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La 'Carta delle proposte' della Rete Associazioni - Comunità per lo sviluppo

Dopo il Manifesto, pubblichiamo la Carta delle proposte della Rete delle Associazioni - Comunità per lo sviluppo, approvato a gennaio 2020 a Borore. La Rete ad oggi comprende 25 associazioni rappresentative di tutto il territorio sardo. 


La Carta delle proposte

Premessa

La Sardegna come buona parte del territorio italiano "dei margini" è un isola che sperimenta nuovi fenomeni di abbandono che ne colpiscono in particolare le aree interne,  evidenziandone le fragilità, i disagi, le disuguaglianze e le sistematiche contrazioni demografiche, antropologiche e culturali.

Nonostante i dati di questi arretramenti siano evidenti, spesso la percezione del fenomeno non viene percepito  nelle e dalle comunità interessate né tantomeno dalle istituzioni che posticipano la possibile scomparsa delle comunità nel lunghissimo periodo e non si fanno carico dei problemi a breve e medio termine che ne sono causa.

I calcoli purtroppo sono semplici e i risultati freddi e drammatici nella loro semplicità. Secondo una legge dell'invecchiamento  " se un paese arriva ad avere una percentuale di ultrasessantenni pari o superiore al 30% della popolazione totale, allora quel paese a meno di una massiccia immigrazione raggiunge un punto di non ritorno demografico.  Nel senso che la  popolazione complice il fatto che le morti supererebbero di troppo le nascite , non avrebbe più la capacità endogena di riprodursi efficacemente. "

Questa è la fotografia emblematica di una struttura che corre verso il baratro dell'estinzione. In dieci anni la Sardegna ha perso 32.000 abitanti e nel 2018 oltre 8.000 residenti. La maggior parte di queste partenze è caratterizzata da persone che si spostano per motivi di studio o di lavoro il che priva l'isola della parte più dinamica della popolazione. Fra le isole più simili e vicine i dati a confronto evidenziano come Corsica, Malta e Baleari negli ultimi dieci anni segnano un incremento della popolazione rispettivamente ­ di  11%, 12%, 15%; mentre la Sardegna nello stesso periodo registra un -2%.

In epoca di boom demografico mondiale dove la popolazione del pianeta si avvicina velocemente alla soglia dei 10 miliardi, e dove i problemi sociali ed ambientali in assenza di strategie politiche comuni di contrasto e di ripensamento dei modelli economici e culturali, la scomparsa di qualche comunità non sarebbe un dramma dal punto di vista meramente statistico;  il problema sorge però se consideriamo il fatto che la scomparsa di una popolazione non è solo un dato statistico che riguarda la demografia, ma significa anche la scomparsa degli usi e costumi, dei canti, delle poesie di una comunità che paradossalmente potrebbe riuscire attraverso terzi a consolidare il patrimonio materiale ma perderne irrimediabilmente quello immateriale fatto appunto di storie, di tradizioni, di saperi che ne caratterizzano l'unicità e la storia.

Questa crisi epocale costringe a ripensare tutto, sia dal punto di vista economico che da quello culturale attraverso un nuovo approccio, un nuovo sguardo  che osservi questi territori in modo differente da una prospettiva altra, che permetta di tramutarne le fragilità in opportunità, cercando di riempire quei vuoti attraverso la partecipazione delle comunità.

La realizzazione delle "nuove aree interne" si raggiunge  con l'innovazione sociale, le nuove tecnologie, sincretizzando i nuovi saperi  e la tradizione, le spinte dal basso con le moderne istituzioni, aprendosi in maniera propositiva  alla creazione di una rete delle reti che si basa sulla condivisione di prossimità, che rende un passo dopo l'altro più vicino  e non più avversario e ostile anche il territorio più lontano.

Per la prima volta è evidente che questi territori, in Italia come nel resto del mondo, iniziano ad essere visti  da alcuni non più solamente come un problema ma anche come un opportunità che nasce in parte dalla crisi degli agglomerati urbani più grandi ma anche dall'avvio di una metamorfosi culturale, di nuovi stili di vita che trasformano i territori in spazi di opportunità e di potenziale progetto di futuro.  Ribaltando il pregiudizio che vede negli spazi urbani il luogo esclusivo del dinamismo e dell'innovazione, attribuendo ai territori marginali solo i valori inerenti la custodia delle tradizioni. Territorio che viene ripensato attraverso le lenti dei nuovi montanari, da fenomeni come il neo ruralismo e neo comunitarismo dove oltre ai nativi si aggiungono i residenti temporanei che acquisiscono cittadinanza piena i quali spesso sono come una boccata d'aria fresca all'interno di comunità asfittiche.

 

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