Home Pensiero libero Povera Patria
Povera Patria PDF Stampa E-mail
Rubriche - Pensiero libero
Scritto da Michele Piras - Sinistra Ecologia e Libertà   
Sabato 19 Dicembre 2009 12:31
Ora: è doveroso condannare ogni atto di violenza nei confronti di chiunque venga commesso. Altrettanto evidente che quando accaduto al presidente del Consiglio è un fatto rilevante. Grave. Da condannare.
Tutti (esclusi alcuni) dicono che la condanna va fatta "senza se e senza ma" e tuttavia lo scenario che ne esce fuori è la solita esibizione di ipocrisia tipica di un Paese come il nostro, arrivato al capolinea di una civiltà morente, al Termidoro di ogni stagione progressiva sul piano culturale, sociale, civile. Insomma è la crisi profonda di un sistema democratico stanco, asfissiato da scandali di ogni genere, collusioni fra potere politico, economico e criminalità organizzata, compravendita di corpi, crisi economica. 
Un Paese vecchio e stanco che non trova il bandolo della matassa per uscire da una crisi strutturale, grave, gravissima, che sfianca ogni entusiasmo e annienta ogni tentativo d'innovazione.

Oscillia fra ipocrisia e passività l'Italietta dei giorni nostri.
"L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde" scriveva Antonio Gramsci.

Penso che la categoria dell'indifferenza sia quella che meglio ci aiuta a comprendere ciò che accade in questi giorni, nei quali il lancio di una statuetta e il volto tumefatto e sanguinante del presidente del Consiglio divengono essi stessi oggetti contundenti usati dalla propaganda di regime a soffocare ogni e qualsiasi opposizione. Anche quella che "tartaglia" da un anno e mezzo sui banchi di un Parlamento da sessant'anni mai così lontano dal Paese reale.
Ho sopportato per dieci minuti circa (giusto lunedì 14) il processo imbastito a Porta a Porta contro Rosy Bindi, che certo non ha fama di essere donna violenta, semplicemente per aver rilasciato una dichiarazione appena meno ipocrita di quelle di altri esponenti d'opposizione. Ho sopportato. Ma dopo dieci minuti, l'incalzante requisitoria del servile conduttore (lui si sincero democratico e "rispettoso" delle istituzioni) e un clima da caccia alle streghe, il mio stomaco si è rivoltato "senza se e senza ma".

Forse perchè anche io odio gli indifferenti e forse anche perchè ho memoria: delle dichiarazioni del leader della Lega Nord sugli "uomini in armi" da inviare a Roma, della violenza organizzata (verbale e non solo) contro i migranti, dell'aggressione quotidiana alla Magistratura, delle porcate che un europarlamentare di nome Borghezio è uso dire e fare ogni tot mesi, della civile accoglienza riservata agli operai sardi dell'Alcoa nelle strade di Roma, degli edificanti interventi televisivi della signora Santanchè.

Ed anche memoria breve (non solo "storica"): per esempio il pestaggio del manipolo di contestatori antiberlusconiani proprio alla manifestazione del PdL di domenica scorsa. Episodio marginale si dirà, chiaramente passato in sordina di fronte al ben più rilevante aggressione al premier; come passò in sordina (fatte le debite distinzioni), il 9 maggio del 1978, l'omicidio di Peppino Impastato per mano mafiosa di fronte all'omicidio di Aldo Moro. Quant'è ingiusto il nostro Paese. Quant'è ipocrita il nostro Paese.

Si può dire la verità senza dover dare ragione a Di Pietro?
Si può ancora dire che è in atto uno dei più evidenti tentativi di sovversione dall'interno dell'ordine costituito oppure si rischia di passare per mandanti morali del Tartaglia?

O forse non è questo che accade nel Paese? Abbiamo un governo che sta realizzando il programma della Loggia P2, che sta svuotando di senso le istituzioni rappresentative, contrapponendo sistematicamente i poteri dello Stato. E la demagogia e la propaganda. Il controllo dei mezzi di comunicazione di massa a partire da quello quasi assoluto delle televisioni.

Le dichiarazioni deliranti e le altrettanto sconcertanti smentite. Daltronde si può dire quel che si vuole se ormai il Paese è distratto dalla necessità di "mettersi in proprio", del "m'arrangio".
Ed è un Paese "distratto" quello nel quale non ci si scandalizza per i respingimenti a mare dei migranti, per la strage quotidiana e silente che riempie di cadaveri il Mare Nostrum, per la crescente violenza nei confronti nelle nostre città. Non viene la nausea a pensare che la principale causa di morte delle donne in Italia è la violenza maschile. Non crea moti di sdegno il 10% di disoccupati, una intera generazione esclusa dalla società, la crescente povertà. E nulla quaestio se in Italia non esiste più il diritto allo studio o se per ottenere quello al lavoro la meglio gioventù del meridione ripercorre le strade dei propri padri e delle proprie madri verso nord.
Verrebbe da abbandonarlo questo Paese nella sua squallida fase di decadenza. Lasciarlo definitivamente in mano a questa accolita di "persone per bene" che tutto controlla e tutto governa. Che si mangino pure il poco della torta avanzata a fine banchetto.

L'importante è che non si lasci intendere che il cosiddetto clima di tensione sociale è fomentato proprio da chi addì 14 dicembre ha visto il Duomo di Milano più vicino di chiunque altro (perdonate il sarcasmo).
Ed ecco causa e pretesto per scatenare contro chiunque abbia da dire "un se o un ma", pure blando e sussurrato, la scomunica e la reprimenda dei sinceri democratici e dei cortigiani.
Ecco il pretesto per distrarre il Paese dalle risse interne al "governo ed alla maggioranza più fighe della Storia". Si! E' stato proprio un bel regalo a Berlusconi quel souvenir del Duomo.
E l'opposizione senza idee e senza progetto è di nuovo con le spalle al muro. Del resto è come sparare sulla croce rossa.
E a meno che finalmente non si comprenda ciò che pare banale e che finalmente non si affronti la ricerca del bandolo della matassa sarà presto l'occasione perchè presto succeda nuovamente.
Povera Patria.

Scrivi un commento

Nome:
E-mail:
Titolo:
Commento:
 
Copyright @2008 Associazione Nino Carrus - e-mail: info@ninocarrus.it