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“Ospiti digitali - Dare per avere”

L'elaborato dal titolo "Ospiti digitali – Dare per avere. Ipotesi progettuale per combattere lo spopolamento dell'Alta Marmilla" di Giulia Salvina Falchi, del Comune di Gonnoscodina, si è aggiudicato il primo premio del concorso di idee "Costruire speranze a Scuola di comunità".

Il concorso è stato indetto nell'ambito del progetto di ricerca – azione "La speranza dei paesi contro lo spopolamento delle zone interne della Sardegna", a cui hanno partecipato il Comune di Baradili, l'Università di Sassari, l'Associazione Nino Carrus, il Consorzio Due Giare e l'Ordine regionale degli assistenti sociali. 

1) Descrizione e analisi del quadro territoriale

Il piccolo centro di Gonnoscodina, comune di circa 500 abitanti della provincia di Oristano sorge nell'Alta Marmilla, su un pendio collinare tra la Giara di Gesturi, quella di Siddi e il Monte Arci. Anche il nome del paese deriva dalla sua posizione geografica: la radice "Gonnos" significa infatti "collina", mentre "Codina" significa "pietra, roccia". Il territorio presenta:
- Un'economia basata sull'agricoltura, con coltivazione di cereali, olivi e viti, e sull'allevamento di ovini, bovini e suini cui si affiancano aziende artigianali che si occupano della lavorazione del legno e della ceramica.
- La popolazione è distribuita maggiormente nella fascia di età adulta compresa tra i 15 e i 64 anni, registrando, nel 2021, come età media i 50 anni. Inoltre, risulta un progressivo spopolamento evidente nell'indice di mortalità che risulta essere maggiore all'indice di natalità.
- I servizi principali sono la bottega alimentare, la macelleria, la farmacia e le poste italiane; inoltre è presente la stazione dei carabinieri, la guardia medica, la biblioteca comunale e la comunità integrata "San Daniele". L'industria è del tutto inesistente e modesta è anche la presenza del terziario. Le strutture ricettive offrono la presenza di ristorazione e la possibilità di soggiornare nel paese. Non mancano forme di emigrazione giovanile, specialmente nelle zone costiere della Sardegna, alla ricerca di forme di lavoro più redditizie.
Un territorio interessato da una profonda crisi economica che tuttavia cerca di risollevarsi attraverso il potenziamento delle risorse esistenti legate al mondo rurale, un paese, che si sente partecipe del cambiamento del divenire sociale, che è impegnato nel fare rete con gli altri attori e agenzie sociali ed economiche del territorio, che mette in atto iniziative di forte valenza civica, culturale ed economica, cercando di valorizzare e sostenere l'economia portante del territorio riferita principalmente all'agricoltura e all'allevamento.

 

2) Obiettivi generali
L'obiettivo generale del progetto è quello di offrire risposte al problema dello spopolamento nei piccoli comuni. L'analisi territoriale sopra descritta mostra come la mancanza di attività lavorative "costringe" i giovani a migrare verso le grandi città allontanandosi dal proprio paese d'origine, ed è così che queste piccole realtà tendono pian piano a scomparire nel tempo, nello spazio, nella memoria sociale.
Gli obiettivi specifici dell'azione progettuale sono finalizzati a:
- Far ripartire i piccoli comuni trasformandoli in centri innovativi per la vita lavorativa, garantendo attraverso degli incentivi sul lungo periodo per spostare la propria residenza dalle grandi città alle piccole realtà di provincia.
- Dare l'opportunità a coloro che hanno migrato all'estero di tornare nel proprio paese d'origine con la possibilità di investire sul territorio.
- Valorizzare le tradizionali idee culturali ripensando all'attuale sistema dei servizi che richiede una modernizzazione.

 

3) Finalità del progetto
- Ripopolamento dei piccoli comuni: lo spopolamento è una piaga che sta colpendo sempre più comuni in giro per l'Italia. Secondo i dati di Legambiente sono 1650 i borghi che rischiano di essere abbandonati. A gennaio 2017 il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha annunciato l'iniziativa "2017 Anno dei borghi", un progetto volto a promuovere il turismo proprio nei luoghi che rischiano di essere abbandonati.
- Nuova e più versatile definizione di smart working, tale fenomeno potrebbe aiutare a rilanciare i piccoli paesi dove alta è la qualità ambientale e dove si potrebbe scegliere di collaborare con imprese anche molto distanti, potrebbe rianimare un circolo economico virtuoso, più abitanti nei piccoli comuni che porterebbe ad avere più attività come bar, ristoranti, idraulici, elettricisti, falegnami, più cultura e più teatro. Perciò questa modalità telematica potrebbe giovare sull'aumento delle attività lavorative evitando lo spopolamento.
- Garanzia dei servizi essenziali che possono incentivare le migrazioni verso i piccoli comuni.
- Valorizzazione del territorio e delle attività locali e artigianali: promuovere attraverso la digitalizzazione l'ospitalità, l'accoglienza, il senso di comunità, relazioni sociali solide e l'accesso a del cibo biologico potrebbe permettere una maggior affluenza di visitatori interessati ad uno stile di vita sano e disposti a trasferirsi in un ambiente confortevole e stimolante.

 

4) Azioni progettuali
- Ristrutturazione di edifici abbandonati del paese al fine di renderli abitabili con la possibilità di cederli in locazione ospitando imprenditori provenienti da ogni parte del mondo che svolgono la loro attività lavorativa esclusivamente in smart working e perciò disposti a lasciare le grandi città per vivere e lavorare nella tranquillità dei piccoli comuni.
- Creazione di nuovi spazi di coworking, dotando queste realtà di connessioni veloci tramite la banda larga, di notevole importanza per coloro che lavorano, scaricano e caricano dati sulla rete.
- Miglioramento dei servizi presenti sul territorio per motivare le famiglie a vivere nelle aree interne, passando dalla vita frenetica della città alla serenità e calma dei paesi.
Tutto ciò è possibile con l'impegno dell'Ente comunale finalizzato al reperimento di incentivi e fondi regionali.

 

5) Risultati
I risultati auspicano ricadute positive sulle persone e sul territorio in quanto le azioni progettuali sono volte a:
- Migliorare la qualità della vita degli imprenditori a cui consegue un impatto socio-economico consistente sul territorio, poiché godendo di una rilevante posizione economica, sono alla ricerca di cibo sano e prodotti biologici reperibili nel contesto analizzato.
- Creare fonti di guadagno nella comunità perché ospitando persone con una buona retribuzione, si attivano i servizi che possono richiedere un potenziamento in ragione di questi nuovi flussi di presenze, tanto da creare nuovi posti di lavoro per i giovani sul territorio.
La presenza di nuove e numerose professionalità può far sì che alcune imprese decidano di trasferire la loro sede nel piccolo comune, beneficiando anche di affitti sicuramente meno costosi rispetto ai canoni offerti nelle grandi città. Con l'arrivo di queste aziende, dove operano professionisti specializzati (come programmatori, etc..) che non si trovano in Sardegna, sarebbe quindi possibile arricchire lo stesso tessuto produttivo delle aree interne.

* Studentessa di Servizio sociale dell'Università di Sassari

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