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Tossilo e rifiuti: il punto di vista di un lavoratore

Di seguito, il comunicato che avrei dovuto presentare al Convegno "Inceneritore? No grazie" e che per incomprensioni e futili motivi, non abbiamo portato. Si voleva solamente fornire spunti per far si che la politica operasse scelte che non possono piu essere disattese.

Chi vi parla lo fa in nome e per conto del Comitato dei Lavoratori della Tossilo Spa, che è stato costituito al solo scopo di colmare un gap di comunicazione e informazione, in un momento estremamente critico della nostra attivita' lavorativa e delle problematiche connesse alla situazione dell'impianto.

Una premessa è d'obbligo: e' noto a tutti che è sempre stata e sempre sara' la politica a determinare le scelte, anche nel caso specifico del settore rifiuti, e che queste, comunque se operate con misura e intelligenza non possono non tenere conto delle posizioni e valutazioni che esprime il territorio e, di questo, le popolazioni. Detto questo, e in ragione del fatto che la situazione occupazionale del nostro territorio e' a livelli di criticita' probabilmente mai raggiunti, pur con la consapevolezza di sapere benissimo cosa significhi lavorare in un impianto di incenerimento, anche il Comitato che qui rappresento, qualora si determini la scelta per questa soluzione, continuera' a lavorare con impegno e serieta', tra l'altro sempre dimostrati, per far si che il sito di Tossilo, quale realta' lavorativa per 50 persone e annesse famiglie, continui ad essere tale anche per coloro che dopo di noi verranno.

E' bene ricordare che l'impianto di Tossilo, voluto fortemente dal compianto On. Nino Carrus, alla fine degli anni '80, era parte integrante di un progetto regionale per lo smaltimento dei rifiuti, che prevedeva, per la prima volta in Sardegna, la realizzazione di impianti con recupero energetico.Nato sull'onda della industrializzazione che aveva condizionato da diversi decenni la vita e la realta' lavorativa dell'Isola, anche lo smaltimento dei rifiuti voltava pagina con il superamento del deposito del tal quale in discarica, per far posto allo smaltimento avente carattere prettamente industriale. Le migliori tecnologie erano allora applicate a questi sistemi di smaltimanto, che per la loro complessita' necessitano di personale altamente qualificato. All'inizio infatti il personale veniva reclutato dopo accurata selezione. La scelta sul tipo di tecnologia da adottare era ricaduta su un sistema allora all'avanguardia.

Primo in Europa e di questo andavamo orgogliosi, veniva realizzato un forno a letto fluido. Questo, a differenza del piu' tradizionale forno a griglia, era ed è il sistema che presenta la massima efficenza di combustione, praticamente vicina al 100%. E' comunque un sistema che presenta delle criticita', per via della sabbia silicea, che portata in sospensione con una forte portata d'aria, funge da volano termico una volta che è stata portata in temperatura ottimale, con l'ausilio di bruciatori. Un sistema di abbattimento ed estrazione fumi, viene mantenuto in equilibrio pressorio,tra monte e valle del sistema. Nel mezzo sta una caldaia che sfruttando i fumi caldi,produce vapore, questo viene trasformato in energia per mezzo di una turbina. Un reattore e un filtro a maniche abbattono previa iniezione di reagenti (prima era latte di calce, ora carboni attivi e bicarbonato di sodio) le sostanze inquinanti presenti nei fumi.

Le emissioni sono sempre state il tallone d'Achille dell'impianto, anche per la sua instabilita'. Le normative in materia, col passare degli anni, imponevano limiti sempre piu bassi, determinando criticita' crescenti .Criticita' che avevano dirette ripercussioni sulla qualita' e pericolosita' del lavoro all'interno dello stesso. Sono stati innumerevoli gli interventi posti in essere allo scopo di migliorare la situazione. Miglioramenti che hanno avuto sempre un parziale effetto positivo, ma che erano da ricercarsi unicamente sul capitolo emissioni. Di contro permanevano se non addirittura aumentavano, le criticita' per i lavoratori, che ho espresso pocanzi. La discarica di servizio, realizzata a Monte Muradu, doveva per circa 20 anni, accogliere principalmente scorie e ceneri prodotte nell'impianto, ma per i tanti problemi che via via si presentavano in questo, il suo precoce esurimento, ha determinato, dopo circa un decennio, la realizzazione di un secondo lotto. Oggi ha una minima disponibilita' residua, e quasi totalmente destinata ai residui dell'incenerimento.

L'impianto, considerato oramai da tutti come obsoleto e inidoneo a svolgere la funzione di termovalorizzatore, è dotato ora di due linee di incenerimento sempre a letto fluido, che è bene ricordare, è un sistema concepito al funzionamento con rifiuto opportunamente trattato, il cosiddetto CDR (combustibile da rifiuto). Di fatto ci siamo trovati per tanti anni a bruciare rifiuti che non rispondevano alle caratteristiche su esposte. Tutto cio' a causa della tardiva partenza della raccolta differenziata, che pure era condizione necessaria per avere risultati positivi in termini di emissioni e regolarita' di funzionamento. Il deficit è stato in parte colmato circa sette anni fa, con l'avvio della raccolta porta a porta.

