardegna.
Mi sono interessato di energia legata agli aspetti costi e risparmi, per doveri professionali prima e poi per passione politica, esattamente dalla crisi petrolifera dei primi anni 70 e dai primi anni 80 in poi per la parte politica. In questa veste ho elaborato situazioni, studi e quant'altro per far presente alla politica sarda quanto pesasse sull'apparato produttivo e sulle stesse famiglie, l'avere costi elevati di energia, partecipando ed intervenendo a dibattiti, discussioni e tavole rotonde e ...quadrate.... in ogni angolo dell'isola col mio maestro professionale, anche se lui era di formazione politica PRI, inteso come il partito di persone come La Malfa e Visentin. In questi incontri oltre a personalita' politiche di ogni colore e ad esponenti sindacali e associazioni imprenditoriali, ho sempre visto presenti e partecipare attivamente imprenditori di ogni settore economico, compresi quelli del turismo di elite della zona di Olbia che nei loro hotel potevano ammortizzare con pochi spiccioli gli alti prezzi energetici, mai pero' e' capitato di vedere qualche imprenditore del mondo dei caseifici operanti nell'isola compresi quelli delle varie latterie sociali.

La cosa da tempo mi aveva posto diversi dubbi, visto che la trasformazione del latte in formaggio e' un processo di chimica industriale identico (sembra strano) a quello per la produzione di materie plastiche in emulsione, dove di energia termica se ne consuma abbastanza. Cosi' sono andato a ricercare, trovandoli grazie a ISMEA, i prezzi medi storici dal 2000 al 2017, del pecorino romano classico, esportato soprattutto in USA, quelli del gasolio, visto che e' questa la frazione di petrolio che utilizzano in Sardegna, regione senza metano e quelli del latte, scoprendo questo bel diagramma che vedete sotto.

Quel tale Pio XI diceva che a pensar male si faceva peccato ma...... Che cosa fanno sospettare quei dati e quel diagramma, valutandoli storicamente in modo assetico? Semplice: le disefficienze provocate dall'aumento del prezzo del gasolio, vengono scaricate dai produttori di formaggio pecorino romano, sul prezzo della materia prima latte e non nel sistema di trasformazione, una anomalia gestionale aziendale che non esiste in alcuna industria che trasforma materie prime in prodotti finiti.

E' chiaro che questo e' un sospetto con i dati che pero' parlano chiaro, anche se non puo' essere la sola delle cause del caos attuale sul prezzo del latte, ma solo una.

Nella gloriosa e forse tanto odiata petrolchimica qui in Sardegna, come detto mi sono interessato per 30 anni di analisi gestionali e quindi di costi di produzione e trasformazione e succedeva che in tutti quei piacevolissimi (per me) conti economici e ipotesi che possiamo definire con il semplice termine di simulazione accompagnate dal dire "e se ipotizziamo questo, oppure quest'altro vediamo se abbiamo una situazione economica piu' favorevole o meno di quell'altra".

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