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L'antipolitica si batte con la buona politica

Come si batte l'antipolitica? Facendo una buona politica. La risposta pare ovvia, ma nel caos mediatico delle ultime settimane sento e vedo (in tv) molte chiacchiere, isterismi e sommari processi di popolo. Molto meno tentativi di rispondere razionalmente all'emergenza. Cominciamo dunque col dire che l'antipolitica (Grillo, Di Pietro, gli indignados, il popolo viola, i forconi siciliani ecc.) fa leva su drammatiche questioni aperte, da troppo tempo ignorate dalla politica dei partiti.

E' vero che la politica "ufficiale" non decide (non ha più una visione di fondo, un progetto intorno al quale mobilitare e far sognare); che costa troppo e spreca risorse pubbliche; che seleziona male la sua classe dirigente; che spesso - non sempre - è corrotta, e comunque non sa isolare abbastanza i corrotti che si sono annidati al suo interno. Vero. Ma l'antipolitica, in cambio, cosa propone? Quali sono le sue ricette per uscire dalla crisi? Non si sa, non viene detto, non si capisce.

Occorre in realtà alla politica (alias ai partiti) una grande rivoluzione intellettuale e morale. Occorre prima di tutto recuperare le radici ideali dell'impegno politico, abolendo la prassi invalsa che si entra in politica per far soldi o comunque per far carriera: quindi attenzione a chi si candida (specie se, come per il Parlamento, si tratta di nominati) e possibilmente leggi elettorali più competitive (primarie, collegi piccoli con sfide reali tra candidati noti agli elettori). Ma bisogna poi anche ridimensionare i partiti: l'era dei partiti-macchina è finita col Novecento. E' oggi l'epoca dei partiti snelli, nodi cruciali nelle grandi reti di comunicazione sparse sul territorio, in perenne ascolto del cittadino attraverso la tecnologia informatica e forme dirette di coinvolgimento che si possono inventare. Partiti più parchi nella spesa di risorse pubbliche (che devono avere ancora a disposizione ma in misura minore, e previ controlli efficaci di autorità terze), più aperti agli elettori, con meno uffici e funzionari centrali e più sedi aperte nel territorio. E molto volontariato.

E poi ci sono i programmi. Che devono essere chiari, coerenti nelle loro varie parti, controllabili nella loro esecuzione.

Partiti meno voraci anche nelle istituzioni (parlo dell'occupazione di poltrone, se non lo si è capito), più disponibili a lasciarsi scrutare dagli elettori (case di vetro),più democratici al loro interno.

Cosa ha a che fare tutto questo con gli attuali funambolismi di Casini (partito della nazione), Alfano (partito non partito, a sorpresa, aspettate dopo le elezioni amministrative e poi vedrete), Montezemolo (c'è un 20% di elettori libero, da conquistare), la Lega edizione Maroni ecc. ecc.? Nulla, sono solo scatole vuote, progetti d ristrutturazione dell'offerta politica a freddo, da esporre nella vetrina dello shopping elettorale sperando che qualcuno degli indecisi abboccherà. E dire che basterebbe poco. Basterebbe un po' di buona, virtuosa seria politica.

* deputato PD

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