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Cambiare la scuola per cambiare la Sardegna

Uno dei principali indicatori per valutare lo stato di salute di una democrazia e del suo sistema economico e sociale, è il numero di persone che vengono perse dalla scuola e dal sistema formativo nel suo complesso.

La Sardegna non è in forma: se dovessimo mutuare il linguaggio utilizzato per la crisi epidemiologica, viviamo nella zona rossa per quanto riguarda i tassi di abbandono scolastico e povertà educativa.

Gli ultimi dati ci raccontano che il 23% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona gli studi con in tasca il solo titolo di scuola secondaria di primo grado. A questo dato sfugge la dispersione "implicita", indicante gli studenti che, pur conseguendo un titolo di scuola secondaria di secondo grado, registrano un livello di competenze che corrisponde agli obiettivi formativi previsti per gli studenti di "terza media", non arrivando al livello 3 nelle prove di Italiano e Matematica dell'Invalsi e non raggiungendo il livello B1 nella lettura e nell'ascolto in Inglese. Sommando questi dati, la Sardegna conquista il podio nazionale della dispersione scolastica, con il 37,4% di giovani entrati in dispersione che diventano il 42,9% in provincia di Nuoro.

Perché l'isola fatica a trovare una cura per questo drammatico fenomeno?

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