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Rifiuti: riciclo o incenerimento?

"L'incenerimento è la tecnologia di gestione dei rifiuti che ha il più alto impatto ambientale, il maggior spreco di materiali riutilizzabili, i più alti costi di costruzione ed esercizio, i più lunghi tempi di messa in opera, il minor bisogno di manodopera. In Italia gli inceneritori sono finanziati con soldi pubblici in quanto equiparati alle energie rinnovabili, ma, senza i contributi pubblici, gli inceneritori non sarebbero economici e quindi non verrebbero costruiti.

La soluzione complessiva del problema dello smaltimento dei rifiuti non è dunque riducibile alla scelta del singolo tipo di impianto e della sua localizzazione, ma semmai essa deve consistere nell'elaborazione di un piano strategico, integrato e più ampio che punti nel medio termine all'obiettivo "rifiuti zero".

"Il Quinto programma di azione della CEE 1993-2000, il Trattato di Maastricht, il Progetto di risoluzione del Consiglio 399/96 sul riesame della strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti, indicano chiaramente che "la prevenzione dei rifiuti permane la priorità assoluta seguita dal recupero e infine dallo smaltimento in condizione di sicurezza", e in particolare che: nell'ambito della prevenzione vanno promosse tecnologie e prodotti puliti, sistemi di reimpiego e riciclo, analisi del ciclo di vita dei prodotti, informazione e sensibilizzazione dei consumatori, riduzione della pericolosità dei rifiuti. Nell'ambito dell'opzione recupero va dunque preferito il recupero del materiale al "recupero di energia" poiché il primo meglio previene la produzione dei rifiuti.

In questo quadro risulta evidente che deve essere rivista interamente la politica dell'intero ciclo di produzione e di gestione dei rifiuti secondo i dettami delle normative Unione europea: le future tendenze operative sui rifiuti dovranno basarsi sulle tre parallele strategie operative (definite le 3R): riduzione della quantità; riutilizzo dei prodotti; riciclaggio dei materiali. Occorrerebbe quindi una politica che attivi concretamente e diffusamente politiche di riduzione, di riutilizzo e di riciclaggio dei rifiuti urbani e quindi della materia-energia in essi incorporata, abbandonando la non-soluzione dell'incenerimento in quanto nociva per le popolazioni, con bilanci energetici negativi e antieconomica; che favorisca le tecnologie a freddo per il trattamento dei rifiuti che restano dopo le raccolte differenziate e le pratiche di riutilizzo e di riciclaggio; che riduca quella parte di tariffazione che finanzia la costruzione degli inceneritori e vengano tolti gli incentivi - certificati verdi - per l'incenerimento dei rifiuti. Recependo coerentemente e in modo definitivo le direttive comunitarie relative alla definizione dei rifiuti non biodegradabili quale fonte energetica non rinnovabile".

Queste parole non sono mie, ma sono scritte in una proposta di legge regionale presentata dall'Onorevole Paolo Maninchedda nell'anno 2007, proposta che sono pronto a sottoscrivere. Mi chiedo cosa gli abbia fatto cambiare idea. Da allora le tecnologie hanno fatto ulteriori passi avanti e oggi, con la differenziata al 60%, si potrebbe molto più agevolmente costruire un 'impianto di selezione dell'indifferenziato secco che costerebbe meno di un inceneritore, sarebbe molto più veloce da costruire, creerebbe più occupazione e meno inquinamento. Dobbiamo invece inspiegabilmente subire dal Consorzio Industriale un bando di gara nel quale è clamorosamente censurato l'aggettivo liquidazione ed in cui risulta già stata decisa la tecnologia da utilizzare senza che su questo punto si sia pensato di coinvolgere opportunamente le popolazioni interessate, come previsto dalle direttive europee 96/61/CE e seguenti.

E' doveroso aggiungere che i territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità (DOCG, DOC, IGT), le aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica e ricadenti in zone aventi specifico interesse agrituristico non sono adatti alla localizzazione di impianti di incenerimento. A chiarirlo, in modo inequivocabile e definitivo, è stato il decreto legislativo della Repubblica Italiana del 18 maggio 2001, n. 228 intitolato "Orientamento e modernizzazione del settore agricolo" che all'art 21 detta norme specifiche. Tale tutela è previsto sia realizzata, in particolare, con: a) la definizione dei criteri per l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, b) l'adozione dei piani territoriali di coordinamento di cui all'articolo 15, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142, e l'individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.

Segnalo infine con forza che, nonostante i molti tentativi di dialogo e le chiare alternative all'incenerimento indicate da più parti, non ultimo il documento d'indirizzo della Provincia di Nuoro del 6 luglio 2012, alternative premianti da un punto di vista ambientale, occupazionale e finanziario, con possibili risparmi per la parte pubblica di svariate decine di milioni di euro, non si sia mai data la reale possibilità di un confronto su questi temi così importanti per l'ambiente, per la salute dei cittadini, per l'occupazione e per la difesa della vocazione agroalimentare del centro della Sardegna.

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