Il progetto di paesaggio è prima di tutto un lavoro sulla percezione dei luoghi, del palinsesto di segni che su di essi si sono stratificati, delle loro costanti, della loro dinamicità. Saper leggere un paesaggio, saper guardare un territorio con occhio da geografo, da storico, da geologo, fa parte di una dinamica conoscitiva simile alla decodifica di una lingua o di una partitura musicale, per le quali sono indispensabili adeguate chiavi di lettura.
Se ci sforzassimo di ri-vedere il nostro territorio e iniziassimo a parlarne come dei geografi, con un lavoro di narrazione che permetta metaforicamente di "rilegarci alla montagna" come fece Maria Lai, piuttosto che fare la conta di quanti nuraghi ricadono in ogni confine amministrativo, forse potremmo ritrovare i significati più profondi dell'abitare in Sardegna. Abbandonando i campanilismi e la virtualità dei confini politici, chi abita i numerosissimi borghi rurali dell'isola, potrebbero ri-conoscersi, accomunarsi, ritrovarsi, come abitante dello stesso altipiano o della stessa valle e così proporsi al mondo, non solo nell'ottica di una fruizione turistica, ma in una più ampia visione di produzione, commercio e contrasto dei preoccupanti fenomeni di spopolamento.
La qualità di un formaggio o l'unicità di un vino sono prodotto (o forse produttori?) di paesaggi, non di confini amministrativi, ed è con questi che devono essere identificati. In questo quadro analitico, i territori delle regioni storiche del Marghine e della Planargia sono esemplificativi delle aree a bassa densità e gli insediamento dei piccoli centri rurali, appaiono intimamente legati alle aree di bordo dei due macropaesaggi, la valle e l'altipiano.La strategia progettuale parte perciò da un attento esame del territorio nei suoi assi di percorrenza, in particolare della statale 129 bis, così da poterne individuare le tracce fisiche e ripensarle in una visione strategica generale.
In altre parole si tratta di un lavoro di lettura e riscrittura del paesaggio, o forse, per proseguire la metafora, di sottolineatura di ciò che sta già scritto. L'obbiettivo del progetto per questi territori dovrebbe essere dunque la creazione di un linguaggio espressivo chiaro e comune con semplici interventi di piantumazione, pavimentazioni, murature in pietra. Un linguaggio non didascalico, che quindi avrà sempre necessità di chiavi di lettura e decodifica, ma che possa comunque essere intuitivo per una gran parte di persone.
Ecco allora che focalizzare lo sguardo nell'atto di attraversare il territorio, è occasione di riconoscere una bonifica agraria o di attraversare la barriera di un improvviso bosco di sugherete. Ogni curva della strada come della ferrovia ha una ragione precisa e guardando da vicino la troveremo spesso in un sito nuragico o in un corso d'acqua che ne giustificarne il disegno.
Saper vedere il territorio forse potrebbe aiutarci a usare parole come altipiani, valli, promontori, coste, colline per poi poterlo descrivere e saperlo descrivere potrebbe aiutarci in maniera matura nel saperlo promuovere.
* sintesi del saggio premiato dal Premio Nino Carrus 2015.


