Pochi anni fa, anzi pochissimi, si è individuato nelle Unioni dei Comuni il livello di governo del territorio adatto ad amministrare servizi, pianificazione e programmazione. Erano la base della riforma degli Enti Locali portata avanti da Cristiano Erriu e votata dal Consiglio regionale presieduto da Gianfranco Ganau nella legislatura guidata da Francesco Pigliaru.
Un grande lavoro si è avviato dal punto di vista della programmazione (con casi più o meno virtuosi) e della loro individuazione con l'approfondimento rispetto alle regioni storiche della Sardegna.
Poco si era fatto per darle gambe dal punto amministrativo e politico; occorreva potenziare il personale e decidere come organizzare competenze con i comuni, ed era necessario stabilire una seria rappresentatività politica ( così come per la città metropolitana in cui i rappresentatività politica manifesta ancora un serio vulnus della democrazia).
Oggi si riforma nuovamente tutto il sistema dell'assetto territoriale della Regione e le Unioni dei Comuni sembrano scomparse nel nulla: non se ne trova traccia nella proposta di legge che andrà in Consiglio regionale.
Ma sembrano scomparse non solo dalle proposte di legge ma anche dal dibattito pubblico.
Non considerate da chi le avversava (miope ma comprensibile strategia politica) ma non considerate oggi nemmeno da chi ha governato la Regione negli ultimi cinque anni e che oggi è all'opposizione.