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Gli operai salvano l’impresa ma i sindacati...

E' successo in un'azienda siderurgica in provincia di Belluno. Un caso che sta facendo molto rumore. Eddi Della Rosa, proprietario dell'impresa con 30 addetti ha chiesto ai suoi dipendenti di lavorare mezz'ora di più al giorno a parità di salario per tenere in piedi l'attività e non chiudere i battenti. Con l'impegno di rimborso delle spettanze salariali dovute, in caso di miglioramento e di rilancio produttivo. La stragrande maggioranza degli operai, tutti tranne un paio, ha accettato la proposta.

A questo punto intervengono i sindacati, o meglio una parte delle organizzazioni sindacali. La Fiom – Cgil provinciale ha contestato aspramente l'accordo, l'ha definito illegale e ha chiesto al proprietario di avviare un formale negoziato. La segreteria regionale della Cisl manifesta tutta la sua preoccupazione per un accordo che appare improvvisato, contrario al contratto nazionale e inefficace sul risultato finale che è quello di salvare l'azienda. In buona sostanza i sindacati si oppongono perché vedono leso il loro "diritto" di negoziare anche le vertenze aziendali e perché viene fortemente ridimensionato il loro ruolo nei rapporti con gli operai. Ma è questa è la strada giusta di fronte alla crisi più grave nella storia dell'Italia moderna?

Ma forse, quello descritto, è un caso isolato. No, nel Veneto ma anche in altre parti d'Italia, è l'ennesimo caso di partecipazione dei lavoratori al salvataggio della loro impresa. Si sta costituendo, in modo sempre più diffuso, un patto di complicità tra "padroni e dipendenti" per arginare la crisi e impedire la chiusura di molte imprese.

Sempre nel Veneto ci sono molti casi di "fabbriche recuperate" con l'inserimento dei manager aziendali, di lavoratori riorganizzati in cooperative che riattivano non solo la produzione ma vengono coinvolti nella conduzione aziendale, introducendo, come in Germania, il sistema della cosiddetta cogestione. Sono molti ormai gli accordi che si stanno concludendo e quasi sempre con il sostegno e il supporto della Legacoop regionale del Veneto.

Forse non stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione economica e industriale. E' però certo che la competizione e la conflittualità non passano più tra impresa e lavoratori, ma tra questi soggetti e il mercato sempre più aggressivo, tra il mondo del lavoro e della produzione e la globalizzazione. Nasce con questa nuova formula l'idea di una nuova economia della partecipazione, di una nuova forma di democrazia economica. Non lo dico io, lo affermano ormai economisti e sociologi. Fanno male quindi i sindacati a non capire il forte senso di cambiamento che si sta verificando in molte realtà industriali del Veneto. Questo senso di cambiamento che deve essere non ostacolato, ma incentivato e rafforzato.

E in Sardegna? Purtroppo da noi si chiudono le fabbriche, gli imprenditori e le multinazionali vanno via, si licenziano gli operai. Non esistono altre formule o altri percorsi. Unica alternativa il ricorso agli ammortizzatori sociali. Forse occorre oggi più coraggio da parte di tutti e in primo luogo della Regione Sardegna, dei sindacati e delle organizzazioni cooperativistiche per riprendere le esperienze positive che stanno maturando nel Veneto, in Lombardia ma anche in alcune regioni del Sud.

Mi risulta che dirigenti, operai e operaie dell'ex calzificio Queen si stanno riunendo per verificare la possibilità di riprendere l'attività tessile con la costituzione di una o più cooperative. Ci sono ancora importanti competenze e professionalità, la fabbrica è perfettamente agibile con strutture e macchinari. Questa è la strada giusta da perseguire e da sostenere. Ma queste operaie e operai non possono essere lasciati soli. E' indispensabile il sostegno politico e finanziario della Regione, della Sfirs, delle Istituzioni locali, degli organismi della cooperazione, degli stessi sindacati. Si può avviare in questo modo, anche in Sardegna, a Tossilo, a Ottana , nel Sulcis e nelle altre aree dell'isola, un nuovo modello di sviluppo industriale, una nuova forma di democrazia economica.

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