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Caro Pd, il senso delle istituzioni non si prescrive
- 11 Luglio 2013
- Guido Melis
Stamane è difficile non commentare i fatti di ieri alla Camera e al Senato. Devastanti. Una pagina nera nella storia costituzionale d'Italia. Perché quello che è accaduto è esattamente questo: che una parte politica, membro decisivo della maggioranza di governo, ha minacciato azioni eversive per opporsi non ad una sentenza sul suo leader ma ad una normale decisione di una Corte di procedere nel giudizio in tempi atti a non vanificarlo.
La prescrizione infatti non è un diritto dell'imputato. E' un cancro che interviene nel processo (in Italia generalmente troppo lungo, per motivi vari che qui non è possibile approfondire) e lo distrugge. Distruggendolo distrugge la possibilità di fare giustizia, vanifica cioè il fine fondamentale dell'ordinamento, che mira, appunto, a ristabilire la sovranità della legge dove è stata violata.
La prescrizione non è né a favore né contro l'imputato (in alcuni casi anzi lo danneggia: tant'è che è prevista per chi voglia provare la propria innocenza rinunciarvi. Ed esistono molti casi di rinuncia premiata da successiva assoluzione). Può esserci un interesse dell'imputato, d'accordo: ma dell'imputato che sa che sarà sicuramente condannato, e preferisce alla condanna la macchia della prescrizione.
Ora, aver montato in Parlamento una cagnara contro la magistratura, accusandola di non aver favorito la prescrizione,è non solo moralmente indegno ma logicamente un corto circuito logico: come dire che per evitare una condanna tutti i mezzi sono leciti.
Sin qui il Pdl, che si è confermato un partito totalmente privo del senso delle istituzioni, una mera proiezione degli interessi personali del suo capo.
Ma è il Pd che mi sconcerta. E' vero - come dice Zanda - che in altri casi, per esigenze dei gruppi parlamentari, si è interrotta l'aula dando luogo a assemblee dei gruppi. E' successo anche durante la scorsa legislatura, più volte.
Ma mai l'interruzione è stata presentata (questo è il punto) come una protesta del Parlamento contro la magistratura. Fingere di ignorare che chi chiedeva la sospensione (fossero 3 o 1 giorno non conta) aveva questa motivazione è una cosa enorme, una omissione ipocrita che pagheremo cara. Perché, caro Zanda, caro Speranza e caro Epifani, con le istituzioni non si scherza. E se le si piega una volta a una cattiva causa, poi si perde qualcosa in legittimazione e in prestigio. E quando le istituzioni scendono nella scala della legittimazione e del prestigio, inevitabilmente scadono. Il fascismo andò al potere umiliando il Parlamento. Temo che ieri si sia scritto un capitolo di storia parlamentare che va nella medesima direzione.










