Il convegno organizzato a Oristano dalle associazioni culturali Senatore Lucio Abis e Nino Carrus ha rappresentato un momento di confronto intenso e partecipato sul ruolo delle Province e sulla necessità di ripensare l'architettura istituzionale della Sardegna.
Al centro della discussione, un tema che tocca da vicino la vita delle comunità dell'interno: come restituire rappresentanza, autonomia e capacità decisionale a territori che negli ultimi anni hanno visto indebolirsi progressivamente i propri strumenti di governo.
Gli interventi dei relatori, tutti di alto livello, hanno messo in luce un sentimento comune: la riforma Del Rio, con l'introduzione delle elezioni di secondo livello, ha sottratto ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti provinciali, svuotando gli enti di legittimazione democratica e riducendone l'efficacia.
Per territori come Nuoro e Oristano, già segnati da fragilità strutturali, questo arretramento ha significato meno voce, meno risorse e una minore capacità di incidere sulle politiche pubbliche.
È emersa con forza l'idea che la narrazione delle Province come enti superflui abbia prodotto un danno profondo: ha ridotto la partecipazione, alimentato sfiducia e lasciato i territori più periferici senza un presidio istituzionale adeguato.
Nel corso della discussione si è parlato di scuole, strade, servizi essenziali, ma anche di identità, rappresentanza e futuro. È apparso chiaro che senza un riequilibrio territoriale e senza un ritorno a forme di elezione diretta, le Province non possono svolgere appieno il loro ruolo di cerniera tra Comuni e Regione.
Allo stesso tempo, è stata richiamata la necessità di una Regione più consapevole delle proprie prerogative statutarie, capace di esercitare fino in fondo i poteri che lo Statuto speciale le attribuisce in materia di enti locali.
Nelle conclusioni, Gianvalerio Sanna, presidente del Consorzio universitario Uno, ha sintetizzato il senso profondo dell'incontro: restituire ai cittadini la possibilità di partecipare e decidere.
Ha ricordato come la crisi di fiducia verso la politica sia stata spesso indirizzata verso i livelli istituzionali più deboli, senza affrontare le vere cause del malessere democratico.
Secondo Sanna, la Sardegna ha ancora la possibilità – e il dovere – di intervenire: lo Statuto speciale offre gli strumenti per ridisegnare competenze e circoscrizioni, ricostruire un sistema di rappresentanza proporzionale e contrastare lo spopolamento che colpisce i piccoli comuni.
Da qui l'annuncio dell'avvio di una raccolta firme per una proposta di legge popolare che riporti al centro la rappresentanza democratica e restituisca alle Province il ruolo che spetta loro: essere la voce dei territori e il motore di uno sviluppo più equilibrato dell'Isola.