La raccolta differenziata porta a porta - lo voglio ricordare - è una tecnica di gestione dei rifiuti che è oramai entrata a far parte della vita di ognuno di noi. Questo sistema è giustamente considerato il metodo più funzionale per incrementare la percentuale di rifiuti destinati al riciclaggio. Tuttavia, ancora oggi, persiste un aspetto problematico del sistema che è quello della discontinua collaborazione da parte dei cittadini. Le Amm.ni Comunali potrebbero adottare sistemi di incentivazione, allo scopo. In pratica meno secco non riciclabile si produce meno si paga, questo spingerebbe i cittadini ad impegnarsi nella raccolta differenziata. Purtroppo ancora oggi vediamo rifiuti depositati in ogni dove, e questo costringe i Comuni a servizi supplementari con le Ditte che espletano il servizio di raccolta.

A proposito di servizio di raccolta: dovrebbe generare sgomento e indignazione,  ancora oggi questo delicato e preziosissimo servizio, svolto ancora da ditte che operano reclutando personale, che oltre a non avere la pur minima formazione in materia, opera privo delle necessarie dotazioni, e molto probabilmente senza contratto.Tutto cio', per il fatto che ancora l'aggiudicazione degli appalti, avviene con le gare al massimo ribasso. Avere i conti in ordine e risparmiare è necessario, ma questo non deve pesare sulle spalle dei lavoratori. Di questo devono farsi carico le Amministrazioni Comunali, che nei capitolati devono inserire norme che tutelino gli operatori, e in seguito operino i dovuti controlli. Altra cosa che ci pone interrogativi è il fatto per cui la Tossilo abbia, da quando è andato via il partner privato, deciso di non andare avanti col progetto del servizio porta a porta, in tutti i Comuni che avrebbero sottoscritto una convenzione con la stessa Tossilo. Di fatto i Comuni sarebbero diventati soci e per questo godere delle agevolazioni del caso, oltre al fatto di vedere garantito il posto per gli operatori. In pratica: il servizio si fa a Borore? Gli operatori si assumono a Borore. La Tossilo avrebbe deciso di non proseguire col servizio di raccolta, e al termine dei contratti in essere e/o in proroga, interrompera' il servizio, licenziando tra assunti a tempo indeterminato e interinali, 5 persone.

Ma torniamo all'impianto e al sistema di smaltimento. Abbiamo letto e fatto le dovute considerazioni, sul documento presentato e votato dall'Unione dei Comuni, e che risulta essere parte integrante della delibera del 19-01-2012. Leggiamo testualmente: "I Comuni del territorio, sono impegnati ad incrementare i loro attuali risultati nella raccolta differenziata, ponendosi l'obiettivo di andare oltre il valore del 60%, già raggiunto da diversi Comuni del Marghine. Nessuna disponibilità alla sua implementazione produttiva (quindi nessun aumento rispetto all'attuale bacino di conferimento, nessun aumento della capacità di trattamento dei rifiuti), nessuna disponibilità alla sua operatività nel medio e lungo periodo".

Allora: con una raccolta differenziata al 60-65%, e che realisticamente si puo' incrementare, con il prospettato avvio della piattaforma di prima valorizzazione e del compostaggio, dove si pensa di reperire i rifiuti necessari a sostenere l'impianto (che è bene ricordare nella migliore delle ipotesi verrebbe realizzato in non meno di 3 anni ai quali vanno aggiunti i tempi burocratici, per l'espletamento della gara) e che avra' una capacita' di smaltimento di 60.000 tonnellate?

I tecnici dicono che si potra' avere il nuovo impianto non prima del 2017. Oggi si conferiscono da noi circa 40.000 tonnellate di rifiuti, fatte tutte le dovute considerazioni, il residuo da incenerire, risulterebbe essere una percentuale minima rispetto alla capacita' di smaltimento riferita ai dati di progetto. Paradossalmente potremmo avere problemi occupazionali proprio per la mancanza dei rifiuti, e quindi a nostro parere appare necessaria una piu accurata analisi del problema, soprattutto in prospettiva futura.

Infine un fattore che ci pone interrogativi circa l'attuale sistema di smaltimento, risiede nel fatto che gli inceneritori visti come unica soluzione necessaria anche in prospettiva, di fatto vanificano gli sforzi della raccolta differenziata, o meglio, gli inceneritori sono probabilmente, la ragione per cui la raccolta differenziata non riesce a decollare. Questo in considerazione del fatto che si "nutrono" principalmente di plastica, carta e legno, cioè i materiali riciclabili.

Oggi, alla politica, chiediamo chiarezza e certezze per il futuro, non superficialita' e ipocrisia!

* ex aderente al Comitato Lavoratori Tossilo

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