Riccardo De Lisa, docente di economia dei mercati finanziari all'Università di Cagliari, parla di Recovery Plan come "un'occasione irripetibile che la Sardegna deve saper sfruttare al meglio per garantirsi un ruolo nel futuro". Fondamentale, per l'economista cagliaritano, è "farsi trovare pronti all'appuntamento" e " concentrare gli sforzi per pochi obiettivi perseguibili". Tra questi ne elenca alcuni considerati prioritari: digitalizzazione, transizione energetica, sinergie tra pubblico e privato per migliorare i servizi destinati a giovani e anziani, qualità dei trasporti.
E', quello che ci attende a breve, un passaggio di portata storica, che suscita giuste attese e speranze ma che, al contempo, solleva non pochi interrogativi. Uno su tutti: le zone interne dell'isola, le comunità che vivono e pagano a caro prezzo le loro marginalità, gli amministratori locali, la classe imprenditoriale, le forze sociali, sono pronte ad assumere un ruolo incisivo nelle determinazioni che saranno prese nei prossimi mesi e nell'attuazione dei relativi programmi?
Di questo si discuterà nella seconda videoconferenza dedicata al tema "I giovani amministratori nel futuro delle zone interne della Sardegna", organizzata dall'Associazione Carrus, in collaborazione con la Rete delle Associazioni/Comunità per lo sviluppo, in programma venerdì 26 marzo 2021 alle ore 18.30. L'evento, che si potrà seguire in diretta sulla pagina facebook e sul canale youtube dell'Associazione Nino Carrus, sarà introdotto dal Presidente Fausto Mura e coordinato dal Segretario Sandro Biccai.
Ospiti della serata Anna Maria Dore, sindaca di Uras, Alessandro Dore, consigliere comunale di Osilo, Piera Fadda, assessore del comune di Sorradile, Alessandro Porcu, assessore del comune di Borore e Antonella Canu , giovanissima prima cittadina di Lodè, paese cui spetta un primato non invidiabile: è il centro della provincia di Nuoro che negli ultimi 20 anni ha registrato il più alto indice di spopolamento, facendo segnare un preoccupante 27% in meno nel conteggio dei residenti. Ma quello di Lodè non è, purtroppo, un caso isolato.
Al contrario, va consolidandosi sempre più l'immagine di una Sardegna a forma di ciambella, con gran parte delle sue zone interne svuotate di abitanti, di giovani, di forze vitali, di servizi. Un'immagine che non può lasciare indifferenti e che esige risposte concrete e non più procrastinabili da parte dei nostri giovani amministratori locali.
