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Crescita a rischio se il mercato è senza controllo
- 19 Maggio 2013
- Giorgio Macciotta
Anche nel secondo volume dedicato agli interventi parlamentari di Nino Carrus su Mezzogiorno e Partecipazioni Statali emerge una trama unitaria: l'attenzione al riequilibrio della finanza pubblica, al fine di recuperare, grazie a un bilancio risanato, la capacità di manovra delle politiche pubbliche.
La vita di una società moderna non è per lui possibile se le politiche economico-finanziarie trascurano le esigenze dei soggetti che in esse operano e non rispettano «tre vincoli importanti: l'equità fiscale, che è necessario conservare pur nel processo di accrescimento della pressione tributaria; il mantenimento dello Stato sociale, pur intraprendendo la strada volta a tagliare assistenzialismo e spreco; la necessità di sostenere, con trasferimenti dello Stato alle imprese e alle famiglie, attività produttive compatibili con un alto livello di crescita».
All'origine della Repubblica era convinzione comune che la sola azione del mercato non avrebbe corretto le distorsioni tra Nord e Sud, in tempi compatibili con le aspettative suscitate dalla nuova situazione politica. Si attivarono strumenti straordinari. Alla modernizzazione dell'industria e dei servizi in settori strategici (siderurgia, meccanica, cantieristica, telecomunicazioni, trasporti aerei e navali) fece fronte l'Iri. L'Eni, scampato alla liquidazione, garantì l'approvvigionamento energetico. Per adeguare gli assetti civili (casa, acqua, essenziali infrastrutture e servizi a rete) fu creata la Cassa per il Mezzogiorno.
Carrus, però, operò quando Cassa e Partecipazioni Statali avevano esaurito la spinta propulsiva. Il tentativo, a metà degli anni '70, di coordinare l'intervento straordinario nel Mezzogiorno, con l'azione delle Regioni non aveva dato frutti positivi per lo squilibrio tra i mezzi limitati delle Regioni e quelli dell'intervento straordinario, gestiti con una logica centralistica.
Ogni nuova legge doveva partire dal nuovo assetto istituzionale, terreno naturale per Carrus e la sua formazione regionalista. Per lui «pensare che tutti gli strumenti per lo sviluppo del Mezzogiorno possano essere esauriti dall'intervento straordinario è uno sbaglio che non (si deve) commettere». E ricorda come non per «caso fortuito il divario tra Nord e Sudsi sia accentuato a partire dal 1973, cioè dal manifestarsi di quella crisi economica che ha investito, al pari di tutte le altre economie capitalistiche industrializzate, anche il nostro paese». E, contro la tendenza ad affidarsi solo alla forza regolatrice del mercato, Carrus sottolinea, tra gli aspetti positivi della nuova disciplina, l'aver puntato sullo sviluppo dell'occupazione. A suo parere infatti «aver indicato l'occupazione come obiettivo principale vuol dire aver colto il problema centrale, che è appunto quello dell'eccesso della forza-lavoro accentuato ed aumentato dal modo in cui la ristrutturazione avviene nel resto del paese».
Ma decisivo è soprattutto il fatto che «lo strumento fondamentale della programmazione, (sia) diventato uno strumento ordinario. Affidare al Cipe la capacità decisionale significa spostare l'asse decisionale e riportarlo al centro della politica economica nazionale, riconoscendo così che il problema del Mezzogiorno è questione nazionale anche negli strumenti utilizzati».
Anche le Partecipazioni Statali nell'approccio di Carrus avrebbero dovuto essere funzionali all'unificazione del paese: «La storia, dice, insegna che lo Stato interviene quando il mercato fallisce; quando, ad esempio, esistono zone a sviluppo differente, quando non sia conveniente per imprese private fornire taluni servizi, quando gli orizzonti spaziali e temporali degli interventi pubblici e privati differiscono tra loro».
Ma negli anni '80 anche la fase positiva delle Partecipazioni Statali era conclusa. La discussione verteva sull'intreccio tra Stato e mercato. Carrus condivideva il nuovo «sistema di finanziamento (che) portava i fondi di dotazione ad incidere non soltanto sul capitale degli enti di gestione, ma anche sul capitale e sui programmi delle società operative ... un sistema che non distorce il mercato ripianando artificiosamente le perdite, ma semmai, secondo le regole del mercato, introduce in esso le società che fanno parte del sistema delle Partecipazioni statali».
Era il superamento della teoria degli "extracosti", fonte di inefficienza e corruzione. Carrus sostiene, infatti, che «quando fu teorizzato anche nel nostro paese il concetto di "extracosti", cioè di costi aggiuntivi, cui si doveva far fronte con trasferimenti dal bilancio dello Stato, (essi) in alcuni casi furono giustificati dalla necessità di mantenere la presenza dello Stato imprenditore in alcuni settori; ma, soprattutto negli ultimi dieci anni, sotto il nome di "extracosti" passarono molti trasferimenti di finanza pubblica verso il sistema delle imprese, che adulteravano il sistema della par condicio e della competitività».
Non era solo una violazione di norme penali ma anche una violazione sistemica della Costituzione, perché «l'articolo 3 della Costituzione, introduce il principio della par condicio, che non riguarda solo gli individui, ma anche le imprese. La par condicio è un principio generale del nostro ordinamento. Pertanto, quando, con il sistema dei trasferimenti dal bilancio dello Stato alle imprese, noi violiamo il principio della parità tra imprese, violiamo il principio fondamentale della competitività. Non possiamo, quindi, permetterci il lusso di trasferire enormi quantità di risorse pubbliche verso imprese caratterizzate da inerzia burocratica o addirittura da corruzione». E si rammaricava dell'iter faticoso della riforma che avrebbe impedito al governo di vedere il provvedimento approvato dal Parlamento prima della scadenza dei termini costituzionali."
A conclusione dell'esperienza parlamentare Carrus tornava ai temi che ne avevano caratterizzato la presenza, facendone un protagonista del dibattito, faticosamente avviato, per politiche di bilancio rigorose, al servizio di una politica economica caratterizzata da obiettivi di equità e di sviluppo.
* tratto da La Nuova Sardegna del 17/05/2013










